Felice Levratto, l’attaccante del Genoa che spaccava le reti

I grandi Campioni del Calcio del ‘900

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Felice Levratto, lo "sfondareti"
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Fu sicuramente uno dei più grandi attaccanti del vecchio Balordo.

Il calciatore che rompeva le reti, il calciatore che quando batteva un rigore i portieri scappavano…

Leggende su Felice Levratto, che fu comunque un grandissimo Campione.

Virgilio Felice Levratto nacque a Carcare il 26 ottobre del 1904, e poco dopo la famiglia lasciò l’entroterra trasferendosi a Vado Ligure, sulla costa, per ragioni di lavoro. Il padre, Antonio, era calzolaio, la madre Angela casalinga; Felice era il secondo di quattro fratelli, Dante, divenuto anch’egli giocatore del Football Club Vado, e i più piccoli Pierino e Maria Beatrice.

A differenza del ragazzo serio e compito che era Dante, lo si poteva definire un monello, la pecora nera di famiglia: molte volte, raccontano, tornava dalle partite di calcio con gli altri ragazzi tutto accaldato, sporco di fango e con le scarpe sfondate – il padre gliele doveva riparare – e per questo spesso veniva punito con severità.

Nel 1918, quando Felice firmò il primo contratto col Vado, il padre stesso non fu particolarmente lieto, perplesso dal fatto che si potesse guadagnare denaro “dando calci ad una palla di cuoio” (quella del calciatore era infatti all’epoca un’attività nuova, totalmente diversa dal ristretto elenco di mestieri esistenti da secoli), ma non si oppose.

Lo tesserò giovanissimo il Vado, che trascinò a vincere la sua unica Coppa Italia; era il 1922.

Nel 1925 Levratto firmò due cartellini (succedeva anche allora!), uno per la Juventus e l’altro per il Genoa. Per la Federcalcio l’unico cartellino valido era quello già firmato per il Verona, squadra per la quale giocava dal 1924. Restò quindi a Verona, e dopo aver scontato una squalifica passò definitivamente al Genoa.

Levratto vestì la maglia rossoblu per sette stagioni, collezionando in campionato 84 reti in 188 presenze. Nel 1932 passò all’Ambrosiana Inter ed alla Lazio. Andò a chiudere la carriera come calciatore-allenatore al Savona, con la vittoria del campionato di Serie C 1939/40.

Nel 1959, il grande Quartetto Cetra lo citò nella famosissima canzone “Che centrattacco!!!” (“Sei meglio di Levratto / ogni tiro va nel sacco / oh, oh, oh, oh, che centrattacco!!!”: il video nella prossima pagina).

Morì nel 1968: dopo alcuni giorni di delirio conclusi con la visione di un campo di calcio, Levratto si mise a incitare i compagni immaginari «Via, via, avanti»… Così lasciò la vita terrena.

La foto pubblicata è stata donata a chi scrive a fine anni 70 dal fratello Pierino, valente giornalista e collaboratore da Vado de “Il Lavoro”. Era il più piccolo dei fratelli Levratto. Pierino lo incontrai diverse volte nella redazione di Salita Dinegro (dalla Prefettura) nella Redazione de “Il Lavoro”. Era un omino semplice, magro, simpaticissimo, fisicamente opposto del fratello Felice, che era molto più grande di lui e scomparso nel 1968, una decina di anni prima.

Un’altra foto che chi scrive conserva gelosamente, sia per il grande Felice ma soprattutto per il collega Pierino, orami anche lui scomparso da tanti anni…

Franco Ricciardi

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