Le scelte in più in panchina, armi importanti per Prandelli

L'ingresso di Pandev e Bessa oltre al conseguente passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2 ha acceso il Grifone dopo un primo tempo mediocre

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Radu
Radu in volo, la traversa salva il Genoa (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Genoa quintessenza della praticità: ennesima rimonta e Lazio al tappeto. Non ruberà l’occhio – nel caso specifico il primo tempo di Genoa-Lazio è stato quasi inguardabile – non sarà l’emblema del calcio spettacolo ma è maledettamente caparbio. Il Genoa di mister Prandelli ha lo spirito di un pugile di medio livello: sa che dovrà incassare, e barcollare, ma se dovesse restare in piedi può mettere ko chiunque. Chiamiamola tenacia, o meglio ancora resilienza, e se ce l’hai è difficile per tutti affrontarti. Finalmente il Genoa è un squadra, un gruppo, con tutti i pregi e i difetti del caso, ma quando si lotta tutti insieme è più facile sopperire ai limiti del singolo, inevitabilmente discioltisi nell’unicità del noi. Voleva tornare a vincere davanti ai propri tifosi il Grifone, ci è riuscito e con quella che è diventata la specialità della casa: le rimonte. Da quando sulla panchina rossoblù siede Prandelli, il Genoa ha saputo ribaltare (o recuperare) il punteggio partendo da una situazione di svantaggio: in dieci gare bene sei volte. Una dimostrazione di forza e convinzione quasi inusuale all’ombra della Lanterna, soprattutto durante la doppia gestione Juric, quando troppo spesso la squadra si scioglieva alla prima difficoltà. Per compiere un ulteriore salto di qualità, il Genoa dovrà trovare la forza di non attendere il primo cazzotto per poi reagire, mettendo in campo sin dal primo minuto la forza e la determinazione mostrata ogni qual volta è andato sotto.

Sbadigli, confusione, palle gol sporadiche e Lazio in vantaggio: il primo tempo di Genoa-Lazio è “tutto qui”

Non una buona prova quella dei ragazzi di mister Prandelli nei primi 45’ di domenica scorsa. Il Genoa è apparso lento e prevedibile, soprattutto in mediana, dove il trio Rolon-Radovanovic-Lerager non ha incantato. Nonostante la Lazio avesse una dozzina di uomini indisponibili, è riuscita ad acciuffare il vantaggio grazie a una bella combinazione sull’asse Badelj-Immobile, con il bomber napoletano in versione assist man. Un vantaggio casuale, in una prima frazione di gioco soporifera, dove il Genoa aveva comunque creato – e vanificato – due occasioni da gol, nate dal “caso” piuttosto che costruite. Il 4-3-3 con cui ha giocato il Grifone (nel primo tempo) ha evidenziato alcune criticità: in mediana il ritmo impresso alla gara è stato troppo blando, favorendo così il centrocampo a 5 biancoceleste, mentre il tridente offensivo ha annaspato sulle ali, dove Kouamé sembra soffrire il decentramento sull’out mancino, mentre Lazovic fa il Lazovic, tradotto: gioca ad intermittenza. Se nella prima occasione da rete targata Genoa, Rolon è stato bravo a incunearsi in area avversaria sfruttando un’errata respinta di Acerbi, nella seconda occasione il Grifone ha sviluppato l’azione affidandosi al lancio lungo: una soluzione fin troppo abusata – come sottolineato dallo stesso Prandelli – ma che prova a sfruttare le caratteristiche da contropiedista di Kouamè. Nella figura in basso lo sviluppo dell’azione (figura 1).

Nella figura 1 è riprodotta l’azione che porterà al tiro di Sanabria prontamente sventato da Strakosha. Due elementi sono da sottolineare: il movimento di Kouamè a tagliare verso il centro del campo partendo dall’out sinistro, e l’attacco immediato della profondità da parte di Sanabria servito a sua volta da Rolon. Il tutto nato da un lancio lungo di Zukanovic dalle retrovie, una soluzione su cui troppo spesso il Genoa fa affidamento, anche se questa volta l’azione è stata bene congegnata.

Al netto delle palle gol create, il Genoa si è trovato in svantaggio, proprio sul finire della prima frazione di gioco. Un triangolo lago tra Badelj e Immobile ha mandando in tilt la difesa rossoblù, ma a mancare è stato anche il filtro della mediana (figura 2).

Bisogna sottolineare la qualità tecnica e la capacità di occupare e attaccare gli spazi dei calciatori biancocelesti artefici dell’azione, nello specifico Badelj e Immobile, ma anche la poca aggressività della mediana rossoblù, con Lerager e Rolon in ritardo su Badelj, oltre alla troppa distanza tra i due centrali genoani Romero e Zukanovi: il buco tra i due verrà attaccato d Badelj dopo la triangolazione del centrocampista croato con Immobile.

Secondo tempo: Pandev e Bessa accendono il Grifone

Un gol nato da un calcio d’angolo e da un pizzico di fortuna, perché Leiva calcia su Sanabria generando una carambola fantozziana, e un eurogol del capitano Mimmo Criscito hanno permesso al Genoa di vincerla a pochi istanti dal triplice fischi finale. Ma il Genoa nel secondo tempo è stato più veloce e qualitativo, merito di Pandev e Bessa. Con il macedone e l’italobrasiliano in campo al posto di Lazovic e Radovanovic, Prandelli ha ridisegnando il Genoa passando dal 4-3-3 al 4-3-1-2: una mossa che si è rivelata vincente e che sottolinea un altro aspetto importante: avere in panchina qualche scelta in più. Una partita ha diversi sviluppi, vive di situazioni, variare in corso d’opera diventa fondamentale: Prandelli ora ha gli uomini per poter variare a gara in corso modulo e atteggiamento della squadra, come avvenuto contro la Lazio.

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