Alla scoperta dell’Hoffenheim, 1ª parte: miracolo di progettazione tipico della Germania

Un micromondo schiuso dal genio visionario di Dietmar Hopp, uno degli uomini più ricchi di Germania. Un land che sembra costruito per lo sport

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Il mister Julian Nagelsmann (a sinistra) e il presidente Dietmar Hopp (Photo by Simon Hofmann/Bongarts/Getty Images)

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«1899… e dove sono stati tutto questo tempo?». Era il 2008 quando Karl-Heinz Rummenigge mise in imbarazzo l’intero consiglio della Federcalcio tedesca. Bersaglio del CEO del Bayern Monaco fu l’anno di fondazione dell’Hoffenheim, affacciatosi ai massimi livelli solo nel terzo millennio e che in quella stagione diventò Ebrst Meister, cioè campione d’autunno, proprio davanti ai bavaresi. «Dov’è Hoffenheim? Vicino a Heidelberg» rispondevano gli abitanti locali ai turisti prima della rivoluzione calcistica di Dietmar Hopp. «Dov’è Hoffenheim? Davanti al Bayern Monaco» rispondevano gli stessi entusiasti dopo le parole di Rummenigge.

IL LAND – Siamo nel Baden-Württemberg, sud della Germania, al confine con la ricca Baviera. Hoffenheim è una frazione di circa tremila abitanti alle appendici di Sinsheim, dieci volte più grande. Un land (una Regione con poteri federali, tanto per intenderci) che respira sport e cultura: a Mannheim gioca una fortissima squadra di hockey, Hockenheim ospita la Formula 1 e altri eventi del mondo motori, Heidelberg ha una prestigiosissima università (stimata nel mondo per aver avuto come studenti e professori i padri del diritto penale tedesco), c’è Stoccarda con Mercedes e Porsche, poi altre città calcistiche come Friburgo e Karlsruher. Un land estremamente produttivo, di gente concreta. Una realtà che incentiva a investire.

DIETMAR HOPP – A fare un investimento sull’Hoffenheim non ci pensò due volte, nel ’99. Dietmar Hopp capì fin da subito che la sua carriera da calciatore non sarebbe stata altrettanto soddisfacente come la carriera negli affari: lasciato il posto da mediocre terzino del club, Hopp divenne presto uno degli uomini più ricchi di Germania attraverso la SAP da lui stesso fondata. La società è un colosso mondiale dei software con un fatturato ammirevole. Quando Hopp ne divenne proprietario odiava essere definito “l’Abramovich di Germania”, soprattutto quando nel 2009 perse in Borsa un miliardo e mezzo di euro in un giorno. La sua gestione è sempre stata oculata e tesa all’autosostentamento, anche quando l’Hoffenheim rischiò la retrocessione nel 2015.

RHEIN-NECKAR ARENA – Il gioiello che Dietmar Hopp regalò all’Hoffenheim e ai propri tifosi nel 2009. Ideato quando la squadra era in terza serie tedesca e ultimato sulle ceneri del Carl Benz Stadion quando le Alci giocavano stabilmente in Bundesliga, è un impianto moderno e polifunzionale costato 60 milioni di euro. Prende il nome dai due fiumi del Baden, piace a tutti perché non ha barriere architettoniche, reti o gabbie: un luogo, insomma, che responsabilizza il tifoso fruitore. Qui l’Hoffenheim ha costruito tutte le sue salvezze, ne sa qualcosa anche il Bayern Monaco di Ancelotti.

RALF RANGNICK – Die Professor. L’uomo in più, l’uomo che ha materializzato i sogni dell’ex terzino Hopp. L’uomo che ha chiuso in paradiso l’Hoffenheim e gettato le chiavi. Ralf Rangnick è un personaggio istrionico, un dotto di calcio e di tattica ribattezzato Professore perché una volta spiegò alcuni suoi schemi alla lavagna durante una trasmissione nazionale molto seguita, equiparabile alla nostra Domenica Sportiva. Doppia promozione e poi le dimissioni dalla guida tecnica. Motivo? Il presidente Hopp vendette Luiz Gustavo senza dirglielo al Bayern Monaco. Ancora loro, sempre loro, a perseguitarli dal 1899 a oggi…

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