Genoa, problemi di bilanciamento e troppi errori individuali. Il gioco si può attendere, ma mancano le idee

La sconfitta all’Olimpico si può riassumere andando a rivedere i primi dieci minuti di gara dove il Genoa oltre a non superare mai la metà campo, se non su un rinvio dal fondo, non è riuscito a difendere con compattezza

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Bessa
Bessa in azione (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Nove reti subite in due trasferte e un’identità di gioco che fatica a emergere. La sconfitta dell’Olimpico si può riassumere andando a rivedere i primi dieci minuti di gara dove il Genoa oltre a non superare mai la metà campo, se non su un rinvio dal fondo, non è riuscito a difendere con compattezza, principale caratteristica della squadra nella passata stagione.
Inzaghi ha vinto la partita ancor prima del fischio d’inizio quando ha spiazzato Ballardini mandando in campo Caicedo al fianco di Immobile andando così a stravolgere completamente la tattica preparata in settimana. Invece che coprire gli spazi per bloccare le incursioni di Luiz Alberto o Correa, i rossoblu sono stati costretti a piazzare un’ inefficace marcatura sull’attaccante sudamericano che puntualmente è andato in gol dopo solo sette minuti. Sulla sua rete pesano, oltre all’ iniziale approccio nullo alla partita a livello corale, la disattenzione di Bessa che se lo è lasciato sfuggire sul vertice alto dell’area e successivamente di Zukanovic che si è reso conto della sua presenza solo a giochi fatti. Naturalmente bisogna anche evidenziare che il cross per il colpo di testa vincente è arrivato dal piede di Marusic lasciato libero di metterla in mezzo senza pressione.
Una volta incassata la seconda rete, su un errore evitabile di Bessa, il Genoa è passato a una linea difensiva a quattro valorizzando le caratteristiche di Criscito e dando di conseguenza maggiore solidità alla fase difensiva. Il gol di Piatek ha riportato il Genoa in gara, ma al primo affondo la Lazio ha colpito nuovamente con un colpo di testa di Milinkovic Savic. Immobile al 89’ sigla il definitivo 4 a 1.

Cosa va

Biraschi ha dato l’ennesima prova di maturità e crescita. Bene in copertura e bravo anche nell’avanzare palla al piede.

Piatek ancora in gol. Alla prima occasione è riuscito a colpire sfruttando un rimpallo con Acerbi. Sempre al posto giusto e al momento giusto: la lettura dell’azione è la principale caratteristica dell’attaccante polacco.

Kouame continua a dare segnali positivi. Fino ad oggi si è dimostrato l’unico in grado di dare velocità e profondità. Contro il Chievo potrebbe partire dal primo minuto.

Cosa non va

Approccio alla partita errato. Molte disattenzioni individuali.

Difesa disorganizzata. Spolli e Zukanovic in grande difficoltà, Criscito fatica a rientrare su Marusic. Mimmo ha dato reso di più  quando è stato schierato nella difesa a quattro riuscendo così a sfruttare piazzamento ed esperienza anziché limitarsi ad aggradire Marusic che ha dimostrato di aver maggior passo.

Bessa non conferma quanto fatto con il Bologna come centrocampista di regia.

Piatek lasciato solo per quasi un tempo: l’uomo più vicino di solito si trovava a 10-15 metri.

Filtro di centrocampo assente. Anche nei due impegni casalinghi contro Empoli e Bologna la stessa problematica ha suscitato critiche, poi smorzate dalle vittorie ottenute. Segnali positivi da Romulo, ma l’assenza di movimenti attorno a lui lo hanno costretto a discese solitarie che non hanno trovato grande fortuna. Lo stesso problema lo ha riscontrato anche Biraschi nel primo tempo contro la Lazio: una volta arrivato sul fondo per crossare dopo un’azione solitaria si è ritrovato in una situazione di tre contro uno in cui solo grazie alla sua bravura è riuscito a ottenere un angolo.

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