ESCLUSIVA PG, Antonini: “Vi racconto quel gol nel derby, quattro anni dopo…”

L'ex difensore del Genoa ha raccontato la stracittadina del 15 settembre 2013, con il trionfo per 0-3 del Grifone

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Luca Antonini, dopo il gol alla Juventus (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
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Quattro anni sono un lasso di tempo importante. Cambiano le cose, nel calcio le rose si svecchiano e dai tabellini fioriscono episodi positivi e negativi che diverranno parte di nostalgici ricordi successivi. Fa parte della prima categoria un derby che il Genoa vinse, il 15 settembre 2013, sconfiggendo la Sampdoria per 0-3: sarà ricordata come la stracittadina di De Prà in mimetica, di Liverani in panchina, una partita dominata in un modo impressionante, partendo da un 3-5-2 col tandem pesante Gilardino-Calaiò. Non segnò il violinista, dunque niente strimpellate sotto la Nord, ma l’arciere sì e scoccò la freccia diretta verso il cuore del tifo rossoblù. A fargli compagnia, per il tris finale, pure la pennellata di “Ciccio” Lodi da calcio piazzato. Il primo gol, però, porta la firma di un atleta che col tempo legherà indissolubilmente il suo nome al Grifone: non solo il gol in quel derby, ma pure una rete decisiva contro la Juventus, al minuto 94′ di una caliente sera al Ferraris, e uno straordinario impegno nell’aiutare una Genoa martoriata e messa in ginocchio dall’ennesima violenta alluvione. Il suo nome è Luca Antonini: Pianetagenoa1893.net ha per l’appunto contattato l’ex difensore del Grifone per ricordare insieme quel magico 0-3 a quattro anni di distanza.

Luca Antonini, dopo il gol alla Samp (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)
Luca Antonini, dopo il gol alla Samp (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

In un derby del genere, esordire con la maglia del Genoa dopo un passato alla Samp non sarà certamente stato il massimo. Peraltro, era arrivato in rossoblù dal Milan, e più di qualche tifoso aveva storto il naso. E invece accade che lei arriva, si mette a disposizione di Liverani e di punto in bianco decide un derby per il Grifone dopo soli 9 minuti…

La sensazione è stata bellissima. Bellissima perché innanzitutto esordire in un derby è il massimo, anche perché ho sempre visto il derby di Genova come uno dei più belli in Italia, se non il più bello. Poi, fare gol dopo 9 minuti è stato il massimo, una soddisfazione enorme. Mi sono “ripulito” del mio passato blucerchiato e penso di essermi meritato sul campo l’affetto dei tifosi. Era il modo giusto, esordire con gol, subito.

Era un derby peraltro caratterizzato da polemiche: ricorderà certamente l’avventura di De Prà, preparatore dei portieri che si vestì in mimetica, andò a spiare la Sampdoria sulle alture di Bogliasco e fu scoperto. Se il Genoa avesse perso quella stracittadina, l’opinione pubblica si sarebbe scatenata. E invece no, il Genoa l’ha vinto per 0-3. Ad andare a segno furono tre giocatori arrivati nella sessione di mercato precedente. Che sensazioni ha provato, vivendo dal campo il gol di Calaiò e la punizione di Lodi?

E’ stata un’emozione importante per tutto lo spogliatoio, per tutto l’ambiente del Genoa, per tutta la città. Viste le tre precedenti partite, nessuno mai si sarebbe aspettato un derby del genere, una vittoria così eclatante, una supremazia territoriale così importante. Si pensava fosse un inizio per fare un grandissimo campionato, i presupposti c’erano ed erano importanti. L’ambiente, la squadra, tutto: è stata una grande partita, vinta nettamente.

Zero a tre finirà pure il derby dell’8 maggio 2016: segnarono Pavoletti e Suso. Ora, lei ha conosciuto l’ambiente del Genoa abbastanza tardi nella sua carriera ma una volta sperimentato non ha più potuto smetter di esserne innamorato. Dispiace solo per quell’episodio circa le polemiche dopo che lei e sua moglie eravate scesi in strada a spalare fango, nel 2014.

