GRIFO D’ATTACCO – Manca sicurezza, la Serie A non deve ripartire

Ho paura, se non l'avessi sarei uno stupido. Lo shock ci insegni qualcosa

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La pandemia attraversa ancora l’Italia dopo quasi cinquanta giorni di lockdown. Nel mentre, tiene banco il blocco dell’industria del calcio, in particolare della Serie A. Parleremo del delicato momento nazionale con Beppe Nuti, direttore di Antennablu, nella 164ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

La Linea Lotito ha deliberato la ripresa del campionato, Governo permettendo. «La Serie A non può ripartire per due ordini di ragione: una sanitaria e una tecnica. In primis, manca sicurezza: ricordo il caso di Junior Sambia, ventitreenne del Montpellier in coma indotto in condizioni gravi. Non si può giocare con la mascherina, come paventato in Germania. In secondo luogo il campionato sarebbe falsato perché lo stop perdura da mesi e la preparazione prevista dal protocollo è approssimativa e favorisce chi ha una panchina lunga».

Con quale formula la Serie A può riprendere i giochi in estate? «Galliani ha parlato di un biennio d’assestamento con la formula argentina (campionati nell’anno solare, quello del ’20-’21 da febbraio 2021, idem nel ’22) per arrivare al Mondiale in Qatar, in programma dal 21 novembre al 18 dicembre 2022. Ci sono parecchie idee ma scarsamente fattibili. L’industria del pallone merita rispetto perché versa 1,7 miliardi di euro di tasse all’erario e al Coni. Il calcio è gioia, è abbracciarsi, è gridare di felicità. È sana ingenuità. Non è il momento perché la paura è tanta».

Lei ha paura? «Se non l’avessi sarei uno stupido, distaccato dalla realtà. Combatto la paura con la forza d’animo ma il trauma c’è perché vorrei uscire e godermi queste belle giornate ma non posso farlo. La paura ci sarà finché non sarà scoperto il vaccino o finché il virus non sparirà come la sars. Lo shock che stiamo vivendo ci deve insegnare a convivere con la paura anche dopo la quarantena».

Chiudiamo con il suo ricordo di Andrea Fortunato: ieri ricorreva il venticinquesimo anno dalla scomparsa. «L’ho conosciuto quando era ragazzino, con Bagnoli faceva la riserva di Branco. Ritornò al Genoa con Giorgi e giocò sempre. Avevo un bel rapporto con Fortunato e dal punto di vista professionale fui contento del suo trasferimento alla Juventus: meritava una carriera che, invece, è stata stroncata nel modo peggiore. Sua sorella è stata eroica nel donargli il midollo».

Alessandro Legnazzi | Beppe Nuti

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