ESCLUSIVA PG, Mattia Zanoli: «I cori della Nord? Mi tremavano le gambe»

Il difensore della Primavera: «Vogliamo rispettare la maglia. Giochiamo nel Genoa, quindi alla fine dei 90' tutti devono avere i crampi e aver sputato sangue»

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Mattia Zanoli nella finale del Viareggio contro il Bologna (Foto Genoa Cfc - Tanopress)
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Un’accoglienza da eroi. Questo è il modo in cui la Gradinata Nord ha salutato i grifoncini di mister Sabatini mercoledì poco prima del fischio d’inizio della sfida di Serie A tra Genoa e Inter. “Orgogliosi di voi” e “Grazie, ragazzi” i cori che ha unito tutto il Ferraris durante la passerella d’onore dei vice campioni del Torneo di Viareggio, imbattuti sul campo, ma beffati dal Destino. Da quei due minuti che li separavano dal riscrivere la storia, da quei pochi, pochissimi centimetri che hanno impedito a quel dannato pallone di uscire durante i calci di rigore. La storia della Primavera del Genoa racconta della trasformazione di una squadra che ha iniziato la stagione navigando nelle tormentate acque della zona retrocessione con soli otto punti conquistati dopo dodici partite in una corazzata che in seguito alla vittoria contro la Juventus ha iniziato a macinare punti scalando posizioni, fino a raggiungere il 10° posto a +7 dalla penultima. Poi la Viareggio Cup: avventura che non li ha mai visti cadere nei tempi regolamentari, dove sono usciti sconfitti avversari temibili come il Dukla Praga ai gironi e il Parma in semifinale. Dopo, la gara contro il Bologna allo stadio Picco di La Spezia davanti a più di trecento cuori rossoblù partiti da Genova per sostenerli. Quel gol all’85’ valso il pareggio per i felsinei, i supplementari e i rigori. L’esultanza degli emiliani e il boccone amaro dei grifoncini per essere stati così vicini alla gloria, ma allo stesso tempo così lontani.

Per parlare dell’anno della Primavera, tra campionato e Viareggio, e dell’esperienza vissuta la scorsa sera al Tempio, i microfoni di Pianetagenoa1893.net hanno raggiunto uno dei protagonisti di questa stagione: il difensore centrale classe 2000 Mattia Zanoli. Il talentino rossoblù, cresciuto nella Cantera genoana fin dai Giovanissimi di Brunello e Ferroni, ha maturato negli ultimi anni un’abilità in fase di copertura tale da renderlo una pedina insostituibile nell’undici titolare schierato da mister Sabatini. Quest’anno è sceso in campo in 20 delle 23 giornate di campionato, collezionando un gol e un assist. Durante la Viareggio Cup si è reso protagonista realizzando, durante la fase a gironi, la rete del 3-2 all’84 contro i cechi del Dukla Praga.

Si può dire che lei sia l’esempio del giocatore genovese e genoano. Chi le ha trasmesso la passione per il Genoa?

«La passione per il Genoa mi è stata passata dalla mia famiglia, ma soprattutto da mia nonna. Entrando nel Genoa questa si è sempre più ampliata».

Nel 2015 ha partecipato con i Giovanissimi del Genoa alla Manchester Cup, arrivando a giocare la finale contro i ghanesi del Right to Dream Academy dopo aver battuto il Real Madrid. Sfortunatamente vinse la squadra africana ai calci di rigore. Cosa mi può raccontare di quell’esperienza?

«E’ stata un esperienza bellissima, ma allo stesso tempo amara. Purtroppo non ho un bel feeling con le finali ai calcio di rigore, come è successo quest’anno al Viareggio. Partivamo da sfavoriti e abbiamo battuto squadre di carattere e di importanza mondiale al livello di Real Madrid e Atletico Paranaense. Squadre tutte molto forti. E’ stata un’esperienza indimenticabile, che mi porterò sempre dentro. Giocare in uno stadio competitivo, grande, da 15 mila persone a quell’età lì non è facile».

