ESCLUSIVA PG, ZEYTULAEV: «Shomurodov punta moderna ma servirà pazienza»

L'ex uzbeko ricorda: «Che emozione la chiamata al Genoa di Gasperini»

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Zeytulaev Shomurodov
(frame preso da You Tube)

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L’attacco del Genoa parla uzbeko con l’innesto ufficiale di Eldor Shomurodov, il secondo calciatore della storia rossoblù provienente dal paese asiatico. Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva Ilyas Zeytulaev, apripista nel lontano 2006.

Ci può descrivere il suo paese, l’Uzbekistan, e il percorso di desovietizzazione? «È una Nazione storicamente legata all’ex Unione Sovietica. I rapporti con Mosca cambiarono a partire dal 9 settembre 1989 a seguito delle prime picconate al Muro di Berlino. Da piccolino non mi mancava niente, sono uscito di casa a dodici anni per motivi sportivi: viaggiando in Europa ho trovato molte differenze rispetto all’Uzbekistan».

Che origine ha la sua famiglia? «Mia madre era professoressa universitaria, insegnava inglese. Mio papà, invece, allenava una squadra giovanile della seconda divisione del campionato sovietico Urss. Era una competizione molto difficile, di qualità, poiché vi partecipavano non solo squadre russe ma anche ucraine, georgiane e uzbeke».

Quando si parla di calciatori dell’Uzbekistan gli italiani storcono il naso. «Sì, manca il fascino di altri Stati. A livello individuale i giocatori sono sempre stati buoni, penso a Shatskix o al due volte Pallone d’Oro asiatico Djeparov. Siamo stati sempre carenti in tattica, collettiva e individuale, per questo gli uzbeki hanno avuto difficoltà ad andare a giocare in un campionato all’avanguardia come la Serie A».

Lo sport sovietico è famoso anche per i suoi famigerati carichi pesanti di lavoro. «Sì, ma è una concezione del passato: la globalizzazione ha cambiato la professione degli allenatori e dei preparatori. Ricordo, però, i ritmi della scuola calcio che frequentavo nella nostra capitale Tashkent: primo allenamento alle 6 del mattino, poi dopo colazione suonava la campanella, secondo allenamento alle 10:30 e ultima sessione alle 16:30 con una partitella a numero ridotto. Era una metodologia di allenamento che faceva maturare in fretta i ragazzi».

Qual è il suo ricordo più bello legato al Genoa «Senza dubbio la chiamata di Gasperini. Purtroppo mi feci male all’inguine al secondo giorno d’allenamento, stetti fermo un mese e mezzo: persi il ritmo partita e andai in difficoltà psicologica. Ci tengo a mandare un saluto ai tifosi del Genoa, sebbene la mia esperienza non sia stata positiva in campo ma umanamente formativa».

Conosce il suo connazionale Shomurodov, nuovo attaccante del Grifone (maglia n.61)? «Alcuni suoi ex compagni di squadra me lo hanno descritto come un ragazzo umile e un serio lavoratore. Tecnicamente è una prima punta moderna che non sa stare solo in area di rigore a battagliare con i difensori sui palloni alti ma è capace di venire “in contro” e giocare con i compagni. Nonostante l’altezza è dotato di una buona velocità, caratteristica che lo rende capace di aggredire la profondità».

L’ambiente è un po’ scettico su Shomurodov: che consiglio vuole dargli? «La Serie A è un campionato difficile ma in evoluzione: come dimostrano Gasperini e Juric, il gioco è più fluido rispetto al passato. Sono certo che l’ex Rostov avrebbe avuto più difficoltà sette, otto anni fa. L’adattamento non sarà immediato dal punto di vista linguistico e tattico, Shomurodov non dovrà forzare i tempi anche perché può far conto su un allenatore paziente come Maran. Jelay udachi, Eldor».

RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO CONSENTITA SOLO PER ESTRATTO PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE: WWW.PIANETAGENOA1893.NET

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