GRIFO D’ATTACCO – Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo Genoa

Sembra che la società più antica d'Italia sia finita in buone mano scongiurando un "amaretto di Saronno"

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Nuti Genoa Ballardini
Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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Finisce 3-3 l’adrenalinica partita tra Genoa e Verona: doppio vantaggio clivense, rimonta rossoblù in nove minuti con Criscito e Destro e pareggio decretato in pieno recupero. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 229ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

L’Hellas scappa, il Grifone lo supera ma Kalinic tronca il sogno dei tre punti. «Alla luce di come si era messa, per il Genoa è finita bene: è un punto da prendere, un piccolo passo in avanti in classifica. La squadra, sorretta dal carattere e dalle giocate dei senatori, non ha ancora una propria dimensione e un’identità di gioco a causa dell’assenza di Felipe Caicedo e di un trequartista affidabile, come Barak, se il 4-2-3-1 sarà il modulo di riferimento. Per citare una pellicola statunitense del 1963 del regista Stanley Kramer, “Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo Genoa” sa come inizia la partita – i primi tempi lasciano a desiderare – ma non sa come la finisce: Ballardini cambia a ripetizione formazione iniziale e disposizione in campo, segno che pure lui fatica a trovare una linea tattica comune. Tudor, alla guida di una squadra momentaneamente superiore, è stato presuntuoso con le sostituzioni».

Un gol di testa realizato da Destro ma due gol subiti in fotocopia. «Iniziano a essere tante le reti subite da gioco aereo, il problema principale del Genoa. Destro ha marcato due grandi realizzazioni: la prima tra i saltatori del Verona e la seconda, con la bottiglietta dell’acqua in mano, con una sterzata alla Milito prima di depositare il pallone dolcemente in rete. Cambiaso ha commesso un grave errore di lettura contro Simeone ma il ragazzo merita fiducia poiché non è facile trovare continuità quando vieni gettato nella mischia. Trovo inaccettabile, per com’è nato, il 3-3 di Kalinic: il croato aveva libertà assoluta, si sono dimenticati di marcarlo. Nei minuti di recupero serve malizia e lucidità: o tieni la palla o la spedisci in tribuna. Il Grifone ha delle preoccupanti lacune difensive – quindici gol incassati in sei partite – parzialmente nascoste dagli interventi di Biraschi e di Sirigu, uno dei migliori della Serie A, e dal carattere che esce quando occorre rimontare».

L’era americana è appena iniziata. «Enrico Preziosi ha fatto vedere ai genoani quindici stagioni di Serie A e grandi campioni ma gli ultimi sei anni sono stati distaccati e di eccessiva sofferenza. Serviva un cambio di proprietà, la holding 777 Partners ha entusiasmo e trasporto, da come si è potuto vedere con le esultanze sfrenate in tribuna, che devono tradurre in fatti concreti nel medio periodo. Sembra che la società più antica d’Italia sia finita in buone mano scongiurando un “amaretto di Saronno” che i genoani non avrebbero mai perdonato».

Salernitana-Genoa è l’ultima sfida prima della sosta. «Ballardini deve dare stabilità e trovare una gerarchia definita alla squadra: Kallon, ad esempio, ha rapidità per fare l’ala ma è incostante e ancora disordinato per il campo. Il Genoa deve cercare il risultato contro la principale candidata a retrocedere partendo forte, con aggressività sui ogni pallone: la Salernitana subisce tanto e fa fatica a segnare sebbene con l’Atalanta meritassero di più. Attenzione a non farsi travolgere dall’ambiente dell’Arechi che sarà caldissimo».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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