Correva l’anno 1953, 4 giugno. Il Football Londinese al Ferraris e le Vecchie Glorie del Genoa sotto la Nord

Una pagina della storia del Genoa che si incrocia con Vittorio Pozzo e Gianni Brera

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La locandina di Genoa-London, dello studio grafico E. Veruggio-S. Scarsi (Archivio della Fondazione Genoa)

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Campionato 1953. Quello era stato l’anno del Genoa di Franzosi, Becattini, Frizzi e Dal Monte. L’anno di un torneo che vide la promozione in serie A del Genoa, dopo che era stato alla sua seconda malaugurata esperienza in serie B.  Ma, mentre la prima volta, nel 1934-35, la risalita nella massima serie era stata immediata. In quel secondo caso, la permanenza nella serie cadetta era durata un paio di anni in più.

Comunque, per completezza  di informazione, va detto che nel 1953, insieme ai rossoblù, fu promosso anche il Legnano, squadra che aveva vinto lo spareggio decisivo contro il Catania, mentre in serie C finirono Lucchese e Siracusa.

A pochi giorni dalla fine del campionato di serie B del 1953, fu dunque organizzata una partita amichevole internazionale, contro una selezione composta da giocatori di Tottenham, Arsenal e Chelsea, più altri club londinesi (Charlton e Brentford).

L’incontro fu fissato per giovedì alle 16.30 e, nonostante il fatto che si trattasse di una partita pomeridiana e infrasettimanale, la Gradinata Nord rispose entusiasticamente all’appuntamento. D’altra parte, stando alle immagini, una discreta presenza si registrò anche in Gradinata Sud e nelle tribune.

La partita fu preceduta da una parata alla quale prese parte una quindicina di ex giocatori del Genoa, tra cui alcuni vincitori degli scudetti: dai giocatori dei primi titoli  nazionali, conquistati tra il 1898 e il 1904 e quelli che vinsero gli ultimi, nel biennio 1922-1923 e 1923-1924, passando per altri che conquistarono l’ultimo trofeo nazionale, in finale  contro la Roma: la  Coppa Italia nell’edizione del 1937.

Ad assistere a quella partita ci fu un corrispondente molto speciale. Infatti, l’inviato de La Stampa, che seguì l’incontro tra il Genoa e la selezione di club londinesi, era Vittorio Pozzo.

Vittorio Pozzo

Vittorio Pozzo era legato da vincoli di stima e amicizia a William Garbutt. Era un’amicizia che datava da almeno una quarantina d’anni, forse anche più. Ed era forse per questo che, per il Genoa, Pozzo aveva sempre avuto una grande simpatia.

C’è una foto del 1924, per esempio, in cui si vede la nazionale olimpica  italiana, guidata dal tecnico torinese. Ebbene, almeno la metà dei componenti di quel gruppo è composta da genoani o da giocatori legati alla storia del Genoa.

Il primo che si riconosce partendo in alto da sinistra è William Garbutt, che da una decina anni faceva parte dello staff della nazionale italiana. Poi, in rapida successione, sempre da sinistra verso destra, troviamo De Prà e De Vecchi e, sotto a loro, Barbieri (in questo caso mi sto limitando solo a citare i giocatori legati al Genoa perché, ovviamente, nella foto ci sono  anche nazionali di altri club).

Inoltre, in questa istantanea, troviamo Baloncieri, ai tempi giocatore in forza all’Alessandria ma che aveva fatto parte del Genoa nella leggendaria tournée sudamericana del 1923. Infine, c’è da segnalare la presenza di Felice Levratto, giocatore del Vado che, l’anno dopo sarebbe passato proprio ai rossoblù genovesi. Insomma, in virtù di questi antichi legami storici, non c’è da stupirsi delle simpatie per il Grifo del vecchio tecnico della nazionale italiana.

Questa simpatia, questa stima e questo rispetto emergono anche nel Vittorio Pozzo ʺcronista˝. A questo proposito, tralasciando gli aspetti tecnici del suo resoconto, ovviamente fatti con grande competenza, mi piace sottolineare la parte iniziale e le conclusioni dell’articolo, da lui scritte in quella occasione:

ʺIl Genoa ha fatto le cose in grande per festeggiare il suo ritorno alla categoria maggiore del campionato: stendardi, banda militare, rappresentanze della società, sfilata sul campo, lancio di colombi e di palloni dipinti con i colori sociali, discorsi delle autorità, applausi a non finire. La rinascita della vecchia società ligure non poteva venire festeggiata in un quadro coreografico più grandioso e suggestivo e in una giornata più limpida e soleggiata [..]

