GRIFO D’ATTACCO – Genoa in B, riflessioni sulla “rivoluzione”

Il club ha bisogno di più esperienza e persone che conoscano il calcio italiano

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Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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Con la sconfitta per 3-0 a Napoli il Genoa è in Serie B dopo quindici campionati in massima categoria. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 265ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

La sofferenza è finita: il Grifone è retrocesso. «Questa è l’ottava relegazione in Serie B ma credo che mai nella sua lunga tradizione il Genoa abbia vinto così poche partite in un anno e segnato così pochi gol. La stagione è nata con il cambio di proprietà in corsa, un grave errore, e dalle sessioni di mercato sbagliate: in mezzo tanti calciatori mediocri e una conduzione tecnica disomogenea con tre allenatori differenti l’uno dall’altro. A gennaio il general manager Spors doveva accorgersi che l’organico era ampiamente insufficiente per la salvezza, serviva maggiore esperienza in panchina e nella stanza dei bottoni».

Che cosa farebbe se fosse in 777 Partners? «Da oggi serve un cambio drastico, meno parole e più fatti perché, come ha giustamente dichiarato il presidente Zangrillo, il credito nei confronti della tifoseria è esaurito. Il gruppo dirigente dovrà capire se proseguire con la sbandierata “rivoluzione” oppure apportare dei correttivi a tale azione perché la Serie B è un campionato la cui difficoltà può essere spiegata a livello dirigenziale soltanto da Marco Rossi. Bisogna conoscere le caratteristiche del calcio cadetto ma anche dove sia Frosinone, Cittadella, Cosenza e Modena, pertanto essere consapevoli delle molteplici asperità che attenderanno il Grifone in B».

Dunque lei propende per un rinforzo societario, oltreché di campo? «Sì, un ex che conosca la piazza, e l’ambiente calcio italiano, con alle spalle un trascorso da giocatore rossoblù, non potrà che aiutare il Genoa se avrà un ruolo attivo munito di un equo potere decisionale. La capienza economica è importante ma serve anche conoscere di calcio. I genoani hanno bisogno di chiarezza e meno presunzione: chi farà il mercato, chi allenerà la squadra, che tipo di filosofia seguiranno per costruire una rosa che necessariamente dovrà conseguire la promozione diretta al primo tentativo senza passare dai play off».

Domenica sarà la partita dell’orgoglio genoano? «Sarà una giornata identica a Genoa-Cosenza del 2003, quella dei tanti giovani lanciati da Torrente, del debutto di Criscito, della pacifica invasione al triplice fischio. Anche e soprattutto per un superiore motivo personale, è bene che il Genoa di Blessin saluti con una vittoria un pubblico strepitoso – già annunciata una coreografia – che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, nemmeno a Napoli dove milleduecento rossoblù hanno popolato il Maradona sperando nel miracolo. Tuttalpiù vincere servirebbe a evitare l’onta dell’ultimo posto in classifica».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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