Ci mancava il “terzo tempo” inventato a Firenze per complicare il cammino salvezza del Genoa

Non solo: ma è stata inventata anche la “zona Cesarini” del terzo tempo, in quanto Doveri ha fischiato la fine un minuto e 25 secondi dopo la fine del terzo tempo. E alla fine è arrivato il pari per i viola

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni

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Il regolamento del calcio ha inventato, dopo la partita Fiorentina-Genoa, una nuova regola: il terzo tempo. Lo ha celebrato tal Doveri, considerato “nume” dell’arbitraggio internazionale.

Non solo: ma è stata inventata anche la “zona Cesarini” del terzo tempo, in quanto Doveri ha fischiato la fine un minuto e 25 secondi dopo la fine del terzo tempo (durato circa nove minuti).

Ovviamente tutto ciò che è capitato al Genoa, che si sa, essendo un “fenomeno paranormale” è soggetto ad ogni avvenimento inaspettato.

Pazienza: un punto è meglio di niente, certo se si va avanti così la salvezza diventa molto difficile. Perché, è vero che la squadra meritava la vittoria, ma è anche vero che si sono ancora evidenziati tanti problemi, sia di ordine tecnico che psicologico.

Maran, onestamente sta facendo il possibile, ma è certo che fra infortuni, stanchezza che prende ancora alcuni giocatori a fine gara, fra ospedalizzati (non bastava il Covid, ora ci vogliono anche le operazioni alle spalle) è impossibile creare un collettivo.

E poi ci fanno sorridere le espressioni della vigilia: “Questa sarà la partita dello spartiacque”, oppure “la partita che deciderà il destino di Maran”.

Poi si va in campo e che accade? Nulla. Il Grifo gioca un po’ bene e un po’ male, con i soliti difetti e con addosso ancora molte paure. Tanto è vero che, i “fine gara” per i grifoni sono sempre terribili. Ci scappa sempre qualcosa di negativo. Proprio perché manca la lucidità.

Ai nostri tempi (e ce lo ricordano l’amico Onofri e il più giovane ma indimenticabile Simone Braglia, a proposito fatti sentire…) gli ultimi minuti erano dedicati solo e soltanto a buttare la palla in tribuna. Oggi forse per la stanchezza, ma anche per un certo senso di narcisismo si vuol fare il “dribbletto” in area.

Diciamo comunque che Maran deve stare al suo posto, anche perché chiunque venisse al suo posto non ne caverebbe un ragno dal buco: ciò per dire che non farebbe meglio di Maran. I difetti della squadra e le peripezie della società sono troppo pesanti per far cambiare una situazione che sembra diventare incancrenita.

Si vada avanti così, sperando nel recupero di alcuni, nelle motivazioni forti che dovrebbero avere i calciatori quando scendono in campo (Inutile continuare a dire “amiamo il Genoa”, “ce la dobbiamo fare”…agite e basta!!!).

Ora arriva la Juventus: anche questa coincidenza è tipica dell’anti-sfortuna rossoblù, si ottiene un risultato positivo ed ecco che subito dopo arriva la bufera senza dare il tempo di respirare un po’.

Così è la storia del Genoa…

Vittorio Sirianni

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