Campionato 1915: ecco la verità sulla finale Internazionale Napoli-Naples

Le gare furono annullate: la Figc ne dispose la ripetizione. Si giocò la prima di andata: la partita di ritorno fu sospesa per l'entrata in guerra dell'Italia, diversamente da quanto sostenuto dai tifosi laziali nelle petizione alla Figc. In un'ottica di revisionismo storico ci si attende finalmente giustizia sullo scandalo subito dal Genoa nel 1925

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Santamaria I autore di tutti i gol rossoblù in Genoa-Inter 5-3 del 1915
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La verità su quanto accadde nel campionato 1914-15 viene inesorabilmente a galla, nonostante il presidente della Figc Carlo Tavecchio abbia rinviato al Consiglio federale del 31 agosto qualsiasi decisione in merito. L’argomentazione della Lazio per l’assegnazione ex-aequo dello scudetto 1915 è infatti clamorosamente caduta proprio sul punto cardine della sua esposizione.

I biancocelesti, vincitori del girone dell’Italia Centrale, non furono assolutamente i campioni dell’Italia Centro-Sud per il presunto annullamento, come da loro sostenuto, delle finali del girone meridionale tra Internazionale Napoli e Naples, che in effetti avrebbe loro spalancato le porte alla finale con la vincente dell’Italia Settentrionale. Infatti la Federazione Italiana Gioco Calcio annullò le prime finali disputate il 18 e 25 Aprile tra le due compagini campane a causa di un errore di tesseramento dei giocatori Steiger e Pellizzone, ma ne dispose la ripetizione per il 16 ed il 23 Maggio per decretare la squadra vincente dell’Italia Meridionale, che avrebbe poi dovuto affrontare la vincente del girone centrale, in questo caso proprio i biancocelesti capitolini.

Si disputò però solo la finale di andata, quella del 16 Maggio, vinta dall’Internazionale Napoli per 3 a 0, poiché il 22 Maggio fu dichiarata la mobilitazione generale per l’entrata in guerra dell’Italia, con la Federazione che il giorno successivo decise di sospendere immediatamente il campionato. Su internet è reperibile la copia della Gazzetta dello Sport che lo testimonia.

L'inizio della Gazzetta dello Sport che racconta la finale Internazionale Napoli-Naples (tratto da http://mariofadda.blogspot.it)
L’inizio dell’articolo de La Gazzetta dello Sport che racconta la finale Internazionale Napoli-Naples (tratto da http://mariofadda.blogspot.it)

Le finali tra Internazionale Napoli e Naples erano state dunque effettivamente messe in programma ed avevano già iniziato a svolgersi, e quindi la Lazio non può assolutamente ritenersi la vincitrice dell’Italia del Centro-Sud.

E l’argomentazione della Lazio è tanto più sorprendente quanto si pensi che tutto ciò è anche facilmente riscontrabile direttamente sul web. Basta infatti consultare semplicemente Wikipedia alla voce “campionato 1914/15“ oppure “Internazionale Napoli 1915“ e persino “Società Podistica Lazio 1915“ per accorgersi come tutte le testimonianze storiche riportino la ripetizione delle finali del girone Meridionale.

Oppure è anche sufficiente consultare in archivio “La Gazzetta dello Sport“ del 3 Maggio 1915 per ottenere la prova definitiva sulle disposizioni del Consiglio Federale di rigiocare quelle partite.

Certo, la tentazione di mettere in qualche modo le mani su quel campionato mai terminato, e quindi fregiarsi di un titolo che con altissima probabilità non avrebbe assolutamente vinto, è comprensibilmente forte da parte della Lazio, mentre d’altra parte si capisce come purtroppo il Genoa molto spesso non sia stato baciato dalla fortuna nel corso della sua lunga, gloriosa, mirabolante e anche tribolata storia.

Le vicende di quel lontano torneo disputato ormai più di 101 anni fa sono ormai note a tutti, e non si può certamente scrivere di più e di meglio di quanto già ampiamente fatto dal professore Stefano Massa anche sulle colonne di Pianetagenoa1893.net nel corso della sua splendida rubrica “Il Settimo Sigillo“ (tutte le puntate sono reperibili attraverso Google digitando “Il settimo sigillo Pianetagenoa“). E a proposito, proprio ne “Il settimo sigillo” si parlò della ripetizione della gara Internazionale Napoli-Naples (clicca qui).

