L’ultima battaglia (per evitare la serie B)

Il Genoa ha più speranze di salvarsi: l'Inter sarà costretta a battere l'Empoli per entrare in Champions. Ma gli uomini di Prandelli dovranno solo pensare a lottare a Firenze

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Marco Liguori
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E così miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso siamo arrivati allo scenario peggiore per il Genoa. I rossoblù pareggiano solo grazie a un rigore sabato al Ferraris contro il Cagliari, mentre l’Empoli, assistito da eroico e salvifico furore (quello che, ahimè, manca ora al Grifone) stende 4-1 il malcapitato e attonito Torino. Per fortuna ieri sera è arrivato un altro 4-1, quello inflitto dal Napoli a un’Inter piccina picciò, a rinfrancare le speranze di salvezza rossoblù: i nerazzurri dovranno infatti battere l’Empoli se vogliono evitare l’onta di essere superati dai dirimpettai del Milan, impegnati in una gara facile facile a Ferrara contro la Spal già salva da tempo.

Il Genoa sarà impegnato nella “fatal” Firenze, dove ha già conosciuto due retrocessioni nel 1978 (0-0 contro la Fiorentina) e nel 1995 (spareggio perso col Padova). In presenza della possibile sconfitta dell’Empoli (a 38 punti, +1 sul Grifone) nel San Siro interista basterebbe dunque un pareggio: a pari punti, il Genoa sarebbe salvo per il vantaggio negli scontri diretti. Ma gli uomini di Cesare Prandelli non dovranno puntare a questo: dovranno affrontare la gara del “Franchi” nell’ultima battaglia per evitare la serie B puntando alla vittoria e non pensando ai risultati altrui, ma giocando la propria gara. Certo non sarà facile, vista la pochezza del reparto offensivo: ha costruito 7 occasioni da gol contro le appena 3 del Cagliari, ma è riuscito a segnare soltanto su rigore. Le reti arrivano col contagocce: 4 nelle ultime 5 partite, che hanno fruttato appena 3 pareggi. Vi abbiamo anche illustrato la media punti davvero bassa di Prandelli e la confusione di moduli utilizzati nelle ultime 19 partite.

Ma ora il Genoa deve pensare soltanto all’ultima gara decisiva per la sopravvivenza contro la Fiorentina anch’essa in crisi, a soli tre punti dai rossoblù: niente calcoli e previsioni, soltanto gioco. I processi e le critiche, giustamente già in atto in gran parte della tifoseria da alcune settimane, si potranno svolgere soprattutto a risultato acquisito, dopo la gara di Firenze: è da ricordare, comunque, su tutto però si erge l’errore più grave di tutta la dirigenza, la cessione di Piatek che ha privato la formazione di Prandelli del suo potenziale offensivo. La squadra svolge infatti una “fatica di Sisifo” per attaccare e soprattutto tirare in porta: ma se non si depone il pallone nella porta avversaria è un po’ come dicono gli insegnanti di certi alunni, «bravo, intelligente, ma non si applica». E speriamo (anzi, speremmu) che Prandelli almeno per questa partita possa invertire tutto ciò. Un esempio: sabato c’erano Pereira e Criscito che hanno provato a crossare dalle fasce per trovare spazi e crossare, ma non c’era nessuno che potesse raccogliere i suggerimenti soprattutto quelli aerei. Se si riuscisse ad attaccare da questi settori del campo, inserendo Kouamé dal primo minuto e Romero (rientra dalla squalifica) che almeno ci provano di testa, potrebbe costituire una buona arma per mettere in difficoltà la retroguardia viola. Ma soprattutto, come chiedono a gran voce i tifosi, niente dichiarazioni di vittoria o similari: la squadra dovrebbe lavorare per far dimenticare il pessimo rendimento ottenuto dopo la ormai lontana vittoria di marzo con la Juventus. Ci saranno probabilmente a Firenze i tifosi (il Genoa club Oregina ha preparato un pullman) a sostenere l’idea rossoblù, parafrasando Petrarca, «ché l’antiquo valore nei genoani cor’ non è anchor morto: se dovesse accadere l’irreparabile, quella non retrocederà mai. Passo e chiudo!

P.S. Speriamo che la Lega di A faccia rispettare la benedetta contemporaneità delle partite

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