ESCLUSIVA PG, AVV. CANOVI: “Il Fair Play Finanziario è una stupidaggine, ecco perché”

Intervista esclusiva all'avvocato Dario Canovi sul nuovo Fair Play Finanziario che proprio oggi subisce un'importante riforma

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Oggi entra ufficialmente in vigore il nuovo Fair Play Finanziario le cui regole troveranno applicazione dalla stagione 2018-2019. Si tratta della seconda riforma al corpus normativo che dal 2010 regola la condotta economica, finanziaria e di bilancio dei club di calcio. Lo introdussero Platini e Infantino prima di emendarlo nel 2015 con la previsione del voluntary agreement, noto soprattutto dopo il caso Milan. Per capire i pregi e le ambiguità del nuovo Fair Play Finanziario Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva l’avvocato e agente di mercato Dario Canovi.

Avvocato, ci può fornire la sua valutazione generale sul Fair Play Finanziario? «Non ne ho mai capito la filosofia. Vuole contrarre debiti o creare maggiore competitività? Se una società sostiene spese superiori alle sue potenzialità sarebbe più semplice chiedere delle garanzie non solo per l’anno in corso ma anche per il futuro. Trovo stupido proibire al PSG, ad esempio, d’investire al pieno delle sue possibilità: è denaro sottratto al circuito del calcio. Piuttosto, la FIFA e l’UEFA devono agire sul denaro in uscita dal calcio, mi riferisco in modo particolare alle TPO (fondi d’investimento che “aiutano” società e agenti di calciatori in determinate trattative, ndr)».

È contrario anche al tetto salariale, il vero obiettivo del presidente UEFA Ceferin? «É un’altra stupidaggine in via di studio che rischia di aumentare il ‘nero’ fiscale. L’Italia lo introdusse tempo fa quando i club non potevano superare una certa percentuale riferita alle spese di bilancio: inventammo cento modi per aggirarlo, ad esempio i contratti d’immagine. Non capisco il senso di tali norme. Se voglio i migliori, devo essere pronto a pagarli come i migliori: è una regola che vale in tutti gli ambiti lavorativi».

FIFA e UEFA non controllano il denaro in uscita, diceva. Sembra che il nuovo Fair Play Finanziario dia un giro di vite ai finanziamenti sospetti, non trova? «L’auspicio è dei migliori però in giro per il mondo i fondi d’investimento detengono la proprietà di alcuni club o, ben peggio, ci sono procuratori che fanno le scalate e diventano co-proprietari di squadre di calcio. Gli organismi internazionali fanno finta di non vedere. Non mi spaventa l’emiro che investe quattrocento milioni di euro, è una spesa che arricchisce il sistema, perciò ben venga: mi fanno paura, invece, altre forme d’investimento o finanziamento – presenti nel nostro campionato – che sono sorvegliate tardivamente».

Il FPF fu presentato come uno strumento socialista: dopo la riforma Ceferin lo è ancora di più? «Viviamo in un mondo capitalista ma a volte facciamo finta che non sia così. Denaro fa denaro, è una regola dell’attuale economia».

Le novità riguardano anche le commissioni di voi agenti: dovranno essere pubblicate a bilancio con una voce generale. «Sono forme di pubblicità velleitarie e contrarie alla legge. Dappertutto esiste la libertà di contrattare, persino nelle tariffe degli avvocati (in melius e in peius): figuratevi le commissioni degli agenti sportivi. Troveranno il modo per aggirare il dettato normativo. Purtroppo la categoria paga le idee sciagurate di Blatter che con la “deregulation” liberalizzò la professione dell’intermediario. Ricordo, a tal fine, le parole del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione: la malavita è intervenuta in maniera importante nello sport, specialmente nel calcio».

Lo scorso aprile l’a.d. del Genoa Zarbano è stato iscritto nel registro degli indagati (a Genova): la Procura di Milano sospetta un giro di plusvalenze gonfiate con Inter e Milan. «Sono escamotage irrilevanti penalmente, non comportano un reale spostamento di denaro. In passato sono stati interessati altri club e i casi sono stati tutti archiviati. La valutazione di un calciatore è personale, perciò non sarà mai reale: nessun giudice e nessuna perizia potrà dire che la mia valutazione sia falsa. Le voci di bilancio che rivelano lo stato di salute di un club sono altri».

Alessandro Legnazzi

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