Sappiamo quindi che il Genoa cercò di ribellarsi alla sospensione del campionato con un comunicato in cui “vista l’improvvisa delibera della FIGC, pur considerando che necessità alcuna, dopo la mobilitazione già da tempo iniziata, imponeva tale provvedimento draconiano, delibera di fronte alla imponenza e mobilità dell’attuale movimento patriottico di soprassedere per ora a quelle fondate proteste cui in tempo di vita sportiva avrebbe dovuto ricorrere“ si dimostrava come era ferma la volontà dei rossoblù di chiudere definitivamente i conti in un torneo che, ad una giornata dalla fine, li vedeva meritatamente in testa con due punti di vantaggio su Torino e Inter e quindi ad un passo dalla vittoria finale.

Meritatamente perché, dopo aver dettato legge prima nel girone eliminatorio e poi nelle semifinali nazionali, all’ultimo turno del girone finale dell’Italia Settentrionale essi avevano collezionato tre vittorie contro le due dell’Inter ed una sola del Torino.

E’ vero, nell’ultima giornata il Grifone aspettava a Marassi proprio i granata di Vittorio Pozzo, la cui unica vittoria fu esattamente nella gara di andata contro i rossoblù che furono sconfitti, in una sfortunatissima partita, per 6 a 1. Quindi, anche se le possibilità del Torino non erano elevatissime, non si poteva certo escludere che potessero battere il Genoa e, agganciandolo in classifica, lo costringessero ad un ulteriore spareggio, che avrebbe potuto essere addirittura a tre squadre se l’Inter avesse a sua volta sconfitto il Milan nel derby.

Al Genoa bastava quindi un pareggio tra le mura amiche di Marassi per conseguire in pratica il titolo italiano per l’anno 1914/15.

Infatti il concetto di considerare il girone del Nord, o la Lega Nord di qualche anno dopo, come l’effettivo campionato da cui sarebbe scaturito il titolo di campione d’Italia – vista la schiacciante e sistematica superiorità tecnica delle squadre settentrionali su quelle del Centro-Sud – perdurò più vivo che mai per tutto il periodo compreso dal 1912/13 (anno in cui venne per la prima volta istituito il girone Meridionale) al 1925-26 (l’ultimo a prevedere la finale tra la Lega Nord e Lega Sud prima dell’istituzione del campionato di Divisione Nazionale).

Tanto per rendere chiaro di quanto fosse inutile e priva di qualsiasi significato tecnico la finale Nord-Centro/Sud, riportiamo quanto descritto dagli storici di Wikipedia nell’analisi dell’organizzazione del torneo 1912/13: “Altra novità fu poi, come detto, l’organizzazione di un torneo calcistico anche nella Penisola Italiana, comprendente formazioni toscane, laziali e campane, al cui vincitore fu riconosciuto il privilegio di affrontare i campioni del Nord per il titolo nazionale. Era tuttavia una manifestazione ancor più raccogliticcia del girone veneto-emiliano, le cui squadre erano descritte dalla stampa come del tutto incapaci di destare preoccupazioni nei grandi club del Nord. Con questi presupposti, la finalissima nazionale era una pura finzione in un calcio che rimaneva saldamente un mondo esclusivamente limitato al Triangolo industriale. Lo sapeva bene anche la stessa Federazione, che da questo torneo meridionale null’altro cercava se non la definitiva patente di nazionalità per il campionato “.

La finale tra le vincenti dell’Italia Settentrionale e quelle dell’Italia Centro-Meridionale si risolveva dunque in un puro atto dimostrativo e formale, al duplice fine di verificare la crescita del livello tecnico del Sud e di promuovervi quindi il football.

A questo riguardo è facilmente riscontrabile nella ricerca d’archivio dei quotidiani d’epoca come soprattutto negli anni ’20 le vincenti della Lega Nord affrontassero i potenziali rivali del Sud nel mese di settembre dopo le vacanze, senza neppure un’apprezzabile preparazione atletica alle spalle.

