Nel 2015 fu indigesto al Vecchio Grifone il suo finora unico lunch-match nella Capitale

La Roma superò 2-0 il Genoa, privo di Burdisso e Perotti

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Tomas Rincon (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

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La mattina di domenica 3 maggio 2015, quando era calendarizzato alle ore 12,30 quello che per quasi altri sei anni è stato lunico «lunch-match» nella Capitale del Vecchio Grifone, la classifica del massimo campionato recitava nelle prime nove posizioni: Juventus (una partita in più) 79 punti, Lazio 62, Roma 61, Napoli 56, Sampdoria (una partita in più) 51, Genoa 50, Fiorentina 49, Internazionale e Torino 48. Quattro giorni prima gli uomini di Gian Piero «Gasperson» Gasperini erano passati per 3-1 al “Giuseppe Meazza” di Milano, dove, a livello di Campionato, contro i rossoneri il Genoa non vinceva da più di mezzo secolo (dal 5-1 «salvifico» all’ultima giornata di domenica 25 maggio 1958, seguito da una «striscia» di ventiquattro partite – compresa quella persa 0-1 in «campo neutro» al “San Paolo” di Napoli domenica 5 settembre 1993 –, nelle quali aveva raccolto solamente sei pareggi) e, quindi, contavano quel giorno, se non di superare, almeno di raggiungere la Sampdoria (i blucerchiati avrebbero comunque avuto il vantaggio della «classifica avulsa degli scontri diretti»), sconfitta 0-1 il giorno prima tra le «mura amiche» dalla Juventus, da quel momento campione d’Italia per la trentunesima volta, con cui erano impegnati in un appassionante «testa a testa» per l’accesso all’Europa League. L’incontro rispettò, però, i pronostici della vigilia, che indicavano nella Roma la squadra favorita: i giallorossi vinsero con merito, rischiando solamente una volta di passare in svantaggio ed una di essere raggiunti sul pareggio dal Genoa, privo nell’occasione dei due argentini di maggior spessore tecnico, lo squalificato difensore centrale e capitano Nicolás Andrés «Padroncito» Burdisso I (giallorosso dall’agosto del 2009 al gennaio del 2014) e dell’infortunato «fantasista» Diego «el Monito» Perotti Almeira, ma mettendo al sicuro il risultato solamente nei minuti di recupero della ripresa.

Dopo una decina di minuti di gioco un gran tiro di destro, destinato all’angolino sinistro basso della porta genoana di Daniele «Capitan Futuro» De Rossi (quel giorno con la fascia al braccio sinistro, essendo restato per tutta la partita in panchina il quasi trentanovenne Francesco «er Pupone» Totti) da ventotto metri costrinse Mattia «Airone» Perin a un non facile deviazione in tuffo con la mano sinistra sul fondo. Al 24’, su un calcio d’angolo battuto dalla destra dall’uruguayano Diego Sebastián «Valde» Laxalt Suárez, il pallone rinviato di testa da Davide «il Tedesco» Astori fuori dall’area di rigore vi ritornò per un mal riuscito «stop» dell’ivoriano Seydou «The Lord» (come era stato soprannominato dai tifosi dello Young Boys di Berna) Doumbia e venne calciato di sinistro da Armando «Merola» Izzo, che si trovava a pochi centimetri dalla linea verticale dell’area di rigore e a sette metri da quella di fondo, dal basso in alto: il tiro-cross venne deviato con il pugno destro dal portiere Morgan «il Pirata» De Sanctis in plastico volo. Nell’azione seguente l’ala sinistra ivoriana dei padroni di casa Gervais Lombe Yao Kouassi «Gervinho», con la sua proverbiale velocità (ribadita dal soprannome «la Freccia nera» a cui, per la caratteristica capigliatura, i tifosi giallorossi accostavano quello di «er Tendina»), ebbe la meglio sulla marcatura di Laxalt Suárez e mise all’indietro dal fondo un traversone rasoterra per il belga (con padre indonesiano) Radja «Ninja» Nainggolan, il cui tiro di sinistro «di prima intenzione» da diciassette metri venne deviato a sette metri dalla porta verso cui aveva direzionato il corpo dal terzino destro argentino degli ospiti Facundo Sebastián «el Torito» Roncaglia, ma Perin ebbe la prontezza di riflessi necessaria per «smanacciare» in tuffo con il palmo destro il pallone, poi messo sul fondo dallo stesso difensore sudamericano, che ebbe minor fortuna al 34’, quando nel non riuscito tentativo di intercettare con il piede sinistro a ventisette metri dalla porta un passaggio di sinistro in diagonale di Nainggolan a «Gervinho», finì per servire il pallone a Doumbia, che fu abile, utilizzando in tutta la sua azione vincente solamente l’interno del piede destro, ad eludere gli interventi difensivi di Izzo e dell’italo-francese Sebastien De Maio e a battere con un «tunnel» rasoterra al centro della porta l’estremo difensore degli ospiti fattoglisi incontro. A distanza di mezz’ora dalla prima occasione della partita ne andò in scena una sorta di «remake» (stessa posizione del campo da cui partì il tiro, medesimo intervento di Perin), in cui le principali varianti furono il tiratore (Nainggolan anziché De Rossi), il piede da lui usato (sinistro anziché destro) e un rimbalzo del pallone a sei metri dalla porta che nella prima occasione non c’era stato.

