GRIFO D’ATTACCO – Vuoto societario al Genoa, 777 deve dare una risposta

Serve unità d'intenti e una nuova squadra manageriale rossoblù

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Rovella Shevchenko Nuti Genoa Ballardini 777 Partners
Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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Il Genoa non riesce a battere il neopromosso Venezia: la situazione di classifica resta pencolante. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 234ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Partiamo dall’analisi dello 0-0. «Tatticamente il Genoa ha disputato una partita ordinata nella quale Sirigu ha compiuto due interventi, seppur non miracolosi, anche complice l’atteggiamento rinunciatario del Venezia che schierava solo due elementi (Romero e Caldara) abituati al palcoscenico della Serie A. Tuttavia al Grifone è mancato l’ingrediente più importante per conseguire una vittoria necessaria per la classifica e per trovare fiducia ed entusiasmo: il gol. L’ha sfiorato Ekuban, subentrato a freddo dopo l’infortunio al flessore di Destro, che poi Ballardini ha tolto dopo nemmeno mezz’ora di gioco, proprio come fece con Eyango contro il Bologna nella scorsa stagione: così facendo il tecnico corre il rischio di bruciare i giocatori e spaccare l’ambiente rossoblù».

Società vacante, allenatore, spogliatoio: come ripartire le quote di responsabilità di un avvio di stagione così deludente? «La principale responsabilità è della precedente gestione di Preziosi che ha allestito una squadra modesta, disorganica e incompleta: mi interrogo sui motivi che hanno spinto Ballardini ad accettare tale precarietà, posto che nella recente storia genoana ricordo solo Giorgi dimissionario. Al mister vanno riconosciute delle massime attenuanti – mercato in ritardo e uomini arrivati fuori condizione – ma continuo a non capire taluni suoi esperimenti tattici, l’alternanza di calciatori non complementari oltre all’assenza di continuità nelle scelte tecniche: invero la rosa del Genoa è come un confuso mazzo di carte il cui seme non va a punti».

Gradinata Nord piena nei limiti pandemici ma al Ferraris erano presenti meno di ottomila spettatori paganti. «In una gara così delicata e da vincere il dato dell’affluenza è bassissimo e deve far riflettere – unitamente ai fischi al termine della partita – poiché credo che presso i tifosi genoani il disincanto della cessione societaria stia per svanire. Il silenzio è d’oro, soprattutto se paragonato alla vulcanicità del passato, ma fa rumore il vuoto societario attorno a squadra e Ballardini, il quale non ha interlocutori con cui misurarsi: entro pochi giorni i rappresentanti della holding 777 Partners devono farsi sentire con una risposta concreta. Serve unità d’intenti e una nuova squadra manageriale, competente e affiatata, che affronti la crisi del Genoa che rischia la retrocessione».

Venerdì sera Empoli-Genoa prima della sosta. «La squadra dell’ex mister Andreazzoli sta volando con quindici punti in classifica, tanti quanti la Juventus sconfitta allo seconda giornata allo Stadium che peraltro è finita in ritiro al pari della Sampdoria. La trasferta al Castellani rappresenta una gara difficile per il Genoa poiché nelle prime undici partite, dunque oltre un quarto di stagione, l’Empoli ha espresso gioco, sbloccato la prolificità di Pinamonti e messo in campo un’identità che i rossoblù non hanno costruito negli ultimi due mesi di tempo. Tutto il peso dell’attacco sarà sulle spalle di Felipe Caicedo, alla prima chiamata da titolare».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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