Dimenticare la sconfitta di ieri: il Genoa a Udine deve imprimere una svolta per la salvezza

Ieri si è cominciato a intravedere la squadra pratica del pre Covid, ma i rossoblù devono avere una marcia in più per ottenere la permanenza in serie A

861
Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Al di là del risultato, si è cominciato a vedere quel Genoa che, tutti attendevano di vedere subito, alla ripresa dopo il Coronavirus.

Ma proprio l’esperienza del virus ha condizionato le prime due partite del Genoa: il lockdown ha inciso molto sui giocatori (come abbiamo cercato di spiegare la scorsa settimana) mentre di questa forma di depressione che aveva colpito tutti i giocatori e l’allenatore pochi se n’erano accorti e si pensava che la squadra pratica che avevamo osservato prima dell’epidemia di Covid 19, sarebbe rimasta tale anche dopo il dramma. V’è stata insomma una sopravvalutazione di tutto lo staff rossoblù, pensando che non fosse successo niente e che i giocatori sarebbero rientrati in campo nelle stesse condizioni fisiche e psicologiche di quelle precedenti al virus.

Ma ciò non poteva accadere, il clima era diverso, l’ambiente anche, il virus, aveva, e come, condizionato tutti e lo scenario che si presentava alla ripresa era completamente diverso. E ciò spiega perché le prime due partite sono state molto tormentate, anche se a Brescia è arrivato un punto, ma la vittoria era tranquillamente ottenibile se si fosse giocato con altre reazioni di tipo psicologico.

Tanto è vero che, già alla terza partita contro la Juventus, pur perdendo (ma chi pensava che sarebbe successo diversamente?) si è cominciato a vedere una squadra “vera”, una squadra più responsabile, più consapevole, con ritmi buoni e soprattutto con la testa a posto. La sconfitta, in fondo, è arrivata da tre gesti tecnici, individuali, ma niente di più. Tuttavia, se consideriamo invece il gioco complessivo, il collettivo, si può dire che il Grifo non ha affatto sfigurato contro la prima della classe in serie A.

Dopo le violente contestazioni scatenatesi dopo le prime due partite (anche dai teleschermi nostrani…) va ricordato che il Genoa sta giocando per non retrocedere, è una squadra che vaga in fondo alla classifica dopo un torneo quasi drammatico e quindi non si può pensare di assistere a spettacoli di alto livello. E’ già tanto che abbia i punti che ha raggiunto, è già tanto che combatta per quel punticino in più che potrebbe rappresentare la salvezza se si riuscirà a recuperare il terreno perduto.

Ma il Grifo gioca anche sulle sventure delle concorrenti: quindi tutto è proporzionale alla realtà rossoblù e i giudizi devono per forza essere adeguati al momento e alle situazioni reali che gli uomini di Nicola stanno vivendo.

La sufficienza, che secondo noi, merita la squadra permette ora di guardare con una certa attenzione al futuro che non è certamente roseo, almeno sulla carta: prima a Udine, poi in casa col Napoli.

Resta la sensazione che i giocatori siano usciti da quel “torpore” nel quale erano caduti nelle prime due partite e soprattutto siano usciti da quella convinzione di essere rimasti quelli dell’epoca previrus.

Due osservazioni tecniche: se Ronaldo, Dybala e Costa che sono già di per sé campioni, lo diventano ancora di più se li si lascia liberi di divertirsi a cavar fuori quei loro “gesti tecnici” che hanno dentro di sé, come i grandi geni del football.

E ancora: Nicola perché, visto che gol se ne fanno pochi, non ha dato una maggiore fiducia a due giocatori che sanno centrare la porta avversaria e che avevano cominciato molto bene prima del Covid: Sanabria e Pandev? Ed ora ad Udine, speriamo che i friulani mettano la maglia di riserva…

Vittorio Sirianni

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.