Genoa in crisi d’identità: attacco isolato e poca aggressività

Il Grifo deve riscoprire l'atteggiamento da "vecchio Grifo" che è presente nel dna di questa squadra

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Genoa Perin
Il Genoa entra in campo nel vuoto del Ferraris (foto Genoa cfc Tanopress)

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L’indice di pericolosità del Genoa post-covid è tremendamente basso. La squadra di Nicola appare involuta, parente alla lontana di quella creatura tosta e sfacciata che riusciva a fare risultato a Bergamo, a Milano oppure a mettere in ambasce la miglior Lazio della stagione. Le attenuanti ci sono ma sono generiche, valgono cioé per tutti: manca la spinta del pubblico, il caldo torrido, la condizione fisica non è brillante (ma in crescita, così è sembrato contro il Napoli) e l’eccezionalità del momento costringe a lavorare al buio, senza precedenti o comparazioni di sorta.

Ciò che preoccupa di questa squadra è la doppia fragilità emotiva e tattica: la prima porta a incassare sistematicamente lo svantaggio iniziale – cinque volte su cinque – mentre la seconda ha dati di campo puri. Il Genoa ha una fase difensiva meno aggressiva a causa della lunghezza tra i reparti e un baricentro eccessivamente basso che lo porta a schiacciarsi a ridosso dell’area di rigore con conseguenze micidiali. Gli attaccanti sono isolati e hanno pochissima incidenza: contro il Napoli solo Sanabria ha impegnato (una volta) Meret, tra l’altro costruendosi da solo l’occasione borseggiando il possesso a Manolas. Pinamonti, invece, ha toccato palla appena diciannove volte in 73′, come Lerager in mezz’ora. Inoltre mister Nicola deve fare i conti con l’aumento vertiginoso dei tiri concessi dentro l’area di rigore rossoblù: gli avversari, di qualsiasi pasta, ci riescono con troppa facilità. E Perin non può prodigarsi in tre miracoli a partita.

Il messaggio è chiaro: il Genoa deve riscoprire l’atteggiamento da “vecchio Grifo” da battaglia che è presente nel dna di questa squadra. Altrimenti non si sarebbe rialzata dall’ultimo posto in classifica. Nicola e ogni componente dello spogliatoio sono i primi delusi da questa crisi d’identità che imperversa da tre settimane e che deve essere risolta nel più breve tempo possibile perché in dieci giorni sono in programma quattro sfide verità. Sarà fondamentale arrivare al derby con meno sconfitte e più autostima possibile. Alla ricerca dell’identità perduta.

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