Primocanale – Sfavorito e senza bomber, ma il Genoa può svoltare di nuovo proprio nel derby

Secondo Giovanni Porcella i rossoblù cercano un successo che permetta il rilancio dopo un avvio incerto

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Genoa derby
Il Grifo vince il derby di luglio 2020 (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Mai come negli ultimi anni lo stato di forma, i gol segnati e l’umore scavano un solco profondo tra il Genoa e la Sampdoria. Inutile girarci intorno, il derby per i rossoblù parte in salita. Il Grifone che ha superato tre settimane difficili per i 17 positivi al Covid, sul campo ha prima resistito a Verona per poi cedere il passo con l’Inter. Risultato quest’ultimo persino scontato, se non fosse che la squadra di Maran non ha mai tirato in porta. Questo è bastato per mettere sotto i riflettori il fatto che, dopo la scorpacciata col Crotone, Pandev e compagni non hanno più segnato e raramente calciato verso l’estremo avversario. Di qui i dubbi. Destro in ritardo di condizione, Shomurodov appena sbarcato dal Caucaso e persino infortunato, Pjaca non in forma. Insomma non si può sempre puntare sull’eterno macedone. E così sono bastati due gol di Scamacca col Catanzaro per candidare il corazziere romano a rompere il ghiaccio con Audero. Avanti con coraggio e fisico perché il convento non passa altro e questo da un po’ di anni almeno là davanti.

La formazione poi è un rebus perché ci sono guai muscolari vari e allenamenti differenziati un po’ in tutti i reparti. Ecco perché il Grifone è oggettivamente sfavorito contro la Sampdoria che peraltro arriva da un momento magico in cui tutto fila liscio come l’olio, con il tris servito a Fiorentina, Lazio ed Atalanta forse le ultime due gare pure un po’ agevolate da assenze nelle controparti o per turnover esagerati in vista dei loro impegni europei. Ranieri praticamente con gli stessi di tre mesi fa è ad un passo dai vertici di classifica e questo basta ad agitare il sonno dei rossoblù.

Ma la stracittadina, non è retorica, a volte è un gioco di prestigio col coniglio che esce dal cappello quando proprio non te lo aspetti o un conclave in cui chi entra da sicuro Papa esce come cardinale. Il Genoa sa lottare e soffrire. Lo ha dimostrato in questi giorni complicati ed è un dato di fatto che vale come garanzia. Il gruppo c’è e la voglia di svoltare pure. Maran che a seguire sarà di nuovo al Ferraris per recuperare il match col Torino non è da invidiare perché è già sotto pressione, ma ha tutta l’aria di essere uno spaccalegna con le spalle larghe e quindi duro da buttare giù. C’è chi gli imputa di non giocare con 4 difensori, chi di non utilizzare al meglio Zajc che è un trequartista e non una mezz’ala e chi non comprende perché Schöne sia rimasto fuori dalla lista. Ma questa in fondo è una decisione che hanno preso altri. Maran ha gettato nella mischia Rovella, una scommessa che può essere vinta e poi ha sistemato una difesa che a parte l’imbarcata di Napoli su cui c’è l’ombra lunga del virus, ha fatto ciò che doveva e anche qualcosa di più. Certo, Quagliarella è uno spauracchio, quanto Ramirez e occhio al giovane danese Damsgaard. Per il Grifo altri volti da conoscere ma con Criscito, Perin, Goldaniga che battono la grancassa. Nel luglio scorso si salvarono proprio in un derby drammatico che pareva la resa dei conti, ed invece da lì iniziò la planata per la salvezza. E la storia può ripetersi a patto ci sia la tensione delle domeniche decisive.

Giovanni Porcella – tratto da Primocanale

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