Adesso sta vivendo la sua seconda stagione in Primavera sotto la guida di mister Sabatini ed è uno degli elementi fondamentali dell’undici titolare. Dopo un avvio da incubo, ha iniziato a incamerare punti e ad allontanarvi dalla zona retrocessione. Si può parlare del brutto anatroccolo che si trasforma in un Grifone?

«Si, è stato un avvio difficile, perchè il gruppo era nuovo. C’erano tanti ragazzi arrivati da fuori e molti allievi che sono saliti. Rispetto all’anno scorso eravamo davvero pochi, quattro o cinque, quindi è stato difficile amalgamare il nuovo gruppo. Soprattutto trovare un modulo che ci aiutasse ad entrare in campo e sapere cosa dovevamo fare. Col tempo, grazie alla vittoria sulla Juventus, abbiamo cambiato marcia e capito che potevamo fare un buon campionato. Non è da tutti vincere contro la Juve e farlo segnando all’ultimo è ancora più bello. Da lì abbiamo iniziato a macinare punti. Adesso, però, arriva la parte difficile, perchè mancano poche giornate alla fine. Siamo a 5 o 6 punti dai play off, ma anche a 5 o 6 punti dalla zona retrocessione, quindi siamo un po’ in mezzo e dobbiamo innanzitutto centrare la salvezza, poi, se si riesce, provare a raggiungere i play off. Adesso viene il bello».

Mancano ancora sette giornate alla fine del campionato. Cosa devono aspettarsi i tifosi?

«I tifosi devono aspettarsi che da noi la maglia venga sempre rispettata, perchè giochiamo nel Genoa, il club più antico d’Italia, quindi a fine partita la maglia deve sempre essere sudata e deve sempre esserci un grande impegno da parte di tutti. Se alla fine il risultato non c’è, è anche per bravura dell’avversario. L’importante è che alla fine dei 90′ tutti devono avere i crampi e aver sputato sangue. Al campionato mancano sette giornate e sta a noi decidere cosa fare».

Adesso siete reduci dall’esperienza stupenda, ma dal retrogusto amaro, del torneo di Viareggio. Secondi senza mai perdere sul campo. Certamente un risultato importante.

«E’ stato un po’ come a Manchester nel 2015, perchè come allora siamo partiti da sfavoriti, poichè in campionato non siamo nelle zone alte e c’erano squadre come Inter, Fiorentina e Milan. Vero che il Milan è sotto, ma fa parte di quelle squadre che sono più blasonate rispetto a noi. Quindi arrivare in finale è stata una sorpresa. Abbiamo avuto un cammino difficile, affrontando un girone nel quale non conoscevamo gli avversari. Abbiamo affrontato l’Empoli che è sempre ostica da sfidare. Poi abbiamo giocato con il Berekum Chelsea prendendo gol al 90′. Quel tipo di partite le perdi il 99% delle volte. Però siamo stati bravi e fortunati. In seguito la sfida col Parma dove abbiamo mostrato una grande forza di gruppo. In finale quel gol all’85’ ci ha tagliato le gambe. Eravamo tutti affaticati e andare ai supplementari e poi ai rigori è stato molto pesante. Rimane una bella esperienza, ma anche un grosso amaro in bocca».

“Orgogliosi di voi” e “Grazie, ragazzi”. Questi i cori che ha cantato la Nord durante la vostra passerella prima della sfida con l’Inter. Com’è stato essere acclamati da eroi da uno stadio intero?

«E’ stata una bella esperienza. Io la Gradinata Nord la vivo e vado sempre allo stadio. Non dico che mi sono sentito a mio agio, però ho capito che dal campo è tutta un’altra cosa: le gambe ti tremano anche solo che per un giro di campo, perchè ti acclama uno stadio intero. E’ stata una bella esperienza anche per i compagni stranieri. Confrontandomi un po’ con loro, si sono resi conto di avere una grande tifoseria dietro».

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