ESCLUSIVA PG, Gigi De Canio: «Difesa del Genoa a 3 o a 4? Non è questione di moduli»

L'ex tecnico di Genoa e Napoli parla a tutto campo ai nostri microfoni: «Non ce n'è uno che sia migliore oppure che dia più garanzie rispetto ad un altro. Tutto dipende dalle caratteristiche e dalle qualità dei giocatori a disposizione»

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De Canio
Luigi De Canio, ex allenatore di Genoa e Napoli (Foto Marco Luzzani/Getty Images)
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In vista di Napoli-Genoa abbiamo intervistato in esclusiva Gigi De Canio, ex allenatore dei rossoblù e dei partenopei. Dalle strategie per scendere al San Paolo alle due città di mare, dagli aspetti tecnici a Matera Capitale europea della Cultura: tanti gli argomenti trattati.

Quali sono le tattiche migliori che deve adottare il Genoa per far sua la gara contro il Napoli e viceversa?
«Sia il Napoli che il Genoa hanno due grandi allenatori che sicuramente, conoscendo meglio di me le situazioni sapranno ognuno di loro, secondo quelle che sono le condizioni dei loro giocatori, quale potrà essere la soluzione migliore. Posso dire che visto quello che è successo in Empoli-Napoli, anche questa diventa una partita con la sua imprevedibilità ed in cui le squadre, giocando per opposti motivi, devono giocarsi la partita e cercare di fare risultato».

Come è possibile che una squadra passi da una prestazione eccezionale (Juventus) a due prestazioni da dimenticare (Udinese ed Inter)
«Sono partite diverse, motivazioni diverse ed avversari diversi; è possibile che accadano certe cose. Non dovrebbe accadere ma purtroppo è possibile perché è chiaro che chiunque giochi contro la Juventus giochi la partita della vita e riuscendo a sfruttare gli errori degli altri si fa risultato pieno. Giochi contro l’Inter, commetti un errore e prendi gol e poi prendi un rigore e la partita è finita».

Comunque appaiono ingiustificabili le tre prestazioni in esame
«Ingiustificabile perché sa cosa succede? Inconsciamente o consapevolmente si pensa che l’avversario possa vivere un momento di difficoltà e quindi possa essere abbordabile; il livello di attenzione è alto ma non così come magari contro la Juve. Poi ci sono gli episodi a sfavore come è successo con l’Inter; si può anche prendere un gol ma se non prendi il due a zero con l’espulsione hai tutto il tempo per aggiustare la partita e metterla sui binari giusti».

Possesso palla “bulgaro” quello dell’Inter…
«Consideriamo il fatto che i numeri sono stati anche determinati dall’espulsione. Comunque l’Inter è una grande squadra, motivazioni diverse perché c’era stata la faccenda Icardi quindi per l’Inter un atteggiamento da grande squadra perché è una grande squadra. Qualche episodio negativo per il Genoa ha messo la partita su quei binari. Non dovrebbe essere così però son cose che purtroppo accadono».

Una sua opinione sulla difesa a 4 di Prandelli? Secondo lei è giusto utilizzarla contro il Napoli o è preferibile un 3-5-2?
«Non credo sia tanto questione di moduli perché non ce n’è uno che sia migliore oppure che dia più garanzie rispetto ad un altro. Tutto dipende dalle caratteristiche e dalle qualità dei giocatori a disposizione. Quello che invece è più importante è l’atteggiamento e soprattutto il livello di attenzione perché il Napoli è un’altra grande squadra che ha giocatori che quando sbagli e se sbagli, lasciando un po’ di spazio, è una squadra che ti può far male. Se l’affronti con grande intensità agonistica e riesci a chiudere gli spazi e poi a ripartire in velocità è una squadra che, come ha dimostrato l’Empoli, può andare in difficoltà. Però, per andare in difficoltà il Napoli deve essere anche un po’ distratto come lo è stato ad Empoli. Se il Napoli è in partita è dura per tutti»

Kouamé e Sanabria: è una coppia convincente?
«Sì, secondo me sì. È una bella coppia, una coppia tecnicamente valida che non dà punti di riferimento, che ha tutt’e due le fasi, di attaccare bene gli spazi; è una coppia che sa sfruttare bene i movimenti della squadra. Credo che il Genoa sia davvero stato costruito bene come squadra. Magari regala momenti di difficoltà, di incertezza perché i giocatori possano non giocare tutti per infortuni o altri motivi, si guastano certi equilibri e c’è qualche risultato in meno rispetto a quanto preventivato però il Genoa è una squadra costruita bene, che ha un ottimo allenatore. Certamente può fare meglio per il valore della squadra ma molto dipende anche da quelli che sono gli episodi che durante l’anno capitano».

Favilli, giocatore poco utilizzato…
«Favilli è un giovane di buona qualità però, appunto, è giovane. Se la squadra alterna sempre prestazioni di grande livello a prestazioni di livello meno brillante è chiaro che inserire e rischiare un giovane è una bella responsabilità perché si rischia che non vada bene la squadra e si possano dare responsabilità, che non hanno, ai giovani. Se Prandelli non vede la sua squadra offrire una continuità di rendimento, credo che sia difficile far giocare questi ragazzi».

Genova e Napoli, due città nelle quali ha vissuto durante le sue esperienze da allenatore. Un ricordo di entrambe?
«Ho un bellissimo ricordo di queste due città che poi si somigliano molto. Purtroppo sia a Napoli che a Genova sono capitato nel posto giusto sempre al momento sbagliato perché sono capitato in momenti di difficoltà della squadra perché un anno l’ho dovuta salvare dalla retrocessione in Serie C, poi a gennaio abbiamo fatto una squadra che era forte ma qualche arbitraggio ci ha tolto la possibilità di inserirci nella lotta per il vertice e quindi ci siamo salvati. Poi quando ho avuto la possibilità di fare la squadra e feci uno squadrone, dieci-dodici giorni prima dell’inizio del campionato Preziosi decise di sostituirmi. Poi sono ritornato qualche anno fa dopo Malesani, in quelle cinque partite che si giocarono a poca distanza tra di loro (cinque gare in diciotto giorni, nda) e bisognava salvare il Genoa. Ci siamo riusciti. Ho cominciato il campionato successivo però purtroppo la sconfitta contro la Roma in casa credo in maniera inopinata mi fu fatale. Poi andai via ed il Genoa perse cinque partite di fila, cambiarono altri due allenatori. Diciamo che ho un grosso rimpianto: credo che avrei potuto aver più soddisfazioni. Devo sempre dire grazie a Preziosi che mi ha fatto comunque allenare in una piazza così importante».

Una finestra extra calcistica: Matera, sua città natale, quest’anno è Capitale europea della Cultura
«Andiamo a vederla perché è una bella cittadina, da conoscere, da vivere. Una bella realtà come tante in Italia e sino a poco tempo fa sconosciuta ma davvero gradevole ed ospitale con una storia davvero interessante. Debbo ammettere che anch’io la conoscevo poco e nel momento in cui l’ho scoperta mi sono emozionato e devo dire che questo mi rende orgoglioso di appartenere a quella terra».

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