Rizzoglio: «La Stella sarebbe un riconoscimento per la storia del Genoa e per quei ragazzi del 1925 che hanno lasciato in eredità il mito rossoblù»

Il membro del comitato storico-scientifico della Fondazione Genoa 1893: «E' uno scudetto vinto sul campo, lo reclamiamo, lo vogliamo e vogliamo che sia un riconoscimento perchè il Genoa sia sempre più forte»

635

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Giancarlo Rizzoglio, autore del libro “La stella negata al grande Genoa” e membro del comitato storico-scientifico della Fondazione Genoa 1893, attraverso il canale Youtube di De Ferrari Editore, ha voluto ricordare, spiegando quanto da lui trattato nel suo libro, quanto accaduto nella stagione 1924-25 con le famose cinque finali e la Stella che il Bologna ha negato al Grande Genoa.

«Sono Giancarlo Rizzoglio, l’autore del libro “La stella negata al Grande Genoa” della casa editrice “De Ferrari”. Sono anche membro del comitato storico-scientifico della Fondazione Genoa 1893. “La stella negata al Grande Genoa” è un libro inchiesta a carattere storico-sportivo che individua e ricalca le cinque celeberrime finali del campionato 1924-25 di Lega Nord. Le famose cinque finali tra Genoa e Bologna. In palio, sì il titolo di Lega Nord, ma di fatto il titolo italiano, vista l’enorme differenza che c’era tra il calcio settentrionale e quello centro-meridionale. Per il Genoa sarebbe stato il decimo scudetto: il sogno di tutti i genoani, di tutti noi genoani e l’ambito riconoscimento della stella dal 1958 in avanti. Sappiamo che la stella solo tre grandi squadre oggi in Italia possono fregiarsela e sono la Juventus, il Milan e l’inter. E di fatto il Genoa sarebbe stata la prima squadra a raggiungere questo riconoscimento. Questo libro non è solamente un’inchiesta, ma anche un racconto coinvolgente. Un racconto che interessa ogni genoano per il fatto che evidenzia le meraviglie sportive di quella grandissima squadra capitanata dal figlio di Dio Renzo De Vecchi e condotta da mister William Garbutt: il primo mister del calcio italiano. Era il Grande Genoa, quello d’oro degli scudetti. Ne aveva ben nove in bacheca, come oggi, e quindi quella vittoria avrebbe, come detto, rappresentato questo ambito traguardo. Ma dicevo che è un racconto coinvolgente anche dal punto di vista umano, perchè descrive le gesta di quei giocatori, mettendone in luce anche le caratteristiche umane, il loro vero attaccamento alla maglia rossoblù per la quale non davano solamente qualche goccia di sudore, ma anche di sangue. Questa è stata definita dal The Guardian come la più grande ingiustizia della storia del calcio internazionale. Un’ingiustizia che parte dalla terza finale del 7 giugno 1925. Ricordiamo che la prima finale si disputò il 24 maggio 1925 allo Sterlino di Bologna. Il Genoa vinse 2-1 in una partita tatticamente perfetta, ma purtroppo poi perse il 31 maggio in casa a Marassi con lo stesso punteggio dopo aver condotto quasi tutta la partita in attacco e dopo aver subito un gol inopinato a 7 minuti dalla fine. Questo libro, oltre a parlare di quei campionati e soprattutto di quello del 24-25, affonda la propria inchiesta per capire i reali motivi che impedirono al Grande Genoa di arrivare al decimo scudetto. E’ un’inchiesta che, come detto, passa per la terza finale, dove purtroppo non venne applicato l’articolo 18 per l’invasione di campo dei tifosi bolognesi e degli squadristi fascisti che, dopo un primo tempo condotto in maniera regolare, nonostante le migliaia di persone intorno al campo che avevano precedentemente invaso il campo dopo aver rotto le recinzioni. Nel secondo tempo ci fu il gol fantasma di Muzzioli, quando, al 16′ del secondo tempo tirò in porta e quel pallone non si sa ancora oggi dove sia finito nonostante le cronache siano molto discordanti. Ebbene Mauro, l’arbitro, avvocato e presidente dell’AIA e miglior arbitro dell’epoca decretò corner per il Bologna. Sappiamo tutti come andò a finire. Venne