Genoa, che mazzata: quattordici positivi. La Lega Serie A intervenga

Due giorni fa il Ministro Spadafora aveva annunciato trionfalmente l'allentamento del protocollo...

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Goldaniga Genoa
L'intervento di Edoardo Goldaniga (foto di Genoa CFC Tanopress)

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D’improvviso il calcio giocato passa in secondo piano perché pare che il problema sia stato proprio l’aver giocato. Riemergono, così, quei discorsi che la frivolezza dell’estate sembrava aver archiviato, in un volo d’illusione collettiva dopo una primavera lunga cento giorni tutti uguali. D’un tratto il calcio si riscopre fragile, insicuro e stravolto come un reduce stanco, avrebbe detto Gaber. Stravolto da una notizia che nessuno si aspettava: il Genoa annovera quattordici positività al Covid-19 tra i tesserati. Due erano già stati scoperti tra sabato e la convulsa notte di domenica, gli altri dodici sono sopravvenuti dopo che un membro dello staff rossoblù accusava lievi sintomi di rientro da Napoli. È stato lo stesso Preziosi ad avvisare telefonicamente De Laurentiis prima della diffusione del comunicato stampa.

E la mente di chi era al San Polo o assieme al gruppo viaggia veloce. Dove sono stato, cos’ho fatto, ho seguito le prescrizioni necessarie? Riflessioni personali che confinano con un piccolo esame di coscienza. Le prossime quarantotto ore saranno decisive per capire il bilancio definitivo e la concreta possibilità di giocare Genoa-Torino, a rischio rinvio ma solo a rigore di logica. A livello nazionale c’è un vulnus normativo che la Lega di Serie A ha preferito lasciare irrisposto delegando (forse, sperando) la risoluzione dei casi Covid-19 alla flessibilità dei regolamenti transitori adattabili nelle differenti situazioni sopravvenute. Ad agosto, invece, l’Uefa ha previsto che le competizioni continentali possono giocarsi se “almeno tredici giocatori (incluso almeno un portiere) sono disponibili” mentre in caso contrario essa “può autorizzare una riprogrammazione della partita“.

Tenuto conto che la normativa di rango superiore, in tal caso di matrice Uefa, può colmare la lacuna della fonte inferiore (così sabato il Grifo giocherebbe ma sarebbe un’irricevibile forzatura), è certo che finché l’Asl genovese di competenza non darà il via libera il Genoa non potrà allenarsi collettivamente, a differenza del Torino che salvo intoppi disporrà della settimana “canonica”. È chiaro che ciò costituisce un grave danno alla regolarità del campionato che abbisogna del principio di parità delle armi e di costanti cicli di tamponi (ogni tre-quattro giorni) per giungere a compimento. Proprio l’esatto contrario dell’allentamento del protocollo annunciato trionfalmente dal Ministro Spadafora dopo le pressanti insistenze della Figc e dei presidenti di Serie A. D’improvviso il calcio giocato passa in secondo piano.

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