ESCLUSIVA PG, SKUHRAVY: «Nasce la mia scuola calcio. Genoa, ci vuole unità»

«I problemi devono restare fuori dal campo» spiega l'ex centravanti

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Skuhravy Genoa
Skuhravy in tribuna (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Nella splendida cornire di Cala Loca, a Varazze, Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva Tomas Skuhravy. L’ex centravanti del Genoa è pronto a iniziare una nuova avventura a Celle che lo vedrà protagonista in una sua scuola calcio.

Skuhravy, lei arrivò giovanissimo in Italia: si lasciò le spalle la Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia. «Ero in piazza, ho aderito al movimento giovanile. Il gran fermento portò al cambiamento con Havel e Dubček. I cecolosvacchi vedevano l’Italia come un grande paese tra la straordinaria cultura e l’alta qualità della vita».

Parliamo del suo Genoa. Ci seleziona il momento più bello e quello più brutto vissuto in rossoblù. «Il più brutto fu la scomparsa di mia madre, che per me era tutto, appena dopo una partita con la Lazio. Non dimenticherò mai il debutto al Ferraris e ogni partita giocata in quello stadio. Il calcio è il gioco più bello al mondo, purtroppo i grandi ingaggi tolgono le motivazioni ai giovani».

Ci può spiegare questo suo nuovo progetto? «A breve partirà una scuola calcio alla “Natta” di Celle che vuole raccogliere i bambini dei dintorni. Coinvolgerò almeno cinque tecnici per le varie selezioni, dai pulcini in su, per tre allenamenti a settimana. Mi piacerebbe affiliarmi al Genoa. Con me ci sarà anche Alessio De Bode e altri ex rossoblù: voglio dare una forte impronta genoana al progetto».

Quali obiettivi vuole raggiungere con questa scuola calcio? «Mi piacerebbe formare dei calciatori tecnici, dotati di visione di gioco, ed educati dal punto di vista personale. Non mi piacciono le scuole calcio che bombardano di tattica i ragazzini. Avrò un ruolo trasversale, tra campo e dirigenza: sarò aiutato da Alberto Pescetto».

Parliamo del Genoa, stasera impegnato contro il Milan. «Secondo me finisce in parità: l’importante è scendere in campo senza paura. L’ho visto dal vivo contro il Bologna e non ho raccolto delle belle impressioni. Salvo solo i tifosi rossoblù che con la loro passione mi hanno fatto venir voglia di tornare a giocare. Sarà importante l’unità di spogliatoio, la coesione tra i calciatori perché solo loro, in campo, possono superare la crisi di risultati. I problemi devono restare fuori dal campo».

Che cos’è mancato alla squadra di mister Andreazzoli? «Mi sembra una squadra vuota, non vedo i calciatori arrabbiati dopo aver incassato un gol. Quando mi allenavo con Aguilera o Branco litigavo sempre con loro perché volevo sempre vincere, anche le amichevoli nella gabbia: poi passava tutto, uscivamo a cena e stavamo in spogliatoio ben oltre la doccia. Così si costruisce un gruppo che è come una famiglia».

Skuhravy, nell’attuale rosa rossoblù Andrea Favilli la ricorda per potenza fisica. «Non mi piacciono i paragoni. Favilli è molto criticato ma nell’ultimo anno non ha mai giocato: gli va dato tempo. Ricordo ai tifosi genoani che ho fatto il mio primo gol all’ottava partita, a Firenze. Un attaccante come Pandev deve sempre giocare, ha esperienza e una tecnica superiore».

Alessandro Legnazzi

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