Perché il Genoa aspetta sempre Godot?

A differenza del dramma di Samuel Becket dove l’attesa si protrae all’infinito, in questo caso qualcosa sfortunatamente arriverà: la fine del campionato con i suoi verdetti. E il Grifone intanto annaspa

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Marco Liguori (Pianetagenoa1893.net)
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Perché il Genoa aspetta sempre Godot? Non è una domanda retorica la mia, né sono impazzito, miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso. A differenza del dramma di Samuel Becket dove l’attesa si protrae all’infinito, in questo caso qualcosa sfortunatamente arriverà: la fine del campionato con i suoi verdetti. Non solo: il Grifone, innanzitutto, sta avendo la consuetudine di aspettare che ci siano tre squadre di caratura peggiore che scendano in serie B. A seguire: a ogni stagione di mercato si vendono i giocatori migliori e si attende la venuta di altri per proseguire il turnover. Altra attesa: la scelta di un allenatore. E così siamo passati inspiegabilmente da Ballardini (ottavo posto in classifica a 12 punti, media 1,71), a Juric (3 punti in sette gare, media 0.43) a Prandelli (15° posto, 19 punti in altrettante partite, media 1) con il Grifone a soli cinque punti dall’Empoli (battuto per fortuna dalla Spal). Ma fino a quando si potrà andare avanti così? Di certo non all’infinito. La squadra si depaupera e annaspa, navigando ogni anno a filo con la zona pericolosa della classifica. E a proposito di plusvalenze, torno sulla questione Piatek: perché è stato venduto? Qual è la motivazione tecnica di bilancio che ha condotto la dirigenza a cederlo al Milan? Al momento, non mi è chiara. Forse la relazione sulla gestione e la nota integrativa al bilancio chiuso al 2018, disponibili a breve, potrebbero dare una risposta alle mie domande. Tutto ciò, ha fatto scatenare la protesta non solo degli ultrà, ma anche dei club e di buona parte della tifoseria che ha appoggiato fino a poco fa le scelte di Preziosi, stanchi della continua politica delle plusvalenze. Non solo: anche la Fondazione Genoa (con l’eccezione del reggente Antonio Bettanini che ha votato contro) ha bocciato con un comunicato la politica di gestione presidenziale. L’ultima campagna acquisti ha visto l’arrivo di tre mediani, Sturaro, Lerager e Radovanovic, oltre a un attaccante che non è una prima punta, Sanabria. Sono mancati gli esterni: quelli di centrocampo per un 3-5-2 o per un 4-4-2 oppure quelli d’attacco per un 4-3-3.

Se a tutto ciò aggiungiamo che la squadra ha offerto prestazioni decisamente altalenanti (bene con Lazio, Juventus e Napoli, insoddisfacente con Chievo, Frosinone, Parma, Inter, Sampdoria e Torino, pur se in quest’ultimo caso il primo tempo è stato discreto) era ovvio che il Genoa perdesse pian piano terreno e scivolasse verso la parte pericolosa della classifica. Accennavo prima del discreto primo tempo offerto oggi contro i granata: è bastato però un errore di Veloso a centrocampo (pallone offerto lateralmente su calcio di punizione a un avversario) per dare una batosta ai rossoblù, in una gara che avrebbe potuto chiudersi almeno in parità. Un vero peccato non averne approfittato contro un Torino in forma non cetro brillante.

Va concessa agli uomini di Prandelli l’attenuante della direzione arbitrale fiscale e mediocre di Doveri. Due episodi in particolare: innanzitutto, il fallo di mano fischiato con conseguente ammonizione a Veloso (era diffidato e sarà squalificato) che aveva però il braccio attaccato al corpo. E poi la trattenuta a Kouamé in area di rigore: Mazzoleni, l’uomo Var ha taciuto nell’occasione. Eppure l’episodio andava valutato: se non fosse stato fallo da penalty, l’ivoriano andava ammonito per simulazione. Invece, Doveri ha fatto finta di nulla. Il Genoa non ha la forza mediatica del presidente del Torino Urbano Cairo, ma questo arbitraggio non può passare inosservato: sarebbe opportuno che lo si facesse rilevare nelle sedi deputate.

Dunque, mancano cinque giornate al termine e ci sono altrettanti punti di distacco tra Genoa e Empoli. Domenica si va a Ferrara contro una Spal ringalluzzita dalla vittoria contro gli azzurri toscani. In soli otto giorni, Prandelli dovrà trasformare l’acqua in vino: lasciando da parte il bel gioco (che il Grifone non ha, ma non è prerogativa di una squadra che deve salvarsi), dovrà trovare una formazione e un modulo che raccolga almeno un punto nella terra degli Estensi. Tornerà a disposizione Pandev che può dare vigore all’asfittico reparto offensivo (10 gol nelle 14 gare del girone di ritorno): potrebbe essere la carta da giocare magari nuovamente assieme a Kouamé oppure a Lapadula. Per il momento, buona Pasqua a tutti. Passo e chiudo!

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