Furono segnate all’Udinese nel 2010 le uniche reti (semi-)polacche del Genoa pre-Piatek

Il Grifone superò 3 -0 i friulani con una doppietta di Robert Acquafresca: la mamma dell'attaccante è polacca

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Stefano Massa e Robert Acquafresca al Museo del Genoa
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Domenica 18 febbraio 2001: il Genoa, che sta disputando il novantasettesimo campionato ufficiale della sua ultracentenaria storia e il ventisettesimo nella serie cadetta, si trova in gravissima difficoltà a Ravenna sul campo di una delle tre squadre che gli sono dietro in una classifica che alla fine del primo tempo, con i romagnoli in vantaggio di una rete grazie al diagonale di esterno destro di Cristiano Scapolo al 24’, nelle ultime posizioni recita impietosamente: Pistoiese 26, Treviso 24 (le ultime due squadre in quota-salvezza), Genoa 20, Ravenna 18 (che, avendo pareggiato 1-1 all’andata con i rossoblù, si trova virtualmente in vantaggio su di essi a livello di scontri diretti), Monza 15, Pescara 13 (le due peggio posizionate si sono affrontate due giorni prima in anticipo con vittoria per 1-0 dei brianzoli padroni di casa). Al termine del turno precedente (sconfitta interna per 1-2 contro l’Empoli con doppietta per i toscani al 15’ del 1° tempo e al 29’ della ripresa di Antonio «Totò» Di Natale) il presidente rossoblù Luigi «Nube che corre» Dalla Costa aveva licenziato l’allenatore Bruno «Maciste» Bolchi, che aveva preso, sostituendo Delio Rossi, nella precedente stagione la direzione della squadra alla XXIII giornata, ottenendo 33 punti in sedici partite (in proiezione sull’intero campionato 78 punti, undici in più del Vicenza vincitore del Campionato), era stato riconfermato, poi allontanato una prima volta dopo aver raccolto 3 punti in cinque partite e, infine, richiamato dopo la prima giornata di ritorno (il bilancio complessivo del tecnico milanese nella sua seconda ed ultima stagione alla guida del Genoa fu di 3 punti in sette partite con una proiezione sull’intero campionato di 17 punti, cinque in meno del Pescara, ultimo in classifica). Dovendo risolvere il contratto che lo legava alla Federazione Calcistica Tunisina come allenatore della Nazionale, con cui aveva raccolto un pareggio e due vittorie nelle tre partite valide per le Eliminatorie della Coppa del Mondo (a cui poi le «Aquile di Cartagine» si sarebbero qualificate), il nuovo tecnico, «il Professore» Francesco «Franco» Scoglio, non si era potuto sedere sulla panchina del “Bruno Benelli”, lasciando l’incombenza a quello che sarebbe stato poi il suo vice, Claudio Onofri, il quale decise di far entrare all’inizio della ripresa, al posto di Gaetano Grieco, il centravanti Pawel Sobczak, prelevato a gennaio dall’Austria Wien. Iniziò in quel momento la breve storia di calciatori polacchi al servizio del Genoa, che sta avendo in questo periodo le sue «pagine» più entusiasmanti con Krzysztof «il Pistolero» Piatek. Fu proprio il centravanti di Plock (una località a nord-ovest di Varsavia, da cui dista poco più di un centinaio di chilometri) a servire dalla destra un dosato rasoterra che al 36’ Alessandro Manetti, entrato da quattro minuti al posto di Giovanni «Giovannino» Stroppa, convertì in rete, dando al Genoa il fondamentale 1-1 (a cui si unirono le due sconfitte esterne di Pistoiese, rimontata nella ripresa dal Cittadella Padova, e del Treviso contro il Torino, rispettivamente per 1-2 e 0-1), primo passo per evitare la retrocessione in Serie C1 (a cui sarebbero state a fine campionato condannate Treviso, Monza, Ravenna e Pescara, rispettivamente con 36, 31, 25 e 22 punti). Per quanto riguarda l’attaccante dell’Europa dell’est con la maglia numero 29 va segnalato che non riuscì a sommare nella sua esperienza genoana (circoscritta al primo semestre 2001) il tempo che dura un’intera partita, visto che venne fatto entrare altre due volte – sempre al posto di Marco «Carpa-goal» Carparelli – alla mezz’ora della ripresa in Salernitana-Genoa 0-1 di lunedì 26 febbraio e in Genoa-Pescara 0-0 di domenica 18 marzo.

