ESCLUSIVA, BARASSO: «Il mio Genoa di Scoglio, Torrente, Criscito e Nicola»

«Scarpi, uno dei più forti a livello tecnico. Devo molto a Lorieri» racconta l'ex portiere rossoblù

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Barasso Genoa
Nicola Barasso al Genoa (dalla sua pagina Facebook)

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Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva Nicola Barasso, ex portiere del Genoa, prodotto del settore giovanile rossoblù.

Barasso, partiamo dagli allenatori genoani: chi ha segnato maggiormente i suoi undici anni al Genoa? «Torrente e Vavassori, entrambi dotati di uno spessore umano incredibile. Vincenzo trasmise come nessuno i valori della genoanità: ci fece capire cos’è il Genoa, un amore difficile da spiegare, come giustamente ribatté Ballardini tempo fa, che si nutre ogni volta che i calciatori varcano i cancelli del Pio XII».

Lei, però, ha compiuto tutto il percorso nel settore giovanile. «Mi segnalò Maselli, una leggenda del calcio. Dopo di lui subentrò Claudio Onofri, che mi promosse in prima squadra, e… Franco Scoglio».

Il Prof? «Fu determinante per la mia crescita. Ricordo l’emozione che provai durante Genoa-Cagliari del giugno 2001 quando Scoglio mi disse: “Bimbo – mi chiamava sempre così – preparati, tocca a te”. Fu Lorieri a consigliare di farmi entrare: a Fabrizio devo molto. Ero pronto ma qualche attimo prima della sostituzione Codrea si ruppe il crociato così al mio posto debuttò Camussi, il mio ex compagno delle giovanili con il quale condivisi il prestito a Mestre. Scoglio a fine partite mi disse: “Stai tranquillo, il debutto è solo rimandato”. Il mio sogno lo realizzò Torrente, l’allievo del Professore».

Lei ha giocato con grandissimi: Criscito, Milito e anche Nicola. «Davide era uno spettacolo, il giullare dello spogliatoio: ora ha uno stile più sobrio, molto british, con una grande facilità comunicativa. Il successo e la popolarità non ha cambiato il suo approccio con le persone: la sua qualità è trattare tutti allo stesso modo. Diego è un campione da Pallone d’Oro mentre Mimmo posso dire d’averlo svezzato…».

In che senso? «Criscito appartiene alla generazione giovanile successiva alla mia. Ricordo il suo esordio a soli sedici anni contro il Cosenza: un talento puro scoperto da Sidio Corradi e Onofri. A Genova era chiamato “il nuovo Signorini”, per me aveva una classe sopraffina alla Baresi. Gasperini gli diede le chiavi della difesa a soli diciannove anni, a fianco di Bega e De Rosa».

Dica la verità, da chi non si aspettava la scelta del percorso da allenatore? «Giovanni Stroppa, calciatore fantastico ma persona troppa buona e serena per la panchina. Sono felice che stia facendo bene a Crotone».

Invece da chi si aspetta molto in futuro? «Non ho dubbi: Alessio Scarpi. Uno dei portieri (e pescatori!) più tecnici che abbia mai visto. Entrerà nell’elite dei prepartori, spero con il Genoa, come ha fatto il suo maestro Gianluca Spinelli».

Chi sono stati i più grandi portieri del secondo dopoguerra rossoblù? «Spagnulo, Martina, Braglia che ha sfiorato la vittoria della Coppa Uefa con una squadra incredibile e Perin. Io sono stato una semplice meteora che, a differenza di molte altre, ha lasciato un segno affettivo tra i tifosi. Colgo l’occasione per salutare Genova, la città che mi ha reso uomo: uniamo le forze in questo momento così delicato per la nostra salute e stringiamoci sotto la bandiera bianca con la croce rossa di San Giorgio».

Barasso, qual è l’obiettivo della sua carriera da preparatore dei portieri? «Voglio entrare nel calcio che conta dopo aver accumulato l’esperienza giusta: sono al quarto anno da preparatore in Serie C e recentemente ho conseguito il diploma Master a Coverciano».

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