La lavagna tattica: con il 4-4-1 si è visto un Genoa “pensatore”, meno aggressivo ma più ordinato

Il tecnico ha dovuto adattarsi dopo l'espulsione di Criscito. Una domanda sorge spontanea: la rosa del Grifone ha i giocatori adatti per giocare, ipoteticamente, a quattro dall'inizio?

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Prandelli Hiljemark Genoa
Le indicazioni di Prandelli a Hiljemark (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Otto anni sono infiniti, in termini calcistici equivalgono alla disputa di due Mondiali e due Europei. Cesare Prandelli conosce molto bene entrambi i “sistemi di riferimento” avendo vissuto un esilio di 8 anni dalla serie A, addolciti però dalla partecipazione a un Europeo-medaglia d’argento- e un Mondiale conclusosi con l’eliminazione nella fase a gironi, l’inizio della fine per la Nazionale italiana considerando la mancata spedizione in quel di Russia. Cesare è tornato in A con tanta voglia, l’aver accettato la panchina del Genoa nonostante le palesi difficoltà che affliggono il Grifone lo dimostra. Il richiamo degli italici campi è stato irresistibile, a maggior ragione dopo le parentesi per nulla esaltanti con Galatasaray, Valencia e Al Nasr Un rischio ripartire dalla Genova rossoblù? Una sida più che altro, per dimostrare di poter fare ancora bene dopo le annate importanti di Firenze. Il punto strappato contro la Spal in inferiorità numerica può fungere da viatico e aiutare la squadra, e lo stesso Prendelli, nel duro lavoro che li attende. Contro gli spallini oltra alla grinta, si è vista la sagacia tattica dell’ex ct , “costretto” dalla logica a ripartire dal 3-5-2 di Juric, apportando però già qualche significativa modifica, con una squadra meno garibaldina ma più pensante. Al momento si tratta di un ibrido, in attesa che avventa la metamorfosi “prandelliana” grazie anche all’aiuto del calciomercato. Non si poteva stravolge l’assetto tattico in due giorni di lavoro, sarebbe stato imprudente per non dire folle. Prandelli, volente o nolente, è ripartito dal 3-5-2 del suo predecessore. Un assetto tattico durato poco, considerata l’espulsione di Criscito dopo appena 11’ di gioco, ma anche con il 4-4-1 si è visto un Genoa “pensatore”, meno aggressivo nel recupero palla ma più ordinato. Per forza di cose questo Genoa è ancora lontano dall’idea di gioco di Prandelli, un allenatore che insegna calcio e che fa della qualità in media il marchio di fabbrica delle sue squadre. Probabile un cambio di modulo con conseguente sfratto della difesa a 3 – di casa in quel di Pegli da Gasperini in poi – per far posto al 4-3-1-2. Una domanda sorge spontanea, il Genoa ha in rosa i giocatori adatti per una rivoluzione tattica di questa portata? O Prandelli gioco forza sarà costretto a puntare ancora sul 3-5-2? A Cesare l’ardua sentenza. Se c’è comunque un aspetto su cui si può intervenire subito, è sicuramento il modo di marcare sulle palle inattive, vero tallone d’Achille del Grifone.

Il problema atavico del Genoa: le palle inattive

Fondamentale per Prandelli sarà correggere la fase difensiva del Genoa sui calci piazzati. I rossoblù sono la squadra ad aver subito più gol di testa in serie A: con quello di Petagna salgono a 8 i gol incassati su incornata, come 8 sono i gol subiti sugli sviluppi di un calcio piazzato. In totale il Genoa ha subito 30 gol – terza peggior difesa stagionale dopo Frosinone e Chievo Verona- numeri che fotografano la sofferenza in fase difensiva del Grifone. Soffermiamoci però sulle rete subite da calcio piazzato, perché contro la Spal tutte le situazioni nate da calcio da fermo hanno messo in crisi i rossoblù.

La figura 1 si riferisce al gol del vantaggio della Spal. È bastata una spizzata di Felipe per tagliare fuori tutta la difesa del Genoa, con Petagna libero di incornare a rete, ma anche Antenucci avrebbe potuto raccogliere il suggerimento essendo libero di inserirsi alle spalle dei difensori rossoblù. Marcando a zona il riferimento per la retroguardia genoana è il pallone e non l’uomo.

Nell’immagine in alto un’altra azione pericolosa della Spal sempre sugli sviluppi di un calcio da fermo. Questa volta non c’è il cross al centro ma uno scambio sulla destra che libera al tiro Fares, la cui conclusione deviata verrà raccolta in un secondo momento da Antenucci, ancora una volta libero di inserirsi alle spalle della retroguardia rossoblù. Le problematiche della marcatura a zona sono principalmente due: il riferimento è il pallone, nel momento in cui c’è uno scambio la difesa è costretta a muoversi perdendo le distanze e gli uomini da marcare. Il secondo “handicap” è rappresentato dalla concentrazione: per essere efficace la marcatura a zona prevede massima concentrazione da parte degli uomini chiamati a difendere, abbinata ad un certo dinamismo necessario nel dover attaccare la palla. Nel Genoa sembra difettare proprio la concentrazione, troppo spesso si lascia un uomo scoperto sul lato cieco dell’azione – cioè in direzione opposto rispetto allo svolgimento del gioco – e questa mancanza si paga in termini di efficacia difensiva. Che Prandelli voglia abolire la zona per passare a una marcatura a uomo? Al prossimo calcio d’angolo l’ardua sentenza.

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