Nella ripresa il Genoa si ripresentò in campo con al posto del francese naturalizzato maliano Alassane També (sostituito nel ruolo di terzino sinistro del francese naturalizzato marocchino Zakarya Bergdich, mentre, fino a quando venne sostituito al 13’ dal belga Maxime Christophe «Max» Lestienne, Laxalt Suárez venne spostato all’ala sinistra) lo spagnolo Iago Falque Silva, il quale al 12’, dopo una bella «triangolazione» con Andrea «Berto» Bertolacci fece partire da nove metri un tiro di sinistro destinato, se non ci fosse stata la respinta in tuffo a mani aperte di De Sanctis, ad infilarsi a mezz’altezza vicino al palo sinistro. Di buon livello furono anche le parate con due tuffi a terra (il primo sulla sua sinistra e il secondo sulla sua destra) di Perin su due tiri di interno destro di De Rossi da trentuno metri (bloccato «in due tempi») al 17’ e di «Gervinho» da mezzo metro a sinistra dell’intersezione tra la lunetta e la riga dell’area di rigore al 21’, prima di capitolare per la seconda volta al 47’ di fronte alla «sassata» di destro dal basso all’alto – a «togliere la ragnatela» dall’angolino alto sinistro – di Alessandro «il bomber dalla scala» Florenzi da dieci metri dalla linea di fondo, che il terzino destro giallorosso fece partire in posizione defilata sulla destra, al termine di una «fuga» di circa sessanta metri dopo aver sottratto il pallone all’argentino Alberto Facundo «Tino» Costa, che lo aveva poi vanamente inseguito.

TABELLINO

Roma, domenica 3 maggio 2015, Stadio “Olimpico”, ore 12,30

Roma-Genoa 2-0 [Anticipo della XXXIV giornata del Campionato Italiano di Serie A 2014/2015]

Arbitro: Damato [Barletta (BA)]

Spettatori: Trentasettemila circa

Marcatori: nel 1° tempo al 34’ S. Doumbia; nel 2° tempo al 48’ Florenzi

Roma (4-3-3): 26 De Sanctis; 24 Florenzi, 44 Manolas, 23 Astori, 35 Torosidis; 15 Pjanić (dal 27’ del 2° T.: 2 Yanga Mbiwa), 16 De Rossi, 4 Nainggolan; 19 Ibarbo (dal 41’ del 2° T.: 25 Holebas), 88 S. Doumbia (dal 14’ del 2° T.: 7 Iturbe), 27 Gervinho. Allenatore: Garcia.

Genoa (4-3-3): 1 Perin; 14 Roncaglia, 4 De Maio, 5 Izzo, 2 També (dal 1’’ del 2° T.: 24 Iago Falque); 88 Rincón, 91 Bertolacci (dal 20’ del 2° T.: 20 Al. Costa); 93 Laxalt (dal 13’ del 2° T.: 16 Lestienne), 11 Njang, 18 Bergdich. Allenatore: Gasperini.

Note: cinquecento tifosi circa al seguito del Genoa; al momento della sua uscita dal campo, Bertolacci (G), ex calciatore del settore giovanile della Roma dal 2006 al 2010, viene applaudito dal pubblico.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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