Tra i calciatori che si unirono al conguaglio per il trasferimento dal Genoa all’Internazionale dopo la conclusione del Campionato 2008/2009 dell’argentino Diego Alberto «el Principe de Bernàl» Milito e del brasiliano (naturalizzato italiano nel 2011) Thiago «el Borracho» Motta, ci fu anche Robert «Bobo-goal» Acquafresca, promettentissimo centravanti (aveva segnato nel campionato precedente 14 reti in trentasei partite, che avevano fatto seguito ai 10 in trentadue incontri del 2007/2008, con la maglia del Cagliari, a cui era stato prestato per due anni dal sodalizio milanese) di madre polacca (la signora Ewa, che aveva lasciato il Paese natale ai tempi della dittatura del generale Wojciech Witold Jaruzelski e poi aveva trovato impiego all’Organizzazione delle Nazioni Unite). Dovendo affrontare tre competizioni (Campionato Italiano, Coppa Italia ed U.E.F.A. Europa League), il Genoa aveva deciso di prestare il ventiduenne attaccante, che aveva rifiutato la convocazione nella Nazionale Polacca (a cui avrebbe avuto accesso per le origini materne), sperando di vestire l’azzurro (sogno mai realizzato a livello di Nazionale A da un calciatore che ha avuto una carriera di livello inferiore alle aspettative), all’Atalanta, da cui aveva acquistato Sergio «il boia di Vibo Valentia» Floccari, di sette anni più anziano dell’italo-polacco, che si sarebbe disputato il ruolo di al posto di «prima punta» con un altro dei calciatori provenienti dall’Internazionale, il trentaquattrenne argentino Hernán Jorge «Valdanito» Crespo. Il rendimento non esaltante dei due acquisti d’esperienza per il reparto avanzato e, in generale, della squadra, che avrebbe sommato in meno di un mese, tra giovedì 17 dicembre 2009 e mercoledì 13 gennaio 2010, due eliminazioni dalle coppe (prima quella europea e poi quella italiana) e vivacchiava, dopo un promettente inizio, a centroclassifica in campionato, fecero rivedere i programmi nel «mercatino di metà campionato» con le cessioni di Floccari e Crespo rispettivamente a Lazio e Parma, il prestito dall’Internazionale dell’honduregno Óscar David «la Pantera nera» Suazo Velásquez e il «ritorno alla base» di Acquafresca (che nel giro di sei giorni fece in tempo a giocare contro il Genoa – subentrando al 19’ della ripresa a Simone «Tir» Tiribocchi tra le fila dell’Atalanta sconfitta 0-2 in trasferta domenica 24 gennaio – e con il Genoa – sostituendo l’argentino Rodrigo «el Trenza» Palacio nel pareggio «a reti bianche» del “San Paolo” contro il Napoli di sabato 30 –). Nelle sue dieci presenze (metà delle quali per tutta la durata dell’incontro) con la maglia del Genoa Acquafresca andò a segno solamente – con una doppietta – contro l’Udinese nella partita disputatasi in anticipo sabato 20 febbraio, in cui, peraltro, si infortunò (venne sostituito da Suazo Velásquez a sedici minuti dal termine), dovendo così saltare le successive sette partite. Mentre lo «spauracchio» per la difesa del Genoa, Di Natale, che dal buon giocatore dell’Empoli che aveva segnato una doppietta nove anni prima che era costata il posto a Bolchi si era trasformato verso la trentina d’anni in un eccezionale attaccante (in quel Campionato venne giudicato il miglior giocatore del Campionato Italiano dall’Associazione Italiana Calciatori e vinse la classifica cannonieri con 29 reti, una in più di quelle realizzate nel successivo, in cui mantenne il titolo), di fatto non si materializzò per tutta la durata dell’incontro, invece, il centravanti italo-polacco del Genoa sbloccò il risultato, anticipando Andrea Coda, con un tap-in di destro in scivolata a ribadire in porta un tiro di sinistro di Giuseppe «Peppe» Sculli non trattenuto da Samir «Ice Man» Handanović (con il Video Assistent Referee la rete sarebbe attualmente annullata per un fuorigioco di pochi centimetri di Acquafresca) al 29’ del primo tempo e lo mise al sicuro all’inizio della ripresa, quando, all’8’, con un diagonale di destro trasformò un calcio di rigore, spiazzando uno specialista com’è il portiere sloveno, conquistatosi per un affossamento subito da Coda sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Tre minuti dopo «saltarono i nervi» all’altro centrale difensivo bianconero, il colombiano Cristián Eduardo «la Torre de Hierro» Zapata Valencia, a cui nel giro di pochi secondi vennero mostrati due cartellini gialli ed ovviamente uno rosso dal signor Roberto Rosetti di Torino per le sue eccessive proteste per un fallo su Sculli sanzionato al connazionale Juan Guillermo «el Medusa» Cuadrado Bello. Al 18’, sfruttando un cross dalla sinistra di Sculli, che aveva recuperato caparbiamente un pallone non intercettato da Cuadrado Bello, Palacio segnò con un colpo di testa in tuffo la rete del definitivo 3-0.

TABELLINO

Genova, sabato 20 febbraio 2010, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 18,00

Genoa-Udinese 3-0 [Anticipo della XXV giornata del Campionato Italiano 2009/2010]

Arbitro: Rosetti [Torino]

Spettatori: 26mila circa

Marcatori: nel 1° tempo Acquafresca al 29; nel 2° tempo Acquafresca all’ 8’ su rigore, Palacio al 18

Genoa (4-3-3): 32 Amelia; 15 Papastathopoulos, 3 Dainelli, 24 E. Moretti (dal 17’ del 2° T.: 26 S. Bocchetti), 4 Criscito; 20 Mesto, 21 Zapater, 7 Mar. Rossi; 8 Palacio (dal 26’ del 2° T.: 17 Janković), 9 Acquafresca (dal 29’ del 2° T.: 19 Suazo), 14 Sculli. All.: Gasperini

Udinese (4-4-2): 22 S. Handanović; 4 Cuadrado, 2 C. Zapata, 13 A. Coda, 24 Luković; 11 A. Sanchez (dal 20’ del 2° T.: 32 Ferronetti), 88 Inler, (dal 24’ del 2° T.: 84 Lodi), 20 K. Asamoah: 26 Pasquale (dal 1’’ del 2° T.: 7 Pepe); 83 Floro Flores, 10 Di Natale. Allenatore: De Biasi.

Note: espulso C. Zapata (U) all’11’ del 2° tempo. L’Udinese licenzia l’allenatore De Biasi, richiamando P. Marino, che aveva guidato la squadra fino alla XVI giornata (sconfitta esterna per 1-2 contro il Siena)

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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