Umberto Calcagno: «Salviamo il Genoa Club Pontetto»

Il presidente di Capit Liguria: «Al suo interno non c'è materiale dal grande valore economico, ma più che altro dal grande valore affettivo. Ci sono bandiere di trenta, quarant'anni fa, sciarpe, gagliardetti»

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Genoa Club Pontetto. Immagine presa da Facebook

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Dopo 55 anni di attività, il Genoa Club Pontetto rischia di chiudere i battenti. Si tratta di una triste notizia per le tifoserie genoane, che rimarrebbero orfane di uno dei circoli di fede rossoblù più antichi, che fin dall’anno di fondazione, risalente al 1965, ha riunito tifosi per sostenere tutti insieme il Grifone durante le sue partite. Adesso a seguito di diversi problemi questa realtà potrebbe sparire. Possibilità che ha spinto Umberto Calcagno, presidente della Capit Liguria, l’ente affiliato al Club, a lanciare un appello al fine di trovare qualcuno che possa risollevare le sorti del circolo. Ecco quanto ha spiegato ai microfoni di Pianetagenoa1893.net.

Qual è la situazione attuale del sodalizio rossoblù?

«La situazione è questa: io sono il presidente della Capit Liguria, l’ente che in tutti questi anni ha dato l’affiliazione e le tessere al Genoa Club Pontetto. I circoli, infatti, per poter operare hanno la necessità di avere un ente al quale affiliarsi. Il mio interesse è duplice. È da 74 anni che sono genoano e vedere il Genoa Club Pontetto chiudere è un piccolo grande dolore. L’altro aspetto è che, come Capit, avendo per tutti questi anni seguito questo circolo, ci dispiace che venga chiuso».

Ma il direttivo?

«Al momento la situazione vede il vecchio presidente, il vecchio direttivo dimesso e il suo successore che ha trovato dei problemi e per tanto ha intenzione di lasciar perdere. Se lasciano loro è ovvio che il circolo verrà chiuso definitivamente. Da qui, parlandone con Alberto Villa, anche lui un vecchio genoano, è venuta questa idea di provare a lanciare questo Sos e vedere cosa si riesce a fare per salvare questo circolo. Al suo interno non c’è materiale dal grande valore economico, ma più che altro dal grande valore affettivo. Ci sono bandiere di trenta, quarant’anni fa, sciarpe e gagliardetti. C’è tutto un valore di questo tipo».

Cosa si può fare?

«L’obiettivo sarebbe quello di rifondare il circolo, con un nuovo direttivo, dandogli nuova vita. L’idea precisa di come evitare che chiuda non l’abbiamo. Si tratta di un club storico, di uno dei primi Genoa Club, a due passi dalla Gradinata Nord e, se chiudesse, sarebbe un grande peccato».

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