accerchiato e spintonato dagli squadristi fascisti e fu costretto a sospendere la partita. Cercò di rientrare negli spogliatoi, ma questo fu impedito fino a quando una persona, facente parte della presidenza federale gli chiese per piacere, dato che di fatto la partita era ormai invalidata, di portare a termine la partita pro forma. Dopo questi fatti e la mancata applicazione dell’articolo 18, vediamo anche nella quarta finale, quella detta “dei revolver” che finì 1-1. Questa è detta “La finale dei revolver” perchè quando i tifosi alla stazione di Porta Nuova di Torino, città sede di questo spareggio, tornarono nelle rispettive città, i due treni si trovarono praticamente di fronte e partirono quelle 20-25 revolverate che ferirono due tifosi genoani. Poi seguì un mistero fitto, che, nonostante questi colpi fossero partiti dall’ultimo vagone dei tifosi bolognesi, c’erano tutte le condizioni per arrivare ad individuare i colpevoli, perchè le squadre a quel tempo conoscevano i tifosi che occupavano i treni da loro stesse organizzati, ma gli autori non vennero mai individuati. La Federcalcio, che aveva intimato al Bologna di consegnare i colpevoli alla giustizia, non furono mai individuati. Non solo, quando la Federcalcio emanò una delibera di condanna del Bologna con una data ben precisa per consegnare i colpevoli, alla giustizia, sarebbe stato squalificato il Bologna con conseguente assegnazione dello scudetto al Genoa. Questo non avvenne per intervento delle istituzioni fasciste, quindi Arturo Bocchini, allora prefetto di Bologna, mandò una formale richiesta al Ministero dell’interno di annullare tutte le delibere Figc a carico del Bologna a causa di ordine pubblico. Ci fu di fatto una grave ingerenza nei confronti della Federcalcio per favorire il Bologna. E fatti anche antisportivi come quelli della quinta finale, dove il Bologna seppe diverse ore prima della sede della finale, che si sarebbe disputata a Milano Vigentino sul campo della “Forza e Coraggio” a porte chiuse. Il Bologna lo seppe diverse ore prima del Genoa dall’avvocato Cavazzana, che era il presidente del nuovo consiglio della Lega Nord che disse al dirigente del Bologna Enrico Sabattini e a soprattutto Hermann Felsner, l’allenatore, la sede della gara e così questi poterono andare in veste anonima su quel campo, contattare il custode, pagarlo con 20 lire affinchè la finale fosse disputata con i palloni del Bologna. Quindi Felsner ritirò i palloni ufficiali in dotazione al campo e diede al custode quelli del Bologna gonfiandoli a suo piacimento, facendo giocare la finale in questo modo, assicurandosi anche gli spogliatoi più ampi e comodi per la propria squadra. Un vero e proprio atto di mancanza di sportività. E’ dunque un libro che cerca di mettere a fuoco tutte queste cose in un’inchiesta articolata, complessa, ma adatta a qualsiasi tipo di lettore per cercare di avvicinare il genoano di oggi a quella squadra che materializzò la leggenda del Genoa fino ai nostri giorni. La Stella negata al Grande Genoa è lo strumento ufficiale del ricorso di Fondazione Genoa 1893 per questo titolo insieme al dossier 1925. Tutti noi genoani auspichiamo che arrivi questo riconoscimento perché il Genoa se lo merita. Il Genoa è la più antica squadra italiana, quindi sarebbe un riconoscimento per la sua storia e per quei ragazzi del 1925 che, come detto prima, hanno lasciato a noi in eredità il mito rossoblù, ma soprattutto sarebbe un riconoscimento volto a valorizzare l’importanza dell’immagine del club e darebbe l’opportunità di aprire importanti operazioni commerciali e di marketing, quindi volte a trovare nuovi finanziamenti affinché il nostro Genoa possa allestire squadre sempre più forti per il futuro. E’ uno scudetto vinto sul campo, lo reclamiamo, lo vogliamo e vogliamo che sia un riconoscimento perché il Genoa sia sempre più forte. Un riconoscimento che serve per il futuro».

 

 

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.