Caro Thiago, ma cosa significa giocare “da squadra”?

Il tecnico lo afferma: però i risultati sono pessimi e gli 11 punti in classifica dicono che al momento il Genoa è in serie cadetta

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Vittorio Sirianni
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Il Genoa ha fatto la partita ma è tornato a casa con le ossa rotte. Così scrivono i commentatori, convinti che la partita, brutta, brutta, doveva finire in pareggio. E dimostra, ancora una volta, che nel dna del Grifo non c’è, ne ci sarà mai, quel pizzico di fortuna che serve sempre a risolvere certe situazione.

Per carità, nulla da rimproverare ai sampdoriani che hanno giocato anche loro una delle peggiori partite, ma che hanno utilizzato la stupidità del Grifo per fare tre punti preziosi. Non hanno rubato nulla.

Ora rimane alla ribalta questo strano e un pò kafkiano (come abbiamo detto altre volte) personaggio che si chiama Thiago Motta. L’ultima sua frase è stata, dopo la gara, questa: «Possiamo farcela, però solo giocando da squadra». E ha aggiunto: «Come abbiamo fatto contro la Samp».

Ora onestamente, giocare “da squadra” è una strana espressione che Thiago dovrebbe spiegare. Lui afferma che i suoi giocano “da squadra”, però i risultati sono pessimi e gli 11 punti in classifica dicono che al momento si è in serie cadetta. Che vuole dire per lui giocare “da squadra”? Sarebbe interessante saperlo, perché almeno ci metteremmo l’anima in pace. Se giocare “da squadra” significa giocare come nel derby, allora qualcosa non ci torna. Se invece significa che il Grifo potrà giocare “da squadra” quando avrà tutti i suoi effettivi allora è un altro discorso. Intanto diciamo una cosa: Preziosi, come ha confermato ad un giornale francese, terrà Thiago e farà comunque bene, perché la sensazione è che il tecnico “sappia” far giocare la squadra: è che mancandogli almeno mezza formazione è difficile poter affermare i propri concetti.

E questa è secondo noi l’unica scusante che può avere Thiago di fronte allo scempio del derby.

Non si può giudicare una formazione alla quale mancano i suoi uomini migliori: Pandev, oggi l’uomo più in forma, Agudelo, centrocampista trovato e fondamentale, Zapata, difensore indispensabile, Lerager e ancora Sturaro (ma questo benedetto giocatore come sta veramente? Sembrava rinato, ora ancora fermo…), per non parlare di Kouamé e ancora Favilli. Insomma, una vera infermeria che condiziona per forza.

Ci sarà probabilmente il mercato: almeno due o tre elementi. Thiago ne parlerà con il presidente dopo la gara con l’Inter. Perché alla ripresa ci sarà ancora il Sassuolo e la trasferta di Verona, con quel Juric che, sbattuto via a furor di popolo da Genova, ora si sta rivelando eccellente “conducator”.

La speranza è ora che la “notte degli incubi” venga superata con discreta serenità, d’altra parte la forza di Thiago è proprio questa: mai drammatizzare, infondere sempre serenità, come se nulla fosse accaduto. «La formazione che ho mandato in campo» ha detto «era la migliore». Ed aveva ragione, era la migliore in base a chi aveva a disposizione.

Ormai ci si è resi conto che i limiti di questa squadra sono tanti: non basta giocare con il cuore e il cervello. Purtroppo vi sono state troppe sorprese negative: prima fra tutte Schöne che non si capisce bene se serva o no. E poi questo “possesso palla”: o si sa fare, o si cambia tattica, perché il gol è venuto proprio dall’incertezza di un passaggio dovuto al cosiddetto “possesso palla”. Averlo per il 60% è inutile se poi si sbaglia l’ultimo “passaggio” e lo si offre all’avversario…

Ora si va a Milano con l’Inter. Vedremo se questo Grifo giocherà “da squadra”.

Vittorio Sirianni

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