Correva l’anno 1914: Italia-Svizzera sul “Campo del Genoa” innescò la voglia di calcio ad Imola

Quel 5 aprile di 105 anni fa in tribuna, c’era uno studente universitario imolese, Piero Toschi, che sarà uno dei fondatori del club della città romagnola

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Una giocata acrobatica di Mattea I durante Italia-Svizzera del 5 aprile 1914 (Foto tratta dal settimanale Lettura Sportiva - gentile concessione Fondazione Genoa 1893)
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Il Genoa e l’Imolese condividono i colori (rosso e blu la formazione ligure, blu e rosso quella emiliana) delle maglie e il simbolo del Grifone (in Italia portato sulle casacche anche da Perugia e Grosseto, che hanno il bianco e il rosso come colori sociali). La «parentela» cromatico-araldica tra le due avversarie dell’incontro di Coppa Italia che si disputerà venerdì 16 dicembre 2019 al “Comunale” di Chiavari è, però, casuale, visto che la maglia della formazione emiliana deriva dallo stemma civico della città emiliana.

Il vero legame forte tra il Genoa e l’Imola (come a lungo si è chiamata la squadra della città bagnata dal fiume Santerno) è un altro: la partita amichevole tra Italia e Svizzera, che si disputò sul “Campo del Genoa”, a Marassi, domenica 5 aprile 1914. Nella squadra azzurra selezionata da una Commissione Tecnica formata da ben sette elementi (Umberto Meazza, Hugo Rietmann, Vincenzo «Nino» Resegotti, Francesco «Franz» Calì I, Vittorio Pedroni II, Alfredo Armano II e il genoano Edoardo «Dadin» Pasteur I) e guidata dal «campo per destinazione» da «Mister» William Thomas «Billy» Garbutt (colpevolmente dimenticato nelle liste federali), l’allenatore inglese del Genoa da due stagioni, prevaleva il «blocco» dell’emergente Casale, che avrebbe vinto tre mesi dopo il Campionato Italiano, costituito dai due mediani laterali Giuseppe Parodi e Luigi «il Corazziere» Barbesino e dalle due mezzali Angelo Mattea I ed Amedeo Varese, mentre dalla declinante Pro Vercelli provenivano il portiere Giovanni Innocenti, il terzino destro Modesto Valle e l’ala sinistra Carlo Corna I e, per il resto, si registravano nei ruoli cardine del  «Metodo» (centromediano e centravanti) le presenze degli interisti Virgilio Fossati I (capitano della squadra) e Aldo «Cevenna» Cevenini I e quelle all’ala destra dell’esordiente oriundo italo-argentino (il primo con quello «status» a giocare nella Nazionale Italiana) torinista Eugenio «Grignulin» Mosso III e da terzino sinistro dell’idolo dei tifosi genoani, il ventenne Renzo «il figlio di Dio» De Vecchi, giunto con quella partita (in cui risultò uno dei migliori ad onta di una distorsione a un piede) già alla sua quindicesima presenza nella Nazionale Italiana.

Nel primo tempo ci fu un predominio dei padroni di casa, i quali passarono in vantaggio al 26’ con un tiro spiovente di Mattea I, che sorprese il portiere elvetico Edmund Bieri, tratto in inganno dall’elevazione a lui vicina di Cevenini I, ma vennero raggiunti sei minuti dopo da un diagonale di esterno destro da una quindicina di metri della mezzala sinistra Charles Wyss II (al termine di una fuga di una quarantina di metri a cui non si erano riusciti ad opporre i due terzini azzurri), a cui Innocenti cercò goffamente di opporsi con una respinta di piede. Nella ripresa furono i rossocrociati a stringere d’assedio l’area di rigore italiana, avendo diverse occasioni per segnare, la più clamorosa delle quali fu la traversa colpita allo scadere da Neumeyer II.

Quel giorno, tra i novemila spettatori presenti, oltre al sindaco di Genova, Giacomo Grasso (il primo cittadino della Superba distribuì medaglie a tutti i giocatori), in tribuna, c’era uno studente universitario imolese, Piero Toschi, che si entusiasmò a tal punto da acquistare nei giorni successivi un pallone ed iniziare a diffondere il «verbo» calcistico tra i suoi concittadini, ponendo le prime basi per quella che, al termine della Grande Guerra, sarebbe stata nel 1919 la costituzione – sempre per iniziativa di Toschi e dei suoi amici –, presso la Birreria Passetti di via Ulisse Aldrovandi, dell’Imola Football Club (il caso ha voluto che nell’anno del Centenario la formazione dalla casacca blurossa con lo stemma del Grifone giocasse il primo incontro ufficiale della sua storia con una squadra della massima serie, proprio affrontando il più antico sodalizio calcistico della penisola).

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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