ESCLUSIVA PG, Fiorin: “Il gol contro il Cesena mi fece capire cosa vuol dire essere genoani. La gara con il Toro? Sfida tra bomber di razza”

L'attaccante, doppio ex di Genoa e Torino, racconta: "Piatek ricerca il gioco più che la potenza, forse lo posso definire sotto certi aspetti uno Skuhravy più moderno"

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Valeriano Fiorin
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Il suo gol al volo contro il Liverpool è rimasto per anni nell’immaginario rossoblù. In vista di Torino-Genoa Pianetagenoa1893.net ha contattato il doppio ex Valeriano Fiorin per analizzare la partita e la stagione di Piatek e Belotti, due dei possibili protagonisti del confronto  tra granata e Grifone.

Da attaccante a attaccante. Si aspettava un avvio così convincente da parte di Piatek?

Piatek è un giocatore molto forte, in pochi si aspettavano potesse avere un impatto del genere nel campionato italiano. È arrivato da semi sconosciuto da un campionato minore e nel giro di poche settimane si è imposto come uno degli attaccanti più prolifici d’Europa. Il Genoa aveva bisogno di un bomber con le sue caratteristiche e con i suoi gol può portare la squadra a raggiungere una posizione di classifica più adatta al suo blasone. Quando lo vedo giocare mi colpisce per movimenti e senso della porta: è destinato a una grande carriera.

Piatek
Piatek (Foto Genoa cfc Tanopress)

Torino-Genoa non sarà solo la sfida tra due delle squadre storicamente più prestigiose del campionato italiano, ma anche un confronto tra attaccanti di razza

Senza dubbio è così. Sia Genoa che Torino hanno la fortuna di avere tra le proprie fila un attaccante capace di fare la differenza risolvendo con una giocata anche le partite più complicate. Sarà un bel duello. Belotti e Piatek sono attaccanti dal grande istinto, forti sotto porta e capaci di creare superiorità numerica con le loro giocate. Piatek è più un uomo d’area bravissimo nel rubare mezzo metro al difensore con il solo controllo di palla, mentre il “Gallo” predilige partire da lontano e cercare l’uno due con il compagno per inserirsi e arrivare al tiro.

Andrea Belotti contro Shkodran Mustafi (Foto Claudio Villa/Getty Images)

Piatek può ricordare Skuhravy?

Sotto certi aspetti si. Thomas era fisicamente incredibile e di testa erano tutte sue, Piatek invece è più tecnico. Per il mio Genoa era manna dal cielo poter far affidamento su un attaccante del suo livello, sportivamente cattivo e gran trascinatore: era un vero carrarmato. Da quanto ho visto fino ad ora Piatek ricerca il gioco più che la potenza, forse lo posso definire sotto certi aspetti uno Skuhravy più moderno.

Tra Genoa e Torino che partita sarà?

Una partita equilibrata, entrambe sono reduci da un periodo in cui hanno incontrato difficoltà e vorranno cercare di conquistare i tre punti per migliorare la loro classifica, quindi per le difese saranno novanta minuti molto impegnativi. Da genoano spero che il grifone riesca a fare risultato.
Il punto nel Derby? Una spinta in più, perderlo avrebbe portato a conseguenze devastanti sotto il punto di vista del morale. L’anno in cui arrivammo al quarto posto fu proprio la vittoria nella stracittadina che avviò la cavalcata che ancora oggi tutti noi ricordiamo.
L’anno seguente se fossimo riusciti ad arrivare in finale di Uefa avremmo incontrato proprio il Toro, sarebbe stata una bella pagina per il calcio italiano.

Il derby di Branco, l’impresa con il Liverpool, la duplice vittoria sulla Juve. Tra le tante storiche  partite di quegli anni ne ricorda un’altra in particolare?

Certo. Mi è rimasta nel cuore la partita contro il Cesena nel primo anno di Serie A con il professor Scoglio in panchina. Il mio gol a “Seba” Rossi, mio ex compagno nella Primavera del Cesena, valse il pareggio che ci portò di fatto alla salvezza, suggellata la settimana dopo al Ferraris grazie alla vittoria sull’Ascoli. Ricordo che ci fermammo in autogrill dove incontrammo alcuni tifosi che mi portarono quasi in trionfo per quella rete. Mi sentii un re. Quella volta ho capito cosa vuol dire essere genoani e mi innamorai di questi colori.

Valeriano Fiorin con l maglia del Genoa (Foto Wikipedia)
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