Si vuol tornare a giocare in serie A? C’è chi dice no

Ecco i motivi perché è molto difficile una ripresa del campionato: ma perché non pensare alla sua immediata conclusione?

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Marco Liguori (Pianetagenoa1893.net)

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L’idea della maggior parte della dirigenza del mondo del calcio, miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso, è quella di tornare a giocare il prima possibile. Un’idea che la stragrande maggioranza di voi ha bocciato in un nostro sondaggio e che probabilmente sarà condivisa da tanti tifosi di altre squadre: ma al Palazzo sembra non interessare. Un’ondata di ottimismo alla Dottor Pangloss ha infatti pervaso il sistema pallonaro, convinto che l’epidemia di Coronavirus (o Covid-19 che dir si voglia) si risolverà nel giro di 1 mese e mezzo, nonostante le sconfortanti cifre sui morti e sui contagiati: forse possiedono dati che noi comuni mortali non possediamo, su cui basano le proprie convinzioni. Ed ecco apparire d’incanto le date: il 20 maggio, ma anche la fine di quel mese, se non i primi di giugno per giocare le restanti 12 giornate di campionato nella torrida estate italiana. Nessuno ha preso in seria considerazione l’ipotesi di un eventuale definitivo stop della serie A, a causa del perdurare degli effetti del virus. Si pensa a fare “catenaccio” sul problema, evidenziando soltanto gli effetti dei contenziosi economico-legali di un annullamento della stagione. Per fortuna c’è anche chi è contrario: a cominciare dal presidente del Genoa Enrico Preziosi («Portare a termine il campionato? Non ha senso») a quello del Brescia Massimo Cellino (che, in caso contrario, ha minacciato di non far giocare la squadra). I motivi per cui è così difficile riprendere il torneo? E’ presto detto.

1)   Per giocare a ritmi decenti, occorrerà che i calciatori sostengano un mese di preparazione: in pratica, una sorta di nuovo “ritiro” sul modello estivo. Al momento, è un problema che è sulle ginocchia di Giove: se si vuol tornare in campo al 20 maggio, occorrerà che il 13 aprile sia la data di conclusione definitiva per i divieti governativi, tra cui quelli degli allenamenti: ma, è bene sottolinearlo, al momento Conte & C. non hanno l’intenzione di mollare la presa. Comunque sia, se il “libera tutti” di Palazzo Chigi si dovesse ancora protrarre, occorrerà slittare ancora la data di ripartenza: ma più si va avanti e meno si hanno possibilità di giocare le 12 giornate. L’Uefa ha dato sì la priorità ai campionati, ma probabilmente ad agosto vuol far disputare le coppe, dove sono impegnate Juventus, Atalanta, Napoli (Champions League) Inter e Roma (Europa League). Dunque, più il tempo scorre, più diminuisce la possibilità di chiudere il campionato 2019/20: altrimenti, c’è anche l’altro rischio di saltare l’inizio di quello successivo.

2)   A proposito: se dovessero palesarsi altri casi di positività tra i giocatori, considerati i lunghi tempi di quarantena, non giocherebbero a favore del fronte del “si gioca”.

3)   Ammesso che si ricominci il torneo a fine maggio o inizio giugno, occorrerà giocare anche (se non forse sempre) al mercoledì. Con il rischio di aumentare gli infortuni e di depauperare il patrimonio umano ed economico dei club.

4)   E a proposito di patrimonio, con il blocco attuale del campionato i valori dei calciatori sono già crollati: non c’è bisogno di affrettare la ripresa, tanto il danno è già fatto.

5)   Non sembra così scontato che i giocatori abbiano intenzione di ritornare negli stadi: l’estate nel nostro Paese presenta temperature elevate, soprattutto nelle grandi città, i cui effetti deleteri si faranno sentire. Non basteranno le pause per gli atleti, in cui berranno acqua: dovranno essere irrorati con forti getti del prezioso liquido.

6)   Si vorrebbe giocare comunque a porte chiuse. Il tutto per non avere problemi con Sky e Dazn: ma alle pay tv interessa lo spettacolo squallido degli spalti vuoti?

Ma a questo punto, non sarebbe meglio pensare alla chiusura della stagione? E’ così devastante pensare a una serie A allargata a 22 squadre e poi ridurla a 20 l’anno successivo? Non sarebbe meglio pensare alla salute dei tifosi che, occorre ricordarlo, reggono il campionato pagando abbonamenti e biglietti allo stadio oltre che le pay tv, oltre a quella degli atleti e di tutti coloro che lavorano nel mondo del calcio? In fondo, pur se tra tante difficoltà, un accordo tra le parti si può sempre trovare, offrendo in opzione un congruo sconto ai tifosi per la stagione successiva. Per ora manca un semplice elemento per poter attuare tutto questo: la volontà.

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