ESCLUSIVA PG, Rivara: “Genoa, io di derby non ne ho mai persi”

Il centrocampista di Ronco Scrivia, 255 caps col Grifone, ha raccontato i derby da lui vinti: "Sabato? Speremmo!"

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La figurina Panini con i colori invertiti del Genoa 1963-64 (Archivio Franco Ricciardi)
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Erano altri tempi. I gloriosi Sessanta, calcio rude e grezzo. Nei paludosi rettangoli di gioco che allora ricoprivano la superficie d’Italia, Franco Rivara metteva in campo tutta la sua grinta, unita a un agonismo esemplare, per portare avanti i colori del Genoa. Sono ben 255 le presenze accumulate da “la Tigre di Ronco Scrivia” con la casacca rossoblù, spalmate in un periodo di limbo tra Serie A e cadetteria, tempi da duri. Il calcio non era un mestiere scenografico come oggi, tant’è vero che una volta appesi gli scarpini al chiodo Rivara lavorò in banca. Eppure, nonostante l’infaticabile ratio polmonare impiegata nello svolgimento della doppia fase, non sono certo passati inosservati i due gol da lui siglati nelle partite più attese della stagione, le stracittadine. Per ricordare quei momenti, e inquadrare meglio la gara in programma sabato sera, PianetaGenoa1893.net ha dunque contattato in esclusiva l’ex centrocampista del Grifone.

File:Franco Rivara.jpg

Signor Rivara, segnare in un derby non è certo roba da tutti i giorni…
Io di derby ne ho fatti un bel po’, sia in Serie A che in Serie B, poi ho avuto anche la fortuna di fare due gol, uno per categoria. Lo dico sempre: una volta forse c’erano magari più giocatori locali, loro sentivano maggiormente il derby, mentre adesso è una partita a sé, una partita che se si perde lascia il segno.

Tantopiù al Ferraris, è la gara delle gare, la madre di tutte le battaglie. Tempo fa disse: “Il derby di Roma è qualcosa di incredibile, però il sapore del derby di Genova è speciale”.
Ma da tutte le parti, io ho tanti amici che giocavano i derby da ogni luogo d’Italia. Lo sentivi, erano partite nelle quali serviva a tutti i costi far risultato. Si cercava ovviamente di non perderla, perché sennò dunque poi lascia il segno. Tra l’altro, oggi, il Genoa ha pure bisogno di punti: doppiamente dovrebbe uscire dagli spogliatoi con la voglia di vincere.

Nel marzo 1966, la Sampdoria di allora subì una delle sue poche sconfitte stagionali. A confezionarla fu proprio lei, in una gara le cui immagini salienti furono trasmesse in differita dalla Rai prima dell’ora di cena.
Di gol ne feci due, come detto, quello lì fu in Serie B. Devo dire che io ho già una mentalità tale per cui, essendo un mediano difensivo, ben poche furono le volte in cui mi sganciavo per andare in attacco. Quelle poche volte che lo facevo, però, dicevo: “Più o meno la porta è là”. Calciavo, a volte andava bene, e infatti qualche gol l’ho sempre fatto. L’ho fatto alla Sampdoria, ma pure ad altre squadre, proprio per la mentalità, una mentalità che mi veniva da dentro: quando ero lì non dovevo mai perdere palla, perché se fosse successo sarebbe partito il contropiede loro. Allora arrivavo a un certo punto e calciavo. Con la Sampdoria m’è andata bene due volte (ride, ndr)”.

Oltretutto, leggendo le statistiche, si evince immediatamente come non siano affatto pochi 14 gol per un mediano. Ci può raccontare, però, di quella volta in cui le toccò marcare Pelé?
Ma io infatti ero un mediano di difesa, non certo un centrocampista d’attacco. Un mediano di difesa, di quelli vecchio stampo, uno che marcava solitamente la mezzala avversaria più avanzata, cioè quella più di punta. E quelle poche volte in cui riuscivo ad andare all’attacco cercavo di farlo in un modo tale da non perder palla: se vedevo la porta, calciavo. Così, ripeto, m’è andata bene nel derby. Poi ho avuto anche diversi compiti difficili, come dice lei io marcai Pelé quando ci fu quella partita lì a Genova, col suo Santos. In quel periodo ce n’erano di giocatori bravi, c’era Amarildo, c’era Angelillo che poi sarebbe venuto da noi, erano veramente bravi. C’era Gianni Rivera, dei nostri italiani.

Il presidente del Genoa Club Ronco Scrivia, Franco Martini, tra Franco Rivara e Sidio Corradi (foto Pianetagenoa1893.net)
Il presidente del Genoa Club Ronco Scrivia, Franco Martini, tra Franco Rivara e Sidio Corradi (foto Pianetagenoa1893.net)

Lei non ha mai perso un derby. Neppure Ballardini però, visti i due successi nel 2011 e il pareggio strappato nel 2013, grazie al gol di Matuzalém che per moltissimi versi ricorda il suo nel 1963…
Speriamo che anche questa volta gli vada bene.

In particolar modo, i giornali raccontano: “Dall’alto scendeva un pallone di Rivara, e il portiere prendeva farfalle”…
Indubbiamente il portiere era fuori dai pali. In quel momento, in un gol, adesso non mi ricordo quale, calciai veramente in porta cercando di mandare la palla all’incrocio dei pali. Nell’altro invece ero in mezzo a due giocatori della Sampdoria, per non perdere palla ho calciato. E ho calciato dicendo: “Bah, più o meno la porta è là”. E per combinazione fu gol, il portiere era fuori dai pali e la palla s’è un po’ impennata e andò a finire a rete. Però a volte i derby si vincono anche così.

Due anni fa ci raccontò di come il calcio una volta era diverso. In che misura anche la stracittadina cambia col tempo?
Indubbiamente il derby è sentito un po’ da tutte le parti, però, come ho detto prima, una volta c’erano più giocatori locali, che venivano dalla zona. Io ad esempio venivo dal settore giovanile, sapevo già cos’era il derby da lì, feci tutta la trafila e dunque uno si rendeva conto. Poi si arrivava in prima squadra e abitando vicino a Genova il derby si sentiva doppiamente, si entrava in campo con la mentalità già diversa. Magari gli stranieri non la pensano così, per loro il derby è una partita importante, però quello che provavamo noi non so se questi che vengono da fuori lo sentono. Un po’ come oggi, se va bene, va bene per tutta la settimana. Se va male, a un bel momento era molto difficile, dura da digerirlo.

Se le chiedessi la ricetta di Rivara per vincere un derby? C’è qualche consiglio che darebbe a Ballardini, lei che non è mai uscito sconfitto contro il Doria?
A Ballardini non darei nessun consiglio, so benissimo com’è il derby e come ci si comporta. E lui anche, io penso che caricherà la squadra, pronta per il derby. Poi, come dico, con un po’ di fortuna anche in più, speriamo di vincere. Di fatti, io sia in A che in B con la Sampdoria non ho mai perso.

Sempre nel 2016, ammise di apprezzare particolarmente Ansaldi e Lamanna. Nel frattempo, s’è aggiunto qualcuno alla lista?
Diciamo di no, nel senso: cercando tra i giocatori del Genoa dopo che c’è stato il derby, ed è finita la partita, a quello che ha segnato il gol che magari ha fatto vincere i tre punti gli si dà un bel 10 di voto. E’ normale.

Perfetto, la ringrazio per il tempo che mi ha concesso.
Prego, ci manca. E sabato mi raccomando, speremmo ben.

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