[..] A sera, un banchetto dalle proporzioni notevoli ha riunito le autorità, le due squadre, i dirigenti delle due società e i sostenitori genoani. Così, i festeggiamenti per la rinascita di una delle più anziane e gloriose società nostre si sono chiusi in letizia. Il Genoa comincia una vita nuova˝.

In questa dimostrazione di affetto e simpatia, Vittorio Pozzo era in eccellente compagnia. Infatti, nell’articolo in prima pagina de La Gazzetta dello Sport, Gianni Brera apriva il servizio su quella partita dicendo:

ʺSe veramente lo sport è da considerarsi una romantica cavalleria dei tempi moderni, non credo esista sportivo in Italia il quale non abbia seguito con addolorata sorpresa la scivolata del Genoa in serie B. Ogni guerra lascia profondi e dolorosi strascichi nella vita di un paese, specialmente se perduta. Il declino del Genoa era certamente da ascrivere a questi fenomeni eccezionali, cui neppure è sfuggito, nel suo complesso, il calcio italiano [..]

[..] Le sue benemerenze sono tali che soltanto un estraneo al nostro mondo potrebbe ritenere doveroso enumerarle. Il Genoa è per molti italiani un motivo nostalgico e per tutti i Genovesi una buona e vecchia bandiera che è bello sventolare˝.

Gianni Brera (Wikipedia)

Comunque, la tradizione delle partite tra Genoa e squadre inglesi aveva, ed ha,  radici lontane. Essa risale agli inizi del secolo scorso. Nel 1912 il Genoa  giocò una partita contro i Wanderers che, come la formazione londinese del 1953, non era una squadra di club ma una selezione di giocatori britannici. L’anno dopo ci fu una partita tra il Genoa ed il Reading. Poi, nel 1922, fu la volta di un Genoa-Liverpool, giocato a Marassi, davanti a 15.000 spettatori e vinto dagli inglesi per quattro a uno. Quella partita ebbe un’ideale rivincita circa 70 anni dopo, quando il Genoa vinse per due reti a zero contro il Liverpool al Ferraris, il 18 marzo del 1992 (tra l’altro, quell’anno, il Genoa vinse anche il match di ritorno all’Anfield Stadium).

Questa tradizione di ʺmatch inglesi˝ ha un’evidente spiegazione nelle radici britanniche del club rossoblù. Del resto, come ho già avuto modo di evidenziare in altre circostanze, dopo la generazione dei fondatori, il Genoa, sotto la presidenza di Geo Davidson, aveva vissuto una seconda ʺEnglish wave˝, grazie all’arrivo di tecnici e giocatori provenienti dai grandi club londinesi (William Garbutt, John Grant, Percy Walsingham, Hector John Eastwood, Alfred James Mitchell e George Arthur Smith). Per certi aspetti, quindi, il match del 4 giugno 1953, giocato dal Genoa contro il London F.A. rinsaldava proprio quegli antichi legami risalenti ai primi decenni del Novecento tra il Genoa e la capitale del Regno Unito.

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Il tabellino della partita tratto da “La Gazzetta dello Sport”

Genoa C.F.C. 1893-London F.A.  1-2

Reti. Jezzard 26’, Lishman 34’, Dal Monte/Persi 53’*. Arbitro: Buchmuller di Zurigo.

Rappresentativa Londinese. Barthman, Mor, Willemsen, Nicholson, Dickson, Lowe, Hurst, Logie, Jezzard, Lishman, Roper.

Genoa. Gandolfi (Gualazzi), Melandri, Becattini, Acconcia, Cattani, Gremese (Bergamo), Dal Monte, Previsani, Cassani, Chiumento, Persi (Toncelli).

Lo stadio. Esaurite la tribuna centrale e le gradinate, lo stadio è cinto interamente da un gran pavese, sì che il campo di Marassi pare una nave pronta per il varo. La gente si pigia numerosa sui balconi e si spinge dalle finestre ʺÈ la festa di noialtri˝, sembrano volere gridare.

*Nota dell’autore: dai resoconti della partita risulta che Dal Monte e Persi calciarono contemporaneamente la palla che era sulla linea della porta avversaria. In base alla lettura della stampa, non è chiaro quindi a chi dei due giocatori rossoblù fu attribuito il gol.

Le foto. La locandina dell’incontro, dello studio grafico E. Veruggio-S. Scarsi, fa parte dell’archivio della Fondazione Genoa. Quella delle vecchie glorie rossoblù davanti alla Gradinata Nord, in cui in alto si riconoscono Burlando, De Vecchi, Santamaria poi, un po’ più a lato De Prà e in basso Pasteur e Catto, è tratta da Edilio Pesce, “Il Genoa di Papà”, Tolozzi Editore, 1976.

Massimo Prati: classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale.

Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021.

È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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