Il VAR riduce gli errori però gli arbitri devono migliorare

Delucidazioni al protocollo in merito alla concessione del rigore e alla sua esecuzione

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VAR
On field review VAR in corso (da uefa.com)
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La sosta delle Nazionali ha permesso ai vertici arbitrali di integrare le spiegazioni al protocollo VAR. Ci ha pensato Nicola Rizzoli, designatore di Serie A, uomo di punta (e d’immagine) dell’AIA. Il tema più delicato è naturalmente quello del calcio di rigore. La regola 12 del regolamento è stata oggettivizzata per esigenze di semplicità e uniformità d’applicazione. Meno discrezionalità agli arbitri, protocollo più rigido: queste le direttive IFAB. Tradotto: nello spirito del gioco del calcio non è consentito fare gol (e parimenti ricevere palla) con un tocco di braccio. Perciò dall’attuale stagione è stata abbassata la soglia di punibilità per concedere un rigore.

L’arbitro ha una residualità interpretativa in due circostanze: posizione innaturale delle braccia (aumento del volume del corpo) e posizione sopra le spalle degli arti superiori. L’eccezione è rappresentata dal celebre caso Granqvist in Juventus-Genoa del 2013: se il calciatore gioca intenzionalmente il pallone e finisce per colpirsi il braccio, il tocco non è punibile. E’ quasi in disuso il criterio della distanza ravvicinata dalla palla e non è altrettanto dirimente se la palla abbia previamente colpito una parte del corpo e poi il braccio.

Un’altra situazione che può fare da precedente: Genoa-Atalanta 3-1 dell’anno scorso, rigore ai bergamaschi. Mancini e Romero saltano entrambi per contentere un pallone alto, il primo tocca la palla di testa facendola carambolare sul braccio del difensore del Genoa: la decisione del rigore (on field review) è, con l’interpretazione odierna, corretta.

Nonostante il protocollo VAR sia cambiato rispetto a un anno fa restano delle “zone grigie”, frutto della dinamica. In tali situazioni è fondamentale la discrezionalità dell’arbitro e la proficua comunicazione che questi intrattiene con gli uomini VOR.

Infine, l’esecuzione del rigore. Il VAR presterà grande attenzione al momento in cui i calciatori faranno ingresso in area, prima del tiro. Aumenteranno i casi di rigore ribattuto e punizioni indirette: l’IFAB vuole così facilitare la vita ai portieri che avranno una frazione di tempo in più per neutralizzare l’eventuale ribattuta.

Il VAR non è verbo aureo ma è uno strumento prezioso che riduce il margine d’errore arbitrale (l’anno scorso abbattuto del 5%). Tuttavia, riconosciuta l’estrema difficoltà di un mestiere soggetto a tante pressioni, pure gli arbitri devono allenarsi e migliorare perché se di media l’intervento VAR richiede 86″ troppe partite finiscono quasi al 100′. Come se la tecnologia richiedesse un tempo supplementare.

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