Il Genoa emoziona anche un Pallone d’Oro come Shevchenko

Signorile verso Mourinho, primo avversario, e chiaro sul futuro: «A gennaio ci rafforzeremo»

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Wander Shevchenko Genoa
Joshua Wander stringe la mano a mister Andriy Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Visibilmente emozionato e con la salivazione azzerata: è l’effetto che il Genoa cagiona anche a un Pallone d’Oro. Andriy Shevchenko pesa le parole, anzi le bilancia, per usare un termine chiave della sua conferenza stampa. Coniuga all’infinito il primo principio della filosofia calcistica che vuole portare al Grifone, «lavorare», il quale sarà anche l’unico mezzo per raggiungere l’obiettivo stagionale: la salvezza. Il contratto del tecnico ucraino dura tre anni ma il pensiero pragmatico di Shevchenko non va mai oltre l’inverno che a Genova è arrivato sulle ali di un vento che sembra provenire dall’est: «Il Genoa si rafforzerà a gennaio». Una garanzia per accettare un incarico gravoso ma affascinante, una garanzia anche per i tifosi rossoblù spaventati da una classifica che dopo Empoli recita quartultimo posto per differenza reti: sembra che da fuori il mister abbia già capito quali siano le criticità della rosa del Grifone e gli innesti più urgenti da compiere.

Shevchenko rispolvera un ottimo italiano, limita un fluente inglese ma non parla ucraino: nella sua vita ha sempre preferito il russo. In ciò dimostra signorilità e stile Genoa quando – non a caso – gli chiedono di José Mourinho, per ironia della sorte il primo avversario sulla sua strada da allenatore di club che non fu affatto benevolo al Chelsea: Didier Drogba era intoccabile, Shevchenko invece un gregario da quarantasei milioni di euro (tradito dalle ernie) arrivato in luogo di Eto’o, il sogno del portoghese avverato solo da Moratti. Accadimenti di quindici anni caduti in prescrizione assieme all’era dei grandi mecenati del calcio, uno dei quali viene citato: «Berlusconi? Non l’ho ancora sentito, in questi giorni ho parlato solo con Joshua Wander». Da lunedì prossimo, data del closing societario, anche Preziosi sarà storicizzato e un anticipo del passaggio di consegne si è visto nella disposizione dei posti a sedere in conferenza stampa: da una parte, accanto a Shevchenko, c’erano Blazquez e Wander, seppur non defilato in platea Zarbano che nella sua lunga militanza rossoblù ha officiato parecchi vari di corsi tecnici.

L’ex ct dell’Ucraina non ama perdersi nelle glorie del passato, meno ancora in perifrasi o lunghi discorsi dei quali si prodigano taluni allenatori per allenare la stampa: sembra più un allievo uscito dalla scuola zemaniana mentre scantona i numeri dei moduli che non può dare dopo un solo allenamento, peraltro condotto al centro sportivo di Pegli senza i nazionali titolari Sirigu, Vasquez, Cambiaso, Rovella e Galdames. Shevchenko e il suo vice Tassotti parlano poco ma le loro parole pesano il doppio, lo attestano le carriere: assieme formano una coppia di allenatori ben assortita per il Genoa, accattivante sotto l’aspetto mediatico internazionale e preparata sul versante tattico. «La tranquillità serve a esprimersi meglio» ha aggiunto il mister nel suo unico peccato d’inesperienza poiché su quella panchina anomala, rappresentante di un popolo passionale e di una città che vive e pulsa di calcio come solo in Sud America, si è sempre in discussione. Un errore veniale che rivela tutta l’emozione del Pallone d’Oro.

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