Nonostante ciò non si verificò mai il fatto che una rappresentante del Centro-Sud prevalesse, o anche solo impensierisse, l’avversaria settentrionale.

E per capire tutto ciò è sufficiente fare due semplici conti. Tra il 1913 ed il 1926 le squadre settentrionali disputarono contro quelle del Centro-Sud 15 partite compresi gli incontri tra andata e ritorno, vincendone 14 e pareggiandone una sola, segnando ben 56 gol e subendone solo 10. Da segnalare che in nessuna delle 15 partite le formazioni del Centro Sud si trovarono in vantaggio.

Numeri che parlano molto chiaro sull’enorme divario tecnico esistente tra il Nord ed il Mezzogiorno d’Italia.

E la stessa Lazio, che a detta di molti storici romani “sfiorò“ in quel periodo per tre volte il titolo italiano, fu sconfitta dalla Pro Vercelli a Genova nella cosiddetta finalissima del 1912/13 in un singolo confronto per 6 a 0 e dallo stesso Genoa nel 1922/23 per 4 a 1 nella gara di andata a Marassi e 2 a 0 nel ritorno di Roma.

Ma è ancora più significativa la finale che i biancocelesti capitolini disputarono appena un anno prima del 1915 – ossia nel campionato 1913/14 – contro il Casale, subendo in Piemonte un umiliante 7 a 1 nella partita di andata ed un secco 2 a 0 nella gara di ritorno nella Capitale.

Ecco perché la Federazione Italiana Gioco Calcio assegnò con una delibera del Maggio 1919 lo scudetto al Genoa, come annunciato da “La Stampa“ di Torino del 09.05.1919. Non ci sono dubbi che non poté certo farlo sul mero piano formale, mancando non solo il risultato della finalissima Nord/Centro-Sud ma anche l’ultimo confronto del girone settentrionale in programma a Genova contro il Torino.

Lo fece invece sul piano puramente sportivo, ben sapendo l’incolmabile divario tecnico esistente tra il Settentrione ed il Meridione e riconoscendo che l’improvvisa decisione di sospendere il campionato aveva privato il Grifone – squadra più regolare di quel torneo – di un titolo che con altissime probabilità avrebbe ormai vinto. Per cui, all’immediato reclamo di Torino ed Inter la Federazione si prese altri due anni di riflessione prima di respingerli, e poi confermare definitivamente il titolo ai rossoblù nel 1921.

Ora, la Lazio, che anch’essa non può certamente accampare diritti sul piano formale – non avendo disputata la finale contro la vincente del girone Meridionale – e né tantomeno sul piano sportivo – perché i tabellini e le statistiche dimostrano chiaramente che le sue eventuali possibilità di battere la vincente del Nord erano pressoché tendenti allo zero – sostiene oggi di aver diritto all’assegnazione ex-aequo dello scudetto 1915.

Bene, se i biancoazzurri si sentono orgogliosi di un simile riconoscimento, che facciano pure. Vorrà dire che la Federazione Italiana Gioco Calcio dovrà allora riparare altre spinose situazioni storiche rimaste da molti decenni in sospeso, tra cui il campionato 1909/10 tra Inter e Pro Vercelli o il famoso “scudetto di nessuno“ del 1926/27 ancora oggi conteso tra Torino e Bologna.

Ma soprattutto la Federcalcio non potrà certamente esimersi dal riparare una volta per tutte la più grande ingiustizia sportiva della storia del calcio Mondiale – come definita da un’indagine storica del giornale “The Guardian“ – rappresentata dalle celeberrime cinque finali del 1924/25 tra Genoa e Bologna. Riepiloghiamo tutte le angherie e i soprusi subiti dal Grifone in quel frangente.

1) Il gol irregolare di Muzzioli al 16° della ripresa a cui partecipò un anonimo del pubblico assiepato dietro la porta di De Prà, le violenze fisiche e le minacce degli squadristi bolognesi sull’arbitro Mauro che invece non accordò il gol e decretò immediatamente il corner.

