Massimo Prati: «Genova, una storia straordinaria. La genoanità si tramanda di padre in figlio»

Lo scrittore genovese e genoano si racconta

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Prati

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Il sito bibliocalcio.com ha intervistato lo scrittore genoano Massimo Prati, autore della secoda edizione de “I Racconti del Grifo – Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova” (UP Urbone Publishing). «Mi piace sottolineare la lunga gestazione del libro dal giugno del 2004 al dicembre 2020 e che copre quindi un arco temporale di quasi sedici anni. In un periodo storico in cui imperversano gli “instant book”, sulla base di crisi politiche, morti di personaggi famosi, pandemie e altre vicende della contemporaneità, credo che questo lungo periodo di gestazione del mio libro sia segno di impegno e meticolosità, oltre che rifiuto di concepire i libri come banali prodotti commerciali, da vendere sull’onda emotiva del momento».

«Negli ultimi tre anni, i miei libri sono stati presentati alla Società Dante Alighieri di Basilea, al Museo del Genoa, all’Università di Catania e sono in vendita in una libreria di Zurigo e a catalogo nella Civica Biblioteca Berio di Genova e nella Biblioteca del CONI della Liguria. La TV della Svizzera Italiana ha fatto due reportage, di cui uno al TG nazionale, mentre la più grande televisione privata della Liguria, PrimoCanale, ha presentato i miei due libri durante la trasmissione dal titolo “Gradinata Nord” e una Radio di Città del Messico ha parlato della mia attività di ricercatore. Ciononostante brilla l’assenza de “Il Secolo XIX”, dell’edizione genovese de “La Repubblica” e del TG3 della Liguria, sebbene essi abbiano ricevuto ampia e dettagliata documentazione per ben tre volte e in tre distinti periodi di tempo. Evidentemente in questi ambienti si ritiene che libri incentrati sulla storia di Genova, del Genoa e dell’Andrea Doria non siano di interesse per i loro lettori/ascoltatori o, più probabilmente, si mettono in atto insane logiche da clan, per cui si promuovono solo i libri degli amici» ammette Prati.

Un passo su Genova: «Vivo da quasi vent’anni all’estero. Ho acquisito la nazionalità svizzera. Parlo e scrivo in quattro lingue. Mi sento cosmopolita ma, prima di tutto, felice e orgoglioso di essere genovese. Genova ha una storia straordinaria fatta di relazioni internazionali che poche città italiane possono vantare. A Genova negli ultimi cinquant’anni l’uso del dialetto (che molti preferiscono definire lingua) si è perso o perlomeno si è ridotto nel numero dei suoi parlanti. Ci sono alcune associazioni culturali che lavorano meritoriamente per la conservazione del genovese. La genoanità inoltre ha una forte carica identitaria, perché spesso, quasi sempre, tramandata di padre in figlio fino dalla fine dell’Ottocento e quindi contribuisce in qualche modo a mantenere in vita le tradizioni e la lingua genovese».

«Lo scoglio di Boccadasse? La tradizione della bandiera del Genoa risale ai primi anni Settanta quando il Genoa Club di quel borgo istituì un premio da assegnare al migliore giocatore della stagione. In occasione del conferimento del premio, si prese l’abitudine di issare la bandiera del Genoa sullo scoglio. Da allora la tradizione è stata mantenuta, e tramandata, grazie all’azione di alcuni “vecchi” ma intraprendenti tifosi di Boccadasse che rimettono la bandiera in loco ogni volta che i marosi, o le scorribande avverse, portano alla momentanea sparizione della stessa. È una tradizione che ha avuto anche una certa risonanza nazionale e che, forse per questo motivo, infastidisce i rivali cittadini» spiega Prati.

«Scrivere è la passione della mia vita. Per ciò che riguarda le prossime uscite ho ultimato un romanzo che dovrebbere andare in stampa tra qualche mese: “Dieci Racconti di una Lucertola del Porto di Genova”, la storia di un militante libertario genovese che, nel 1936, partecipa prima al Fronte Popolare francese e poi alla Rivoluzione Spagnola» chiosa lo scrittore genoano.

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