Genoa, mai più baruffe maresche: fine stagione con stimoli

Pochi punti alla salvezza: Ballardini può superare se stesso e valorizzare la Primavera

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Genoa
(foto di Genoa CFC Tanopress)

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Che Genoa-Fiorentina sia stata una gara insipida, come una tappa di trasferimento pianeggiante del Giro, lo dimostra l’aridità del tabellino. Oltre ai gol di Destro e Vlahovic, emerge una sola minimale occasione per parte: prima il colpo di testa di Bonaventura propiziato da Venuti e, all’85’, il traversone di Ghiglione che trova libero Zappacosta ma il tiro del migliore in campo termina lontano da Dragowski. Novanta e più minuti piatti, certamente difficili da immaginare dopo il penultimo posto di dicembre ma parimenti destinati a non entrare nella memoria collettiva rossoblù, non fosse stato per il finale frizzante sprovvisto di un rigore per il Grifone. Dopo un arbitraggio infelice in un vecchio Lazio-Cagliari, Sandro Ciotti restituì la linea asserendo con incredibile arguzia: «Ha arbitrato Lo Bello dinanzi a ottantamila testimoni». Dispiace che con il Ferraris sbarrato al pubblico si siano perse parecchie deposizioni.

Tuttavia i demeriti del Genoa, confinanti con la solidità ritrovata della Fiorentina, iniziano appena dopo l’espulsione di Ribery: quaranta minuti piuttosto caotici (Zappacosta dixit), praticamente un tempo – se si considera anche il recupero finale – condotto a ritmi blandi, da ultimo giorno di scuola. Ballardini ci ha provato rinfrescando l’attacco con Pjaca e Shomurodov e due quinti di centrocampo ma il Grifo non ha rimediato a una linearità pedestre di gioco costantemente letto in anticipo dalla Viola. É evidente che nel percorso salvezza intrapreso a partire da Natale i rossoblù abbiano acquisito la quasi piena consapevolezza della propria forza, peraltro rispecchiata da una classifica finalmente veritiera, ma in questa squadra residuano delle incrostazioni del passato, più a livello mentale che tecnico, che ancora le impediscono di dominare talune partite e di compiere il definitivo salto di qualità verso il decimo posto.

Nelle partite a venire il Genoa avrà ancora degli stimoli se saprà innescare una corsa su se stesso senza guardare alla consueta rivalità da campanile: ad esempio, negli ultimi quattro campionati i rossoblù hanno varcato la soglia d’oro dei quaranta punti soltanto una volta, nel 2017-2018 (41 punti con quattro sconfitte di fila dopo la salvezza ottenuta contro l’Hellas Verona resa celebre dalla pennellata di Pandev) con l’aggiustatutto Ballardini subentrato in corsa al Juric II. Infine, e non secondariamente, raggiungere con forte anticipo l’obiettivo stagionale consentirebbe altresì di valorizzare alcuni elementi della Primavera di Chiappino, il vero Ferguson genoano, semifinalista in Coppa Italia e a ridosso della zona play off nel massimo campionato, lungi dal termine. Dunque se non andranno in scena ulteriori baruffe maresche dipenderà soltanto dal Genoa concludere nel migliore dei modi la più anomala stagione del secondo dopoguerra.

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