E’ il Pellegri day, ma rivoglio Rigoni (non Luca)

Genoa-Lazio fa tornare in mente il blitz dell'ex Novara: schema Stoke, rimessa di Moretti, torre di Granqvist e rete del numero 14

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Per Santiago Gentiletti, Genova e il Ferraris hanno sempre avuto un sapore ambivalente. Era il 21 settembre 2014, quando l’EuroGenoa di Gasperini vinse a Marassi grazie ad un incornata vincente di Pinilla (era il minuto 86, il cileno corresse il gol un colpo di testa di Perotti che probabilmente sarebbe entrato lo stesso): in tutto questo, l’argentino militava nella Lazio ed era al suo secondo match da titolare. Lotito l’aveva acquistato dal San Lorenzo, previa il pagamento dell’intera penale prevista di 2,5 milioni. In ogni caso, in quel 21 settembre, al minuto 23 si infortunò a un ginocchio e obbligò i biancocelesti a spendere un cambio per sostituirlo con l’albanese Lorik Cana. Se però alcune belle storie hanno un lieto fine, e molte di esse si intersecano a mo’ di ringkompotision, allora ecco che 237 giorni dopo Santiago era ancora su quel prato. Tornava proprio quel giorno, dall’infortunio, e si permise di rovinare la cavalcata europea della Sampdoria irrompendo col ginocchio da corner mettendo a segno la sua prima rete in Serie A. Sarà decisiva, per lo 0-1 finale. Nel frattempo imparerà presto ad amare quel campo, sicché il 18 luglio passerà al Genoa per quasi 500mila euro e il resto è storia recente. In tutto questo, è quasi riuscito ad offuscare la stella di un Pietro Pellegri che ha è brillato poderosamente durante un momento problematico altrui. In mezzo ad una rosa in crisi, in cui i più bravi steccano (non mi son dimenticato l’espulsione di Bertolacci alla Dacia Arena) o si infortunano gravemente (Lapadula, mentre per Spolli vale un altro discorso), è nata una stella. Per carità, era già presente al Totti-day, quando mise più di un brivido sulla schiena di Spalletti prendendosi la scena nel giorno in cui il Capitano lasciava lo scettro alle nuove generazioni. Dopo pochi minuti c’era già il suo timbro, poi la rimonta giallorossa improvvisamente bloccata da Lazovic e infine l’ex Perotti a far gioire la Tribuna Monte Mario. Giusto così, in fondo.

C’è però un altro particolare sul quale voglio soffermarmi. Oggi, il numero 30 di Luca Rigoni è ufficialmente tornato nell’elenco dei convocati. Una gran notizia, richiesta a furor di popolo dopo che il Juric aveva escluso in precedenza l’ex Palermo. Una decisione incomprensibile, alla luce del fatto che Rigoni abbia fatto un’ottima figura lo scorso anno, in un ruolo non propriamente non suo ma nel quale si era applicato mostrando una dedizione abnorme e una grinta da segnalare e sottolineare. Eppure, ci sono dinamiche inter Peglim che noi umani, tifosi o addetti ai lavori non possiamo spiegare. Questa è una di quelle. Ma visto che Rigoni non è stato convocato contro la Lazio, dopo un teatrino di risposte, smentite, liste trasferimenti, punzecchiature, dichiarazioni dell’agente in sordina o pure a viso aperto, in un clima stile “guerra fredda”, mi è venuto in mente un dettaglio.

Era il 3 febbraio 2013. Genoa di Ballardini contro Lazio di Petkovic. Il Grifone volava basso, rischiando pericolosamente di planare a tutta birra verso la fanghiglia della retrocessione, la Lazio spiccava il salto a rincorrere la Juventus capolista distante poche lunghezze. Immobile vestiva rossoblù, ma sedeva tristemente in panchina perché Balla gli preferì Borriello con Bertolacci a supporto. Era il 3-5-1-1 seguente: Frey tra i pali, Granqvist-Portanova-Manfredini dietro, Cassani largo a destra e il dirimpettaio Moretti sulla corsia mancina, in mezzo spazio ai mastini Kucka e Marco Rossi, con Matuzalem al centro. Era un po’ la classica partita da Grifo, che dopo poco più di 20 minuti era sul doppio vantaggio (sinistro di Borriello al 16′, gran conclusione da fuori di Bertolacci al 22′), ma col tempo si sarebbe fatto rimontare maldestramente: al 58′ l’ex Floccari, all’82’ Mauri su rigore, contestato dai rossoblù per un fallo forse inesistente di Borriello su Cana. Nel mezzo, tanta Lazio (l’altro ex Konko si era mangiato una chance colossale) e l’infortunio occorso a Cassani: dentro Damiano Ferronetti. Entrerà anche Olivera, più per coprire che dare l’assalto, poi Kucka colpirà la traversa di testa (42′ st) e il popolo rossoblù comincerà ad imprecare per l’ennesima partita gettata alle ortiche. Presto per dirlo, però, e paradossalmente il colpo del ko arriverà a favore del Genoa. Entrato a rilevare Marco Rossi, l’altro Marco (Rigoni) era all’esordio dopo il suo trasferimento dal Novara: al minuto 95′, accade tutto in sequenza. Rimessa laterale battuta da Moretti a mo’ di schema Stoke, torre dello svedese Granqvist e perfetta parabola sempre di testa ad opera di Rigoni. Che decise il match, garantendo al Grifone tre punti pesantissimi in chiave salvezza. E vestiva il 14, numero con cui tale Beppe Sculli si concesse un gol simile, al 92′ in Genoa-Lille…

Il morale della favola? Se domenica fosse entrato in campo Rigoni, che nel frattempo non è più Marco ma Luca, avremmo certamente visto il numero 30 andare in gol correggendo una sponda aerea di Zukanovic. O forse non sarebbe andata così, ma mi piace pensarlo. Ps: in vista del Chievo, chi si candida al ruolo di Tachtsidis?

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