Genoa, scaccia la rassegnazione

Se permanesse questo atteggiamento, unito alle colpe del presidente Preziosi, sarà quasi impossibile evitare il baratro della serie B

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Marco Liguori
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La fotografia principale del derby lato Genoa: corre l’81 e Sanabria vola verso la porta della Sampdoria. Potrebbe tirare e invece mette un pallone al centro, dove non c’è alcun compagno e l’azione sfuma. Probabilmente, miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso, è questa l’azione che rende meglio lo stato di confusione che regna nella squadra di Thiago Motta: un attaccante, invece di provare a tirare (magari spaccando tutto, sbagliando o centrando il sacco) ci rinuncia. Poi è arrivato il gol di Gabbiadini sull’errore di Ghiglione che ha chiuso la gara. E che dire dell’infinito possesso palla dei rossoblù, con tanti passaggi orizzontali spesso anche pericolosi, poiché diventavano occasioni per i blucerchiati. E’ chiaro che non avendo uomini che saltano gli avversari, il tecnico si è inventato il giro palla: ma non è adatto per una squadra che lotta per non retrocedere in serie A. Serve il gioco all’italiana: catenaccio e contropiede, velocità e impeto non appena l’altra squadra perde il possesso del pallone. Altrimenti si perdono punti importanti per restare in serie A. Ma il Genoa attuale, il contropiede non riesce proprio a farlo.

Ripeto ciò che abbiamo scritto una settimana io e Federico Santini: le responsabilità del presidente Preziosi sono tante. Ha costruito una squadra che, oltre a non avere giocatori (soprattutto esterni) che saltano l’uomo, ha preso un centravanti, Pinamonti, che non fa (come si dice in gergo) salire la squadra, ma attende i palloni da fermo. Questa mancanza non è da poco: impedisce di scattare in caso di contropiede: il famoso centravanti “alla Borriello” di cui parlavo giorni fa. Ciò fa capire che se anche arrivasse Ballardini o un altro allenatore (o, visto l’andazzo dei cambi in panchina, ritorni Andreazzoli) che gioca all’italiana, con l’organico attuale potrebbe fare ben poco: l’unica freccia veloce all’arco rossoblù era Kouamé, ma com’è noto è fuori gioco per infortunio. Sparito l’ivoriano è come si fosse spenta la luce nel reparto offensivo. In più, non si vede una reazione d’orgoglio, ma una lenta e inesorabile rassegnazione. E vorrei dire con decisione: scacciatela questa rassegnazione, madre di tutte i problemi attuali, sarebbe già qualcosa per provare a lasciare la penultima posizione ed evitare di sprofondare in serie B. Altrimenti è praticamente impossibile evitare il baratro.

Ecco perché vedo molto difficile per il Grifone uscire dal tunnel. Intendiamoci: le vie del calcio sono infinite e magari sabato prossimo l’Inter incappa in una giornata storta e i rossoblù potrebbero uscire da San Siro con punti importanti. Ma allo stato attuale, tutto questo fa parte del libro dei sogni: per ora è soltanto sofferenza. Passo e chiudo!

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