ESCLUSIVA PG, Stellini: «Il Genoa è qualitativamente più forte della Spal»

L'ex Genoa e Spal: «Prandelli? Non è lui a scendere in campo e a partecipare alle azioni. Non lo isolerei come se fosse quello che può essere il salvatore della patria o quello che affossa la squadra»

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Cristian Stellini (Foto Genoa cfc)
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A Ferrara per continuare a vivere la Serie A. Questo l’obiettivo che i giocatori di mister Prandelli devono tener ben presente fino alla fine dei 90′ minuti, perchè la strada è sempre più in salita e il tempo a disposizione è sempre meno. Non basta sperare nei demeriti altrui, ma bisogna tirare fuori gli artigli e conquistare questa salvezza. La Spal si presenza certamente meglio, forte dei successi con Juventus ed Empoli, perciò servirà il miglior Genoa, per portare a casa i tre punti. In occasione del match dello stadio Mazza, i microfoni di Pianetagenoa1893.net hanno raggiunto il doppio ex Cristian Stellini. Ecco le sue dichiarazioni:

 

Come tutti noi sappiamo, il Genoa non naviga in buone acque. La zona retrocessione è paurosamente vicina. Crede che Prandelli riuscirà nell’impresa di mantenere il Grifone nella massima serie?

 

«Intanto bisogna dire che Prandelli non scende in campo e non partecipa alle azioni di gioco. Lui è quello che sceglie i giocatori, la formazione e gestisce le strategie. Certo, il suo ruolo è importante, però non è l’unico ruolo che conta. Bisognerà che sia la squadra insieme al tecnico a cercare la salvezza. Non lo isolerei come se fosse quello che può essere il salvatore della patria o quello che affossa la squadra. Credo che lui, assieme ai giocatori, ce la faranno».

 

I dati parlano chiaro: con la partenza di Piatek, il Genoa è diventato uno dei peggiori attacchi del campionato. Questo calo è dovuto esclusivamente all’assenza del bomber polacco, oppure c’è dell’altro? Magari a livello psicologico.

 

«Sicuro è che se guardiamo i dati, dalla partenza di Piatek non è cambiato quello che accadeva prima: con lui si segnava, mentre senza di lui molto meno. Quindi non è cambiato il trend. Però la partenza di un giocatore come lui può aver influito sul morale degli altri e la fiducia è venuta un po’ meno. Quindi alcune prestazioni sono venute meno per lo scoramento psicologico subito da quei giocatori che senza di lui si sono sentiti meno all’altezza».

 

Ad attendere il Grifone c’è la sfida salvezza contro la Spal: squadra che si presenta forte dei successi con Juventus ed Empoli grazie alle prestazioni di Petagna e di un rinato Floccari. Cosa si aspetta dalla sfida del Mazza?

 

«Sarà una sfida che sicuramente le due squadre attraversano in modo simile, ma allo stesso tempo diverso. La Spal ha qualche vantaggio in più, mentre il Genoa non può permettersi di sbagliarla, quindi dovrà giocare una partita molto attenta nella quale non potrà correre rischi, tentando di vincerla con le occasioni che gli si presenteranno. Il Genoa è una squadra che qualitativamente può battere la Spal, quindi deve trovare le energie e le strategie giuste per farlo».

 

Quale giocatore sarà, secondo lei, determinante?

 

«Sicuramente, visto il sistema di gioco della Spal, che le permette di coprirsi bene grazie alla sua difesa a cinque e ai tre centrocampisti, serviranno giocatori in grado di sbagliare poco tecnicamente e di saltare l’uomo. Quindi giocatori come Lazovic, come Bessa o come Pandev. Questi potranno essere determinanti. Bisognerà aspettare il momento e sfruttare gli spazi che la Spal potrebbe lasciare».

 

In rossoblù lei è stato sia capitano, sia allenatore della Primavera. Le voglio chiedere se ha un miglior ricordo come giocatore, oppure come tecnico.

 

«Sono state due storie diverse, ma entrambe belle. Quella da giocatore è durata un po’ di più e mi ha fatto vivere molte più emozioni, ma quelle che vivi da allenatore sono più intense, perchè, come dicevo prima parlando di Prandelli, non sei tu il protagonista, però vedi i tuoi ragazzi che ti seguono e combattono usando le armi che tu hai insegnato loro ad usare. Sono soddisfazioni gigantesche. Meno dal punto di vista del numero, ma molto intense. I ricordi da giocatore sono quelli dei campionati vinti, delle emozioni di quando la gradinata del Genoa mi ha acclamato, mi ha ringraziato per l’apporto che ho dato. Quelli sono ricordi che rimangono indelebili. Poi da allenatore lo sguardo dei miei ragazzi che giocavano con fiducia. Quella è la cosa più bella».

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