Il Genoa riparte dal senso di squadra

La splendida prestazione di chi ha trovato meno spazio scuoterà qualche rendimento piatto

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Czyborra Melegoni Dumbravanu Genoa
Il gol di Czyborra contro la Juventus, i complimenti di Melegoni e Dumbravanu (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Per cento minuti, o forse più, il Genoa è stato alla pari della Juventus che a torto, e con il consueto sadismo, è stata considerata di riserva. Eccettuato Buffon, un monumento al ruolo che si è complimentato con Paleari per l’ottima prova individuale, Pirlo ha schierato almeno cinque, se non sei, uomini di movimento che sarebbero titolari in qualsiasi formazione d’Europa. Il merito del Grifone è chiaro: aver fatto dannare la squadra favorita fino alla fine dei tempi supplementari. Salvataggio di Arthur su Radovanovic compreso. «Queste sono conferme. A parte i primi venti minuti rinunciatari, ce la siamo giocata» ha analizzato lucidamente Ballardini, con il solito cipiglio granitico a nascondere stavolta la soddisfazione per una prestazione completa nelle due fasi di gioco da parte dei suoi ragazzi. Non può essere un gol a mezzanotte, per di più con doppia deviazione, a inquinare i giudizi.

Il Genoa è finalmente squadra, ciò che non è mai stato nei primi mesi di stagione. Ballardini ha toccato le corde giuste di una squadra che, da distante, evidentemente conosceva meglio di chi la osservava tutti i giorni da vicino. Pochi interventi ma chirurgici: così i rossoblù hanno trovato la giusta alchimia per ripartire in classifica e nel gioco, cresciuto rispetto alla pregressa trama abulica e priva di ogni forma di concretezza tecnica e temparamentale. Dunque, talune prestazioni non sono casuali: soprattutto contro certe squadre con la vittoria tatuata nel dna. Talune prestazioni sono ancor meno casuali se occorse con cinque calciatori cresciuti nel vivaio rossoblù, tre dei quali (Dumbravanu, Rovella ed Eyango) di vent’anni d’età, debuttanti o giù di lì.

A Torino non si è vericato il miracolo calcistico che, quasi in contemporanea, prendeva forma sotto la fitta neve di Kiel, dove la squadra di casa (terza in Zweite Liga) ha eliminato il Bayern Monaco campione di tutto dalla Coppa di Germania, che da quelle parti si chiama Pokal, ai calci di rigore. In compenso, però, nello stadio latino che porta il nome di una compagnia di assicurazione è emerso che in questo nuovo Genoa nessun titolare è certo del posto: la splendida prestazione di chi ha trovato meno spazio in stagione – ingeneroso, oltreché cinico, chiamarli riserve – è un pungolo che sicuramente scuoterà qualche rendimento piatto. La stagione è ancora lunghissima. Ben più lunga di cento minuti, o forse più.

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