Da Euro-Genoa ad Ata-Leicester, due anni dopo a ruoli invertiti

Il racconto del trionfo del Grifone di circa due anni fa a Bergamo e la partita odierna al Ferraris

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Gian Piero Gasperini (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)
Lasciatemi raccontare una bella storia. Domenica 17 maggio 2015, stadio Atleti Azzurri d’Italia: siamo a Bergamo in una soleggiatissima domenica di un’estate anticipata. Sul manto erboso lombardo, si affrontano un’Atalanta in cerca della salvezza e il Grifo in cerca di punti (e il pass-licenza) per alimentare quel fuocherello divampante chiamato “sesto posto”. Padroni di casa reduci dalla scoppiettante vittoria contro il Palermo (3-2), Genoa che la settimana prima aveva estromesso il Torino dalla lotta all’Europa con un sonoro 5-1 al Ferraris (per quella che è passata alla storia come la doppietta di Tino Costa, tra le altre cose).
Gli ingredienti per 90′ scoppiettanti ci sono tutti: pur invischiate in due zone completamente diverse della classifica, si sarebbero incontrate due formazioni spettacolari. Non solo Reja contro Gasperini, non solo due 4-3-3 scenografici, non solo le punte Pinilla vs Pavoletti, non solo i funamboli Gomez contro Iago Falqué, non solo i dribblomani D’Alessandro e Lestienne ( e così via fino al confronto tra due ottimi portieri quali Sportiello e Perin). Insomma, i fuochi d’artificio erano assicurati. In campo, la differenza si è vista tutta. I rossoblù, per nulla intimoriti dall’esser ospiti in quel di Bergamo, hanno imposto il lungo e in largo il loro gioco premunendosi di bloccare sul nascere le folate nerazzurre. Ed è comico che un buffo intervento da pallavolista di capitan Burdisso abbia letteralmente regalato a Pinilla la nona rete stagionale: dal dischetto, dove pare che Perin avesse scherzosamente implorato di non trafiggerlo col cucchiaio. Il gol dell’ex, già che Pinigol aveva trascorso i primi sei mesi all’ombra della Lanterna. Alla luce del risultato, sarà ininfluente. Anzi, è rimasto soltanto un piacevole fotogramma del match, tant’è vero che quel Genoa ha potuto permettersi il lusso di giocar tranquillo confidando nelle proprie qualità e in una mentalità oggi rimpianta non poco. Ecco che l’Atalanta è arretrata, esponendo i fianchi alle scorribande di Iago e Maxime, e alla mezz’ora ci ha pensato Pavoletti a spiccare il volo in simil-Skuhravý e pareggiare dunque i conti deviando in porta un assist di Bertolacci (quinto centro per lui). Dramé ha provato ad impensierire la difesa genoana, Roncaglia (all’ennesima ingenuità stagionale) ha commesso un fallo su D’Alessandro che Gervasoni non ha ravvisato come rigore,ma parrebbe esserci, poi Bertolacci di testa si è visto salvare da Pinilla una rete sulla linea di porta. Fine del primo tempo. Alla ripresa delle ostilità, nessun cambio di uomini né di copione del match. E proprio Bertolacci ha deciso di regalare un’altra perla ai suoi tifosi dopo quella di San Siro contro il Milan: minuto 12′, palla recuperata, Cherubin superato in tunnel, delicatissimo tocco di piatto a beffare Sportiello. Una meraviglia di rete, che tuttavia verrà superata per spettacolarità da quella dipinta al 28′ da Falqué. Lo spagnolo, che precedentemente aveva graffiato con un sinistro sul secondo palo, ha firmato la doppietta con quella che mi sento di inserire tra le reti rossoblù più fantastiche degli ultimi anni: palla in profondità, aggancio del 24 con tanto di convergenza al centro (dove uno stralunato Cherubin gli aveva concesso spazio) e grandissimo sinistro sotto il sette più lontano. Quota 13 per Iago: apoteosi Genoa, impotenza Atalanta. L’orgoglio dei padroni di casa era semmai emerso tra le due reti di Falqué con un errore sottoporta di Pinilla, che si sarebbe ripetuto dopo spedendo sulla parte superiore della traversa il possibile secondo gol della bandiera.
Finirà così: 1-4. “Oggi è stata un’altra giornata molto, molto bella. L’attuale quinto posto in classifica ci riempie di orgoglio. Noi ci crediamo, il percorso del Genoa di questa stagione è stato encomiabile. Vogliamo andare in Europa League. Per questo combattiamo, senza pensare alle altre cose”. Questo è quanto dichiarato da Gasperini a fine partita. Quella domenica era stata una festa per tutti: il Grifo aveva messo in cascina tre punti fondamentali, l’Atalanta si era regalata l’aritmetica salvezza (grazie al contemporaneo ko del Cagliari).
Domenica 2 aprile 2017, al Ferraris si gioca Genoa-Atalanta. Il confronto col match di cui ho appena parlato è assai triste ed impietoso. I ruoli si sono totalmente capovolti: la cornice sarà l’impianto di Marassi, dove saranno gli orobici a giocare col coltello tra i denti per continuare a credere nell’Europa League. Quanto a noi, beh, siamo già virtualmente salvi e ci manca solo che la matematica ce lo confermi in via ufficiale. Ma soprattutto, tra saluti e contestazioni, domani tornerà a casa Gasp. Che nel frattempo ha reso Bergamo quel paradiso felice com’eravamo noi nel 2014-15: sulla carta poveri di qualità (e, aggiungo, distrutti dall’ennesima alluvione) ma rinati grazie ad un gruppo fantastico e una mentalità spaventosa. Tutto questo, oggi, si è trasferito in Lombardia. Ieri mattina la Gazzetta parlava del rapporto tra Gasperson e il Grifo: è superfluo riprender qualcosa, la storia la conosciamo tutti. Nel 2015 c’era l’EuroGenoa, oggi l’AtaLeicester (termine coniato dalla rosea). Cambiano i tempi, la nostalgia mi assale e pervade queste poche righe di commento. Speriamo magari di confezionare un pesce d’aprile ai bergamaschi: pur tenendo a mente, però, che il loro entusiasmo è stato anche il nostro.
Matteo Albanese
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