Io vivo tuttora a Genova, ho un legame particolare: coi tifosi in generale si è instaurato un rapporto di affetto reciproco, loro me l’hanno fatto sentire soprattutto nei momenti di difficoltà come ad esempio quando avevo problemi al ginocchio, io credo di aver risposto sul campo nel modo in cui loro si aspettavano. Per quanto riguarda quella storia sull’alluvione, a me è dispiaciuto un po’. Non l’ho mai detto, tante persone hanno visto male o nel modo sbagliato la mia decisione di andare ad aiutare. Chi mi conosce, o comunque anche nell’ambiente un po’ tutti sanno che persona sono: lungi da me pensare a qualsiasi altra cosa che è stata, addirittura hanno detto che ho messo la maglietta dell’Adidas per sponsor, o per ché avevo la felpa del Genoa. Sono cose che ho trovato nell’armadio, velocemente, perché ho visto questa situazione pesante in città: ho preso due cose e purtroppo o meno male erano quelle. Quando va a spalare, uno non pensa a cosa mette: pensa solo a quello che deve fare. Mi è anche dispiaciuta un po’ questa etichetta che anche alcuni quotidiani mi hanno messo, però sono di più le persone che hanno apprezzato questo mio gesto. E’ un gesto normale, è stato visto come eclatante perché ero un calciatore di Serie A e venivo dal Milan: in quel momento ero solamente un genovese, una persona come tutte le altre che si è sporcata per aiutare la sua città a rialzarsi. Il messaggio volevo che fosse questo, non che fossi il calciatore andato a spalare. Lungi da me pensare roba così.

Antonini spalatore

Sul suo profilo Instagram, la sera di quel 15 settembre 2013, scrisse: “Non si vive di soli ricordi ma ce ne sono alcuni, pochi, indelebili, che ti porti dietro per tutta la vita”. La mia domanda è questa: ricorda ancora quella notte, in particolare quel gol? Come si arriva ad Antonini che segna al 9′ di un un derby?

Ho ancora tutto in mente, come se fosse successo ieri. Venivo da un anno al Milan in cui non avevo praticamente mai giocato, nel senso che ho fatto le prime partite, poi mi ero infortunato, poi non avevo più messo piede in campo. Quindi, venivo già da un anno precedente in cui non avevo potuto dimostrare sul campo la mia voglia, la mia passione per questo lavoro. La voglia di iniziare la nuova stagione con un’altra maglia, la voglia sempre di dimostrare qualcosa è un’emozione che poi mi ha portato ad arrivare lì davanti e a scaricare in porta da terzino una palla del genere. Lì in teoria sarebbe dovuto esserci un attaccante, ma questa tanta voglia di farmi apprezzare subito dalla nuova società, dai nuovi tifosi, dalla nuova realtà, mi ha portato lì. Nell’esultanza si è visto quanto ci tenessi, quanta voglia matta avevo in corpo, perché me la portavo dietro da un anno.

Lo scorso anno, prima di Genoa-Juventus, spiegò a La Gazzetta dello Sport come il Grifone avrebbe potuto far la sua gara e magari riuscire nel colpaccio, simile a quello che firmò lei al minuto 94 di quel 29 ottobre 2014, su assist di Matri. Che sensazioni ha a proposito del Genoa odierno, una squadra che contro i bianconeri sembrava in procinto di vincere poi però è affondata? Col Sassuolo aveva giocato bene, nell’ultimo match a Udine invece male. Che opinione s’è fatto?

L’idea è che secondo me la squadra è una buona squadra, che deve trovare il giusto assetto. Qualche giocatore nuovo c’è, qualcuno che magari è in rosa da qualche anno deve ancora trovare la giusta forma. C’è bisogno di un po’ tranquillità, di un po’ fiducia. Manca un giocatore fondamentale come Izzo, poi, quindi c’è bisogno di aspettare un attimo che tutti siano nella corretta disposizione, per vedere un Genoa che può dare delle soddisfazioni. Lo spero, perché credo che il Genoa ami Juric, che il tecnico sia molto legato a questi colori e che non veda l’ora di regalare grandi soddisfazioni al popolo rossoblù e anche alla società. Quindi ritengo che la squadra sia buona, che abbia bisogno di tempo, ma soprattutto di risultati positivi per ritrovare la fiducia che molto probabilmente manca visto il finale dell’anno scorso. C’è stata una salvezza tirata, fino all’ultima giornata, con incomprensioni, con una tifoseria che era anche un po’ contro la squadra. Oggi il Genoa viene  da un percorso precedente un po’ turbolento, c’è bisogno di un assestamento. Una volta superato, sono straconvinto che possa fare un gran bel campionato.

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