GRIFO D’ATTACCO – Chiudete il campionato

I vertici del calcio vivono con arroganza e senso d'intangibilità una pandemia mondiale

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Il giornalista Beppe Nuti, voce e volto storico delle emittenti radio-tv genovesi

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Non è facile parlare di calcio mentre l’Italia attraversa il periodo più difficile della storia repubblicana. Parleremo del delicato momento nazionale con Beppe Nuti, direttore di Antennablu, nella 163ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Mi piacerebbe porle domande sul Genoa ma stavolta il tema è il covid-19. «C’è la vita e la morte. C’è la speranza e il dolore. Ci sono i medici, in prima linea per noi. Ci sono le imprese, gli artigiani, i commercianti e tutti quelli che non sanno se riapriranno bottega. Poi viene il calcio, l’arroganza, il suo senso d’intangibilità nei confronti di una pandemia mondiale. Porterei Lotito – e chi come lui vuole riprendere le dispute – all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e gli mostrerei i danni del coronavirus».

Ritiene conclusa la stagione sportiva 2019-2020? «Assolutamente sì. Creiamo il problema scudetto e retrocessione quando al mondo c’è più di un milione di contagiati e in Italia sono decedute quasi ventimila persone. Il calcio è una grande industria del paese il cui indotto crea molti posti di lavoro ma il suo circuito va fermato tamponando la maggior parte delle perdite economiche. Plaudo alle iniziative solidali dei tifosi: sono la componente sana del calcio».

I vertici Uefa, soprattutto il presidente Ceferin, vuole tornare in campo. «Tenteranno ogni mossa. L’Uefa ha contribuito a scatenare i primi focolai europei con le partite del 19 febbraio e 11 marzo: Atalanta-Valencia a Milano con 45mila bergamaschi e Liverpool-Atletico Madrid ad Anfield Road con 54mila spettatori inglesi e spagnoli. Scelte dissennate. Se si riprenderà a giocare, mi chiedo con quale stato d’animo si festeggerà uno scudetto o una coppa. Chi ha il potere decisionale vive con miopia questa Heysel d’Europa».

Teme per la tenuta dello sport ligure? «La crisi è generale e multilivello. Il dilettantismo e il semiprofessionismo regionale non vivranno con i panegirici politici e le strenue difese degli interessi personali. La storia dello sport verrà definita in due periodi distinti: ante-coronavirus e post-coronavirus. Le spese, poi, saranno rivisitate in riduzione. Auspico una stagione di riforme dei campionati da portare a regime in un biennio o triennio: Serie A e B a diciotto squadre, doppio girone di C (nord e sud) con venti partecipanti».

La passione, almeno quella, rimarrà integra? «É il forte auspicio di un innamorato del calcio che, tanto per dirne una, nel 1970 ebbe la fortuna di fare il militare a Cagliari e di vedere dal vivo Gigi Riva. La squadra di Scopigno era trascinata da un tifo incredibile che mi fa riflettere sugli stadi a porte chiuse: non è calcio. Infine, lascio una riflessione ai lettori sull’eventuale ripresa dei giochi: che cosa succederà al torneo se anche un solo calciatore od operatore calcistico contrarrà il virus?».

Alessandro Legnazzi | Beppe Nuti

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