ESCLUSIVA PG, Stefano Rossini: “Il gioco paga, ora però serve il risultato per svoltare”

L'ex difensore rossoblù: “Da esterno è difficile giudicare aspetti e dinamiche del lavoro di un allenatore. Ho seguito Juric e sono convinto che abbia idee e coraggio. Genoa? Piazza di livello, un onore avere indossato la maglia rossoblu”

411
Stefano Rossini (Foto Figurina da Calciatori 1990-91, Modena, Panini da Wikipedia)
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Il momento del Genoa, la partita contro l’Entella e i ricordi di una esperienza di cinque anni, in cui ha collezionato più di cento presenze, intervallata da una stagione a Terni. Pianetagenoa1893.net ha contattato Stefano Rossini, ex difensore rossoblù e attuale allenatore del Vigor Carpaneto, per fare il punto sulla situazione del Grifone che in Coppa Italia cerca la “scintilla” in grado di dargli la spinta  per uscire dalla spirale negativa di risultati: “Il gioco alla lunga paga, ma adesso è importante solo la vittoria, non importa contro chi o come arriverà”.

Dall’avvio incoraggiante alla battuta d’arresto. Come giudica la stagione del Genoa?

La partenza è stata positiva, poi la squadra è entrata in questo tunnel dal quale sta faticando a uscire. Il campionato è ancora lungo, basta una scintilla per far cambiare le cose anche perché sotto il punto di vista del gioco i rossoblu hanno quasi sempre detto la loro.

Il periodo sta portando anche malumori a livello ambientale. Può influire?

Genova è una piazza meravigliosa e ambiziosa. Ho avuto la fortuna di giocarci molti anni e ti fa veramente sentire calciatore. Quando le cose vanno bene ti lancia a mille, quando non vanno al meglio questa passione ti si ritorce contro, normale sia così. Sono convinto che basta un risultato per poter rilanciare il Genoa.

Nonostante l’evidente problema nel trovare il risultato la squadra ha dimostrato di saper stare in campo e di mettere in mostra un bel gioco. Il gioco senza risultato alla lunga è un problema?

Vado controcorrente e le dico di no. Secondo me sul lungo periodo le idee e il bel gioco pagano sempre. Ci vuole tempo.
Naturalmente se i risultati non arrivano ci possono essere delle ricadute a livello psicologico, ci sono passato anche io da calciatore e so cosa vuol dire. Bisogna avere la forza di aggrapparsi alle cose buone e credere in esse per cambiare rotta e uscire dal momento no.

La partita contro l’Entella, nonostante l’avversario sulla carta più abbordabile può quindi essere la molla per rilanciarsi?

Questa partita di Coppa Italia può sicuramente aiutare, come abbiamo detto basta un risultato per infondere fiducia, non importa contro chi. Certo se la vittoria arriverà con il bel gioco sarà importante, ma ciò che conta adesso è il risultato.

Entella che oltre a rappresentare la partita della possibile svolta per i motivi che abbiamo citato è anche il crocevia Juric

Credo che Juric sia uno dei migliori allenatori emergenti. Ho seguito molto il suo lavoro nelle squadra in cui è stato e mi ha colpito per idee, gioco e coraggio. La squadra  deve aggrapparsi a questo per ritrovare la strada persa da un paio di mesi. Da esterno all’ambiente non è facile giudicare, ma alla lunga credo riuscirà a far uscire il suo valore. Spero possa iniziare da stasera per poi affrontare la Spal e ritrovare la vittoria in campionato anche perché quella partita diventa a tutti gli effetti una sorta di scontro diretto.

La gara di stasera può comunque riservare insidie

Certo. Non dimentichiamoci che l’Entella è una squadra attrezzata sulla carta per affrontare la Serie B. Il Genoa dovrà stare attento e portare a casa il risultato, bel gioco o meno è irrilevante a questo giro.

L’ambiente scettico nei confronti di Juric può influire?

Senza dubbio. Non dimentichiamo che il mister ha pagato il  calendario e l’eredità di Ballardini. In certi casi avrebbe potuto ottenere di più, come per esempio contro l’Udinese o contro il Milan a San Siro. Non è facile subentrare e affrontare una serie di partite così difficili e a queste sommare anche episodi che sono girati a sfavore.
Il pubblico però sono certo che saprà dargli una mano.

Tra le considerazioni da fare vi è anche la preoccupazione per la natura del campionato stesso del Genoa, ovvero una stagione partita con ben altre aspettative. Se la squadra dovesse essere risucchiata di una possibile lotta salvezza può patire il fatto di non essere stata costruita per soffrire?

Ha sollevato una questione importante, questo è un aspetto da non sottovalutare. In passato ci sono stati casi di squadre sulla carta superiori che hanno faticato a tirarsi fuori dalle acque stagnanti contro formazioni abituate per caratteristiche a lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Ricordi dell’esperienza in rossoblu?

Ho vissuto anni bellissimi e non lo dico come frase fatta. A Genova ho vissuto bene, così come mi sono trovato bene con i compagni che ho avuto. L’ambiente è unico, la tifoseria è una delle migliori e la maglia ha un peso positivo come tutte quelle delle piazze storiche. Ho giocato tanti Derby, partite uniche dove dal tifo che c’è  non sentivo nemmeno il fischietto dell’arbitro.
Da allenatore consiglierei a tutti i giovani calciatori di scegliere il Genoa e non solo come trampolino.
Una partita che rigiocherei? Probabilmente quella contro il Siena che ci condannò alla retrocessione.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.