Correva l’anno 1914: Italia-Svizzera si giocò nello stadio del Genoa

Il 5 aprile di 107 anni fa fu disputata la sfida nell'impianto di via del Piano, terminata in parità

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Genova, 5 aprile 1914, stadio del Genoa di via del Piano: un momento del match tra Italia e Svizzera (Foto: Archivio Fondazione Genoa)

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Genova, 5 aprile 1914, Stadio di Via del Piano. Italia-Svizzera 1-1. Prima di tutto, credo sia interessante sottolineare il fatto che, alla vigilia di questo match, “La Gazzetta dello Sport” aveva titolato un suo articolo: “Italia e Svizzera. Incontreremo per la terza volta dopo un lungo armistizio i nostri primi maestri”. Questo perché, contro la Svizzera (tra le prime nazioni a praticare il calcio in Europa), c’erano stati due incontri nel 1911: uno a Milano (pareggio due a due) e uno a La Chaux-De-Fonds (sconfitta per tre a zero).

Gli articoli pubblicati dalla stampa genovese, all’indomani del match, tendevano invece a dare un’idea dell’ambiente caloroso ed effervescente che si era creato allo stadio: come ho già avuto modo di segnalare in altre circostanze, un primo dato da sottolineare è, infatti, quello dell’affluenza del pubblico registrato nella nostra città.

In effetti, come ho appena detto, tre anni prima di questa partita la Svizzera aveva giocato contro l’Italia, all’Arena Civica di Milano, mentre sette mesi dopo l’incontro genovese, nel gennaio del 1915,
gli elvetici avrebbero affrontato gli azzurri a Torino.

In questi due incontri della nazionale furono registrati circa cinquemila paganti, mentre a Genova gli spettatori furono più di novemila, a testimonianza del seguito che da sempre il calcio ha avuto all’ombra della Lanterna. Infatti, in un articolo uscito all’indomani del match, su un quotidiano nazionale, possiamo leggere: “Novemila persone affollavano il campo del Genoa che s’era addobbato a festa e portava confusi negli striscioni e sulle antenne i colori dell’Italia e della Svizzera. L’avvenimento ha chiamato a Marassi tutta la folla sportiva della Superba”.

Dalla lettura di altri quotidiani dell’epoca, poi, constatiamo pure come fossero presenti le autorità militari e civili, analogamente a quanto avvenuto in altre città. Nella tribuna d’onore si segnalava la presenza del sindaco, Professor Grasso, del cerimoniere Cavalier Bava, dei consiglieri Bocca, Mombello e Garassini, del Presidente della Federazione Svizzera di Football, Signor Beck, e di alcuni membri della federazione stessa.

La presidenza del Genoa si era fatta un grande onore dell’allestimento del campo e dell’impianto e non aveva neanche trascurato la stampa, la quale disponeva in tribuna di postazioni dotate di tutto l’equipaggiamento necessario. Inoltre, la sera prima, la squadra svizzera era stata invitata ad un ricevimento nella sede del club rossoblù.

Poco prima dell’inizio della partita, un nutrito battimani aveva salutato l’ingresso di atleti in maglia rossa: in effetti, si era pensato alla scesa in campo degli svizzeri. Ma si era trattato di un falso allarme: erano i “boys”, i “raccattapalle”, destinati a raccogliere i palloni fuori dal campo. Però, alla fine, gli svizzeri avevano fatto davvero il loro l’ingresso sul terreno di gioco ed un secondo applauso, più nutrito, salutava poco dopo l’entrata del loro team. Infine, i battimani si erano fatti ancora più forti per l’entrata in campo degli italiani.

Ricordiamo che si era nel 1914. Quello sarà l’anno in cui il Casale vincerà lo scudetto e questo aspetto si era manifestato anche nella formazione azzurra che schierava appunto alcuni giocatori di questo club piemontese: Parodi, Berbesino, Mattea e Varese.

Come era frequente in quegli anni, anche i vercellesi avevano una buona rappresentanza in azzurro: Innocenti, Valle, Cevenini e Corna. Completava l’ossatura del team italiano, in grandissima parte di matrice piemontese, la presenza del torinista Mosso III. I club non piemontesi erano rappresentati solo dall’interista Fossati e, per la gioia del pubblico rossoblù, dal genoano De Vecchi. Per i genoani, una nota lieta era anche la presenza di William Garbutt, con funzione di allenatore.

A proposito dei calciatori elvetici, sia la stampa svizzera che quella italiana segnalavano la presenza di giocatori di buon livello come Edmund Bieri, portiere degli Old Boys di Basilea. Poi, i due difensori Otto Fehlmann (Servette) ed Eduard Duriaux (Stella Friburgo). A centrocampo, Oskar e Paul Neumeyer, due fratelli che militavano nel San Gallo (la squadra più antica della Svizzera, fondata nel 1879) insieme al Basilese Kaltenback. In attacco: Wydler e Maerki dell’Aarau (squadra vincitrice del campionato svizzero in quella stagione). Poi Pierre Collet del Montriond-Losanna e due fratelli dell’Étoile La Chaux-De-Fonds: Paul et Charles Wyss. Di Paul Wyss e di Pierre Collet , “La Gazzetta dello Sport”, in occasione del già citato match tra Italia e Svizzera del 1911, aveva scritto: “Wyss, del F.C. Etoile La Chaux-de-Fonds, è l’uomo nel quale i suoi compatrioti ripongono maggiore fiducia per la marcatura dei punti. Ed è una fiducia che merita. Ha 20 anni, gioca da 10 e fu 3 volte internazionale. Collet del Montriond Sport Losanna, non ha che 20 anni ma è quasi un veterano. Gioca da 6 anni e fu 6 volte internazionale. Di ruolo ala sinistra, maestro di tattica e le sue fughe sono proverbiali”.

