Genoa, quanto pesano gli episodi capitati tra Neustift e Salerno

Ballardini deve trovare la quadra ma da luglio a oggi ci sono stati troppi intoppi

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Bianchi Gagliolo Genoa
Gagliolo, nato a Imperia da madre svedese, pressa Flavio Bianchi (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Nel periodo storico calcistico M.C. – ossia Medio Covid poiché gli impianti sportivi non sono completamente aperti come in passato e gli intervistati stanno a distanza di sicurezza come i protagonisti manzoniani – l’episodio ha assunto una centralità che prima non aveva, o se ce l’aveva era solo in minore misura ed impatto sulla singola partita. Sono tanti gli esempi più o meno direttamente riconducibili al Genoa che nella maggioranza dei casi avrebbero cambiato presso i tifosi la percezione degli eventi: da ultimo i fatti di Salerno i quali – unitamente alla sosta nazionali che è prodromica a ripensamenti tecnici – se fossero occorsi in un’era non così tanto distante dal neonato capitolo yankee avrebbero comportato il licenziamento in tronco di Davide Ballardini e l’insediamento di un nuovo corso rossoblù. I tempi (e i poteri) sono mutati, così come dovrebbe temperarsi l’impulsività di una tifoseria che, parimenti alla nuova società, è chiamata all’unità e al salto di qualità.

A Salerno Ballardini si è trovato costretto a far giocare i giovani Kallon e Bianchi in attacco: il tecnico del Genoa non poteva fare altrimenti giacché è largamente accettata la decisività di Pandev ma solo a gara in corso, come disequilibratore della partita, e la precarietà della condizione di Ekuban (recuperato nell’allenamento di venerdì e destinato alla tribuna, non fosse stato per l’infortunio di Destro). I giovani rossoblù, che distanti molti metri da Belec hanno comunque lottato su ogni pallone e aiutato la squadra, si sono ben comportati arrivando persino a sfiorare il vantaggio nei minuti di recupero del primo tempo: se Bianchi avesse scaricato all’incrocio dei pali l’ultimo pallone, intercettato da Badelj e movimentato da Kallon, molti loderebbero le qualità dei “ragazzi terribili” del Genoa senza parlare di “ragazzi acerbi”, manco fossero mele sotto il sole di agosto. La legge del palo di Nereo Rocco è sempre valida.

Il secondo episodio dell’Arechi riguarda proprio Ekuban. A otto dal termine l’attaccante del Ghana altera, seppur impercettibilmente, la traiettoria del tracciante calciato da Ghiglione, e proveniente da Cambiaso dal lato opposto, mettendo così fuori causa l’attonito Pandev il quale nella sua strabiliante carriera forse mai gli era capitato un fatto analogo in una situazione di disperato recupero dallo svantaggio. Capirà bene il buon intenditore che, contrariamente, Ballardini sarebbe stato elevato per aver indovinato due sostituzioni in un solo colpo. E invece… É vero che le congiunzioni, i se e i ma, non costruiscono la classifica e le analsi del calcio debbono raccogliere i novanta e più minuti di gioco, soprattutto contro una delle peggiori squadre d’Europa, ma è parimenti confutato che le sette partite del Genoa di mister Ballardini (meno le due iniziali in assoluta precarietà) siano fortemente influenzate dagli accadimenti, dunque dagli episodi, sopravvenuti tra Neustift e Salerno.

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