Il Grifone ha cambiato pelle

Il Genoa da veloce Frecciarossa, che però imbarcava anche tanti gol, si è trasformato nel trenino di Casella, lento ma costante nei risultati

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Marco Liguori
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Due pareggi “a occhiali” contro il Chievo, ultima della classe, e Frosinone, penultima. Passi il primo, poiché una giornata storta può accadere: ma, miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso, il secondo lascia molto perplessi. Nella mia presentazione della partita di sabato scorso avevo riportato che il catenaccio e contropiede dei gialloazzurri avrebbe potuto mettere in difficoltà gli uomini di Prandelli: l’espulsione di Cassata ha complicato ancora di più la manovra offensiva rossoblù, che è apparsa soprattutto nel primo tempo poco fluida. La formazione di Baroni, ridotta in 10 uomini, si è chiusa nella fortezza (le due punte erano in realtà una sola: Pinamonti, Ciano svolgeva compiti di centrocampista aggiunto in un 3-5-1) e ha chiuso tutti i varchi possibili e immaginabili.

A questo punto, ci si sarebbe aspettato un Grifone arrembante, come contro la Lazio. Contro una squadra chiusa a riccio ci sono due armi per sfondare: innanzitutto la velocità, da svolgere anche in fase di ripresa del gioco. E poi un pressing continuo, sottoponendo in continuazione il portiere avversario a tiri all’improvviso, imprevedibili, da ogni posizione. E invece nulla: abbiamo assistito a un giro palla spesso fitto a centrocampo, condito anche da qualche passaggio all’indietro per Radu. Le azioni sulle fasce sono state poco incisive, visto che gli attacchi del Genoa avvenivano con la difesa avversaria schierata: risultato, il reparto offensivo rossoblù ha girato a vuoto. A questo punto, si può pensare che la formazione di Prandelli abbia cambiato pelle, alla luce anche del mercato di gennaio (dove si è registrata anche la solita giostra di plusvalenze): è una squadra che pensa prima a non prenderle, poi a cercare di segnare. In pratica: prima era un Frecciarossa che però imbarcava anche tanti gol, ora è il trenino di Casella, lento ma costante nella sua marcia e nei risultati.

E non a caso il cambio è avvenuto proprio con Chievo e Frosinone che si limitano essenzialmente a distruggere il gioco avversario con marcature ferree. Non a caso Kouamé ha sofferto molto i raddoppi avversari. Inoltre “dinamite” Sanabria non si è innescato con le sue giocate in area di rigore: anzi, spesso sembrava agire al di fuori dello spazio in cui un centravanti dovrebbe collocarsi. Per chi guarda il bicchiere mezzo pieno, si può dire che il Grifone ha colto il sesto risultato utile consecutivo, occupa la stessa posizione di classifica (13a, visto che è a pari punti col Parma vittorioso al Ferraris) e gli stessi punti (30) di un anno fa : inoltre il Bologna è a -12 ed è in svantaggio negli scontri diretti. Però ieri una vittoria l’avrebbe avvicinato alla quota salvezza posta, com’è noto, a 40 punti. E, ripeto, i punti bisogna conquistarli contro le ultime in classifica.

Ora arriva un sestetto di partite per nulla semplici: Parma (sabato prossimo fuori casa ore 18), Juventus (in casa), Udinese (fuori casa), Inter (in casa), Napoli (fuori casa) e il derby. Ci vorrebbe un colpo d’ala del Grifone in qualcuna di esse per poter avvicinarsi il prima possibile alla chiusura della pratica salvezza. Passo e chiudo!

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