Tra l’altro da questi brevi profili biografici si intuisce che la Svizzera, a quei tempi, era all’avanguardia anche nella creazione dei settori giovanili. Infatti, Wyss aveva iniziato a giocare a calcio all’età di 10 anni e Collet a 14.

LA PARTITA

Per la cronaca della partita possiamo affidarci al resoconto de “La Gazzetta dello Sport”, uscito all’indomani del match.

Già ad una semplice e prima occhiata, il sottotitolo della “rosea” fornisce un giudizio sintetico sull’andamento del match: “Il rosso team elvetico, dopo di essersi salvato in tutto il primo tempo dal magnifico impeto italiano, sorge dominatore nella ripresa”.

A quel commento, posso aggiungere che, da studioso dei rapporti calcistici tra italiani e svizzeri, ho avuto modo di constatare come il fatto di “concedere” il primo tempo all’avversario, cercare di neutralizzarne gli attacchi e fiaccarne le energie, fosse una tattica costante della nazionale svizzera. Tattica che nei due match precedenti tra azzurri e rossocrociati, aveva portato ad una vittoria casalinga degli elvetici e un pareggio esterno.

Ma torniamo alla cronaca del match genovese. L’Italia, come già detto, parte bene. Già nelle prime fasi di gioco si registra un attacco di Mosso III, il quale, poco dopo, si ripete a seguito di un dribbling ai danni di Fehlmann.

Dopo, è la volta di Mattea che costringe il portiere svizzero Bieri all’intervento a terra. Passano pochi minuti e Corna conquista un corner che, purtroppo, non dà buon esito. Al 26′ arriva il gol degli azzurri. Mattea raccoglie un passaggio da un fallo laterale, triangola con Mosso III ed entra in area, portandosi ad una dozzina di metri dalla porta avversaria. Lì, fa partire un tiro che scavalca il numero uno dei rossocrociati.

Non paghi del momentaneo vantaggio, gli azzurri riprendono ad attaccare. Ma, nel momento di maggiore pressione sugli avversari, subiscono un contrattacco. Al 33′, l’azione parte da Fehlmann, in difesa, continua a centrocampo con Neumeyer I, e si finalizza in attacco con Wyss, grazie a un tiro angolato e rasoterra, con il pallone che tocca l’interno basso del palo, rimbalza nelle gambe di Innocenti ed entra in porta.

Negli ultimi dodici minuti della prima frazione di gioco, gli azzurri continuano ad attaccare ma la porta svizzera non corre dei gravi rischi.

La ripresa inizia ancora con alcuni attacchi di marca azzurra, ma sono attacchi che si esauriscono presto. Stando alla cronaca, gli ultimi 35 minuti del match sono invece contraddistinti da un assedio alla porta italiana. “Gli azzurri scompaiono”, per citare, il cronista della Gazzetta. E sembra quasi che il gol del raddoppio svizzero possa arrivare in qualsiasi momento. In effetti, potremmo dire che, simbolicamente, la partita termina con un tiro di Neumeyer II che si stampa sulla traversa. Pochi secondi dopo, l’arbitro belga, apprezzato per la sua direzione di gara, fischia la fine.

Charles Barette, arbitro di Italia-Svizzera 1-1 giocata nel 1914 (Foto tratta da Wikipedia)05

Tra gli italiani, direi non a caso, i migliori risultano i due difensori, Valli e De Vecchi.

Franco Scarioni, autore del pezzo sulla Gazzetta, non lesina complimenti anche per gli avversari. Il portiere Bieri è definito, “portiere dall’intuizione rapida e dalla presa perfetta”. Il difensore Fehlmann viene elogiato come “back di gran classe”. E il trio di centrocampo Kaltenback, Neumeyer I e Neumeyer II, viene presentato come la spina dorsale del team. Infine, l’attacco viene valutato come una “prima linea perfetta”, capace di imporre “virtuosità individuali e collettive”.

Interessante notare come uno dei vari articoli della Gazzetta si concluda con una frase suggestiva ai miei occhi di tifoso del Grifo perché, oltre a fare riferimento alla partita di ritorno a Berna, sottolinea il legame storico tra il nostro club e il terreno di gioco della partita di andata: “La prova mancata sul campo genoano deve ottenere la rivincita sul terreno della capitale federale”.

Marassi, “il campo genoano”: così è presentato, e vissuto, fin dai primi anni del secolo scorso, con buona pace di quelli che sono arrivati decenni dopo.

TABELLINO

Genova, domenica 5 Aprile 1914. Ore 15. Stadio di Via del Piano.

Italia: Innocenti; Valli, De Vecchi; Parodi, Fossati, Berbesino; Mosso III, Mattea, Cevenini I, Varese, Corna.

Commissione tecnica della Nazionale Italiana: Meazza, Pasteur, Rietman, Resegotti, Calì, Pedroni e Armano (Allenatore: William Garbutt).

Svizzera: Bieri; Fehlmann, Duriaux; P. Neumeyer, O. Neumeyer, Kaltenback; Collet, C. Wyss, P. Wyss, Maerki, Wydler.

Commissione tecnica della Nazionale Elvetica: un comitato di arbitri svizzeri.

Marcatori: Mattea, ’26; C. Wyss, ’33.

Arbitro: Charles Barette (Belgio).

Massimo Prati: classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale.

Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021.

È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

L’articolo de “La Gazzetta dello Sport”, uscito il 6 aprile del 1914, all’indomani dell’incontro tra Italia e Svizzera
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