2) La mancata applicazione dell’art. 18 che avrebbe consegnato legittimamente lo scudetto al Genoa per invasione di campo del pubblico bolognese.

3) Le comprovate ingerenze del podestà di Bologna Leandro Arpinati sul referto finale di Mauro nella terza gara del 7 Giugno a Milano.

4) Le rivoltellate da parte degli squadristi bolognesi sui tifosi genoani alla Stazione Porta Nuova di Torino la sera del 5 Luglio appena terminata la quarta finale;

5) La delibera federale del 18 Luglio che imponeva al Bologna di consegnare i colpevoli della sparatoria alle autorità pena l’applicazione dell’art. 22 che avrebbe squalificato gli emiliani e consegnato il titolo al Genoa.

6) Le minacce dei tifosi emiliani riuniti contro la Federcalcio in Piazza Nettuno a Bologna la sera del 20 Luglio con l’approvazione di Leandro Arpinati.

7) La comprovata ingerenza della Prefettura di Bologna che chiese al Ministero dell’Interno di annullare la delibera federale del 18 Luglio a carico del Bologna.

8) L’autentica farsa della quinta finale del 9 Agosto a Milano alle 7 del mattino a porte chiuse al pubblico che il Grifone fu costretto a disputare quando la squadra aveva già sospeso gli allenamenti.

Tutto ciò rappresenta i fotogrammi principali di un allucinante film che scorre davanti agli occhi di generazioni di tifosi genoani da oltre 91 anni.

Attenzione: la grande ingiustizia patita dal Genoa nel 1925 – oltre alla gravità in sé dei fatti accaduti – differisce per un aspetto ben preciso da tutte le altre spinose vicende della storia del calcio italiano. Mentre infatti per gli altri tornei controversi la Federazione Italiana Gioco Calcio fu sempre in grado, nel bene o nel male, di decidere autonomamente sugli avvenimenti in piena libertà di giudizio, nelle cinque finali di Lega Nord 1924/25 questa autonomia le fu di fatto completamente tolta da un regime che stava prendendo il sopravvento sul calcio italiano per utilizzarlo come propaganda per i propri scopi politici.

Appena infatti si conclusero le vicende sportive relative alle cinque finali, Leandro Arpinati suggellò il suo progetto spazzando letteralmente via tutto l’organigramma della Federazione, e diventandone finalmente presidente inserì al suo interno uomini di stretta fiducia appartenenti al regime.

Si aprì quindi l’era della Federcalcio fascistizzata, dove i gerarchi del regime peroravano a turno la causa delle loro squadre preferite, creando ingiustizie, iniquità e corruzioni di cui il campionato 1926/27, rimasto per questo motivo senza vincitori, ne è l’esempio più eclatante.

Per questo motivo lo scudetto 1925 si sottrae invece da quel concetto perfettamente condivisibile, secondo cui con la mentalità dei nostri tempi non sarebbe più possibile giudicare episodi di oltre un secolo fa, proprio perché manca fatalmente il contesto storico e sociale in cui tali fatti andrebbero valutati e giudicati.

E proprio perché nel campionato del ’25 la Federazione non poté giudicare in piena libertà e autonomia di giudizio, ecco che per ripristinare una giustizia non solo dell’ambito calcistico ma che sconfina anche nella drammatica vessazione sociale in cui il nostro Paese si trovava in quel tragico periodo storico, è oggi doveroso da parte della Federazione Italiana Gioco Calcio ricomporre in modo corretto quelle vicende ed assegnare almeno uno scudetto ex-aequo a Genoa e Bologna, proprio perché allora non fu possibile agli Organi Federali di giudicare i fatti in piena coscienza e con l’ottica del loro contesto storico.

Visto che la Figc sta svolgendo un sorta di (legittimo, sia ben chiaro) revisionismo storico, si spera che lo svolga soprattutto per quelle vicende, come quella del Genoa nel 1925, in cui si era compiuta l’ingiustizia più grande del calcio internazionale. C’è infatti una stella che novantuno anni fa stava per scendere sulle maglie del Genoa, prima che una mano prepotente la strappasse con violenza.

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