Massimo Prati: si possono perdere anche i derby, ma se scegli la storia vinci nella vita

Lo scrittore genovese e tifoso genoano spiega: «A Genova c’è solo una squadra che rappresenta storicamente, integralmente e compiutamente la nostra città»

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Il Genoa_1924-25
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Queste mie pagine facebook sono state concepite come pagina sganciate dall’attualità. Qui parlo, e ho parlato, di storia del calcio, di storia del Genoa e di storia di Genova. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi parlero’ di storia delle rivoluzioni e di storia del movimento operaio.

Ma, siccome non vorrei dare l’impressione di “fare finta di niente”, per oggi ho deciso di dedicare un titolo all’attualità e alla nostra sconfitta nel derby e, a partire da quella sconfitta, fare una serie di riflessioni che a quel titolo si ricollegano.

Qualche tempo fa ci fu una polemica nella città di Genova che coinvolse stampa, televisioni locali, opinionisti e dirigenti di club. La querelle nacque da una battuta di un personaggio pubblico di fede genoana che, più o meno a grandi linee, ribadì come a Genova ci fosse solo una squadra (e ovviamente, vista la fede calcistica di chi aveva pronunciato la frase, appariva abbastanza chiaro che si stava facendo riferimento alla squadra del Genoa).

Ad ulteriore complicazione, quella battuta fu pronunciata da questo noto personaggio televisivo in occasione di una premiazione ufficiale, e quindi non in veste, per così dire, «privata», di uomo di spettacolo; ma in qualità di rappresentante istituzionale, e più precisamente di Presidente del Palazzo Ducale di Genova, attività, quest’ultima, che la persona in questione svolge (o svolgeva) insieme a quella, appunto, di comico e attore.

Nelle ore e nei giorni successivi a questo fatto, la polemica salì di tono, fino a quando l’autore di quella battuta rettificò, cercò di spiegare e di scusarsi, invitò i dirigenti della Sampdoria in quello stesso Palazzo Ducale dove aveva avuto origine l’incomprensione e, alla fine, tutto tornò alla normalità.

Vivendo all’estero, da quasi sedici anni, può darsi che io mi sia perso qualche dettaglio o qualche passaggio ma, a grandi linee, la vicenda dovrebbe essersi sviluppata in questi termini.

Io invece quel concetto, che indicava il Genoa come unica squadra di Genova, vorrei riprenderlo, formularlo in modo più chiaro e schematico, e ribadirlo. D’altra parte, il discorso è strettamente legato al filo conduttore del mio primo libro, “I Racconti del Grifo”, visto che il suo sottotitolo è «Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova».

E il concetto che volevo precisare e ribadire è fondamentalmente il seguente: a Genova c’è solo una squadra che rappresenta storicamente, integralmente e compiutamente la nostra città.

Questo, a mio parere, è vero almeno in base a quattro criteri oggettivi: 1) La primogenitura. 2) La continuità cronologica. 3) L’uniformità. 4) La territorialità.

Il criterio della primogenitura direi che è piuttosto evidente. Il Genoa è stato fondato nel 1893 e, piu’ o meno a partire dal 1896, ha iniziato a giocare nella piazza d’Armi di Campasso, a Sampierdarena. Ai bordi di quel campo, ad assistere a quelle partite, verosimilmente c’erano gli “autoctoni” sampierdarenesi, che da bravi scolaretti guardavano, prendevano appunti, e nel 1897 decisero di passare alla pratica del calcio, fondando il Liguria (una delle numerose squadre “antenate” della sampdoria). Del resto ci sono attestazioni che dimostrano come James Spensley si presto’ ad insegnare i rudimenti del calcio ai soci dell’Andrea Doria. Quindi abbiamo fatto da maestri anche all’altra “antenata” della Sampdoria.

I criteri della continuità cronologica, dell’uniformità e della territorialità, rispetto al Genoa sono facilmente riassumibili: club di Genova, fondato nel 1893, che sin dalla nascita ha avuto una sua chiara e permanente fisionomia.

Mentre il discorso su questi criteri (o meglio sulla non rispondenza a questi criteri) per cio’ che riguarda la Sampdoria è una questione lunga da esporre, in ragione delle vicende contorte della storia di quella società. E sarei pronto a scommettere che il 90% dei sampdoriani non le conosce.

Tra le squadre “antenate” della Sampdoria possiamo annoverare (in ordine cronologico): il Liguria 1897; la Sampierdarenese 1899; l’Andrea Doria (sezione calcio 1900); l’lItala Rivarolo e l’Enotria Bolzaneto, che insieme al già citato Liguria 1897 diedero vita alla Associazione Calcio Ligure, la quale, a sua volta, nel 1919 si fuse con la Sampierdarenese; la Dominante 1927 (nata dalla fusione di Andrea Doria e Sampierdarenese); il Liguria 1930 (Andrea Doria, Sampierdarenese e Corniglianese); il Liguria 1937 (Andrea Doria, Sampierdarenese, Corniglianese, Rivarolese). Per poi arrivare al 1946, con Sampierdarenese e Andrea Doria che portano alla nascita della Sampdoria.

Insomma, nel riassumere questa complicata e poco affascinante parabola viene in mente il titolo di un celebre romanzo di Luigi Pirandello: “Uno, nessuno e centomila”.

Da queste poche righe si intuisce facilmente come i criteri di continuità cronologica e uniformità per la Sampdoria vengano meno. Ma, da questa esposizione, anche il criterio della territorialità va in pezzi, (intendendo, per criterio di territorialità, il rapporto tra un club di calcio e la città di Genova).

Come ho appena spiegato, tra le antenate della Sampdoria troviamo club calcististici di Bolzaneto, Rivarolo, Cornigliano e Sampierdarena; tutte realtà geografiche che fino al 1926 erano comuni autonomi e che quindi, storicamente e amministrativamente, erano altro rispetto a Genova.

Per questo dico che noi Genoani abbiamo la fortuna, e il merito, di essere parte della squadra che rappresenta storicamente, integralmente e compiutamente la città di Genova, la sua massima espressione calcistica.

Solitamente facciamo parte del Genoa per tradizione familiare e perché abbiamo scelto coscientemente di tramandare quella tradizione.

E quando fai una scelta cosi’, puoi anche perdere una serie di derby. Ma vinci sempre nella vita.

Massimo Prati

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