Primocanale – Coronavirus, Giancarlo Icardi: «Ad oggi ipotizzare quando ci sarà un vaccino è molto difficile»

Il direttore della clinica di Igiene del San Martino: «Dopo trent'anni stiamo ancora cercando quello per l'Aids»

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Giancarlo Icardi, Ospedale San Martino (Foto Primocanale)

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«Ad oggi ipotizzare quando ci sarà un vaccino è molto difficile, non mi sbilancerei nè sui tempi nè sull’efficacia di questi preparati che stiamo studiando», Giancarlo Icardi, direttore della clinica di Igiene del policlinico San Martino di Genova ed esperto di vaccini fa il punto sulla situazione legata all’emergenza Coronavirus. Gli studi per trovare un vaccino capace di neutralizzare il Convid-19 vanno avanti. Su questo punto è notizia recente che inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati sull’uomo, su 550 volontari sani, del vaccino messo a punto dall’azienda Advent – Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Insitute della Oxford University.

Ma il professor Icardi è molto realista e conosce tempi e difficoltà che si devono affrontare in questo settore: “Ci sono diversi vaccini allo studio, ma voglio andarci cauto. Ho iniziato negli Ottanta quando eravamo in piena pandemia da Aids e allora si diceva che nell’arco di un anno avremo avuto il vaccino, sono passati 30 anni e ancora il vaccino non esiste. Con questo non voglio pensare in negativo perchè parliamo di un virus completamente diverso con caratteristiche diverse, però ritengo che al momento le misure da seguire quali il distanziamento sociale, l’attenzione per l’igiene sono fondamentali. Quando poi il vaccino ci sarà lo utilizzeremo”.

In Liguria è partita una fase 1.2, l’emergenza sanitaria persiste ed è la prima da affrontare ma alcune attività possono ripartire da subito. Un modo per cercare di dare fiato ai tanti lavoratori autonomi e dipendenti che in questo mese hanno sofferto le conseguenze delle restrizioni. Ma il professore sottolinea come bisogna andare con i piedi di piombo in questa fase intermedia in attesa della vera e propria fase 2 per il momento prevista al 4 maggio, salvo nuove proroghe governative.

“Non dobbiamo dimenticarci che il virus è con noi – rimarca Icardi -, non è scomparso. Bisogna continuare a tenere tutte quelle misure che abbiamo imparato in queste settimane. Questo Coronavirus, i risultati iniziano a esserci ma per il punto zero, quando cioè non ci saranno più casi, ci vorranno ancora alcuni mesi. Stiamo combattendo contro il nemico invisibile, abbiamo vinto qualche battaglia ma non abbiamo ancora vinto la guerra”.

Il professore di Igiene spiega che rispetto all’inizio dell’emergenza l’analisi sui tamponi effettuati ora dà risultati molto diversi, si è passati da un 80% circa che dava esito positivo al 15% di oggi. Situazione certamente figlia anche dei molti tamponi in più che sono stati fatti nelle ultime settimane con il sistema sanitario della Regione Liguria capace di superare i mille test al giorno e con il nuovo dichiarato obiettivo di arrivare a 1500 circa in ventiquattrore.

Nel frattempo i dati della Liguria evidenziano una crescita del caso dei guariti da Coronavirus. Trattandosi di un virus di cui si sa ancora troppo poco la gestione dei casi non è certamente agevole per gli operatori sanitari impegnati nelle cure. Ancora da capire se una volta passata la malattia il virus può tornare. Icardi spiega: “Abbiamo avuto persone sintomatiche in ospedale sulle quali sembrava  doverci essere una risuoluzione del quadro clinico e a distanza di qualche giorno hanno presentato nuovi sintomi, ma è avvenuto sempre su persone che sono risultate positive” dunque mai persone guarite definitivamente secondo gli standard sanitari e poi di nuovo colpite dal virus.

Nel frattempo vanno avanti anche i test sierologici sul personale sanitario e anche su questo il direttore dell’istituto di Igiene del San Martino fa il punto: “Abbiamo alcune situazioni di persone che hanno fatto test sierologico e su cui abbiamo trovano gli anticorpi e non hanno mai avuto alcun sintomo o qualcuno molto sfumato. Nel 3% degli operatori sanitari è stata trovata la presenza di anticorpi, quindi presumibilmente hanno fatto il virus senza accorgersene. Per quanto riguarda gli studi e l’utilizzo dei farmaci se ne stanno usando di diversi tipi, ma ancora non abbiamo un cocktail che dà risultati migliori rispetto agli altri” spiega Icardi.

Ora che i numeri dei ricoverati e dei casi inizia a dare respiro a medici, infermieri e a tutto il personale sanitario l’esperto spiega che si può andare avanti con le ricerche di laboratorio che hanno il fine di studiare il genoma del Coronavirus, ovvero il codice genetico che permetterà agli studiosi di capire se questo virus ha subito ad esempio mutazioni. Ma su questo punto alcuni studi dicono che il Covid-19 muta poco e lentamente e questo rende molto più facile la collaborazione internazionale per mettere a punto farmaci e vaccini.

A indicarlo è l’analisi dei dati genetici condotta in Italia, che ha individuato otto ceppi provenienti da diverse aree, tutti simili a quello originario cinese e nessuno piu’ aggressivo di quello originario. La ricerca, pubblicata sul sito bioRxiv, si deve all’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, che ha collaborato con le universita’ di Bari e Statale di Milano. Sono state analizzate oltre 1.100 sequenze genetiche provenienti da Cina, America e Europa utilizzando la piattaforma bioinformatica Elixir del nodo italiano dell’infrastruttura di ricerca europea per le Scienze della vita.

Tratto